La sicurezza sul lavoro: la visione di Fazzari di Fater per un impegno collettivo

La sicurezza sul lavoro: la visione di Fazzari di Fater per un impegno collettivo

La sicurezza sul lavoro: la visione di Fazzari di Fater per un impegno collettivo

Matteo Rigamonti

Gennaio 14, 2026

Roma, 14 gennaio 2026 – La sicurezza sul lavoro non è solo un insieme di regole da rispettare, ma un’abitudine da coltivare ogni giorno, coinvolgendo tutte le persone in azienda. A spiegarlo è stato ieri Antonio Fazzari, General Manager e Chief Operating Officer di Fater, in un’intervista con Adnkronos/Labitalia. Fondata nel 1992 come joint venture tra Angelini Industries e Procter & Gamble, Fater è uno dei protagonisti italiani nel settore dei prodotti per l’igiene della casa e della persona. “La sicurezza sul lavoro è una responsabilità di tutti, prima di tutto”, ha detto Fazzari.

Sicurezza sul lavoro: una cultura che si costruisce insieme

Per Fazzari, la sicurezza in azienda non può essere lasciata solo a chi ne ha la responsabilità formale. “Ci sono professionisti dedicati – ha raccontato – ma poi siamo tutti coinvolti, io per primo con il team di leadership, siamo in prima linea per la sicurezza”. L’idea è andare oltre il semplice rispetto delle norme. “Non si tratta di fare sicurezza perché ce lo chiede qualcuno da fuori, ma perché diventa un gesto naturale, qualcosa che si fa senza pensarci”.

In Fater, la sicurezza si basa su due pilastri: rispettare la legge e incoraggiare comportamenti virtuosi e spontanei tra i dipendenti. “Serve un mix: da una parte le leggi e gli investimenti, dall’altra la consapevolezza di tutti”, ha spiegato il manager.

Formazione e investimenti: le armi contro il rischio

Con sede a Pescara e stabilimenti in Italia e all’estero, l’azienda ha deciso di puntare su formazione continua e risorse mirate per ridurre i pericoli sul lavoro. Fazzari ha raccontato che negli ultimi anni sono stati rafforzati sia i corsi obbligatori sia le campagne di sensibilizzazione interna. “Non basta aggiornare le regole – ha detto – bisogna lavorare sulle persone e sulla loro consapevolezza”.

Un esempio concreto sono le campagne periodiche nei reparti: brevi incontri al mattino, cartelli aggiornati, momenti di confronto tra operai e responsabili. “Solo così – ha ammesso Fazzari – la sicurezza diventa parte della vita aziendale, non un obbligo imposto dall’alto”.

Il management in prima linea: un segnale che fa la differenza

Nel racconto di Fazzari emerge un punto chiaro: il coinvolgimento diretto dei vertici aziendali è fondamentale per dare peso alle politiche di sicurezza. “Partecipo di persona alle riunioni operative su questi temi”, ha detto. Questo, secondo lui, aiuta a far capire ai lavoratori quanto le regole siano importanti davvero.

La presenza costante dei manager durante i controlli e le attività di prevenzione è vista come uno sprone per tutti. “Quando i dipendenti vedono che anche chi sta in alto si impegna in prima persona – ha spiegato – cambia l’atteggiamento”. In azienda si vuole evitare che la sicurezza venga vista come una semplice formalità.

Norme, abitudini e responsabilità che coinvolgono tutti

Fater lavora in un settore con regole molto rigide. Dalle direttive europee ai protocolli interni, ogni fase produttiva è sotto controllo. Ma, come sottolinea Fazzari, il vero salto avviene quando queste regole diventano parte della routine. “La sicurezza deve essere qualcosa di naturale, non solo un obbligo”.

Il manager ha ricordato anche come negli ultimi anni il tema sia diventato centrale nel dialogo con sindacati e rappresentanti dei lavoratori. “La sensibilità cresce – ha osservato – e questo ci spinge a fare sempre meglio”.

Una sfida per tutto il sistema produttivo italiano

Il caso Fater riflette un trend più ampio nel mondo industriale italiano: trovare un equilibrio tra norme, investimenti e una cultura diffusa di prevenzione. Secondo i dati Inail del 2025, gli incidenti sul lavoro restano un problema soprattutto nel settore manifatturiero. Per questo, conclude Fazzari, “la responsabilità è di tutti. Solo così si possono creare ambienti di lavoro davvero sicuri”.

Un messaggio che va oltre i confini dell’azienda abruzzese e riguarda l’intero sistema produttivo del paese. Perché, come ricorda il manager, “la sicurezza non è mai un punto d’arrivo, ma un percorso che va avanti sempre”.