Napoli, 14 gennaio 2026 – Anna Siena, 36 anni, è morta il 18 gennaio 2019 all’ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli a causa di una diagnosi sbagliata che le è costata la vita. Oggi, a quasi sette anni di distanza, il giudice monocratico Filippo Potaturo ha condannato a due anni di carcere il medico che la visitò, riconoscendolo colpevole di omicidio e lesioni colpose. Una sentenza che chiude un processo doloroso e riapre il dibattito sulla gestione delle emergenze nei pronto soccorso italiani.
Errore nella diagnosi, conseguenze tragiche
La sera del 15 gennaio 2019, Anna Siena si era presentata al pronto soccorso con forti dolori addominali. Lei non lo sapeva – e nessuno dei medici se n’era accorto – ma era incinta. Si trattava di una gravidanza criptica, una condizione rara in cui la gestazione resta invisibile, spesso anche alla donna stessa, fino a fasi avanzate o addirittura al parto. Dopo una visita frettolosa, i medici le diagnosticarono una lombosciatalgia e la mandarono a casa con antidolorifici. Tre giorni dopo, Anna perse conoscenza a casa e morì poco dopo il ricovero in ospedale.
Autopsia svela le responsabilità
L’autopsia, affidata al medico legale nominato dalla procura, ha chiarito cosa è successo: la donna è morta per uno shock emorragico causato da una sindrome da coagulazione intravascolare disseminata, scatenata dalla ritenzione di un feto morto in utero. “Poteva essere salvata se fosse stata visitata bene”, ha spiegato il consulente della procura durante il processo. Nessuno dei medici quella notte ha pensato alla gravidanza né ha chiesto gli esami giusti. Un errore fatale.
La sentenza, la famiglia e la speranza
Il giudice Potaturo ha dato ragione alla procura, condannando il medico a due anni di carcere. La pena è stata sospesa, ma la sentenza segna un punto importante sulle responsabilità in situazioni simili. “Spero che questa sentenza aiuti a salvare altre vite”, ha detto l’avvocato Sergio Pisani, che difende la famiglia Siena. “Le gravidanze criptiche succedono più spesso di quanto si pensi: serve più attenzione nei pronto soccorso”. La famiglia, presente in aula, ha ascoltato in silenzio la lettura della sentenza. Solo alla fine sono arrivate lacrime e un abbraccio.
Un caso che mette in discussione la sanità
Secondo l’Associazione Italiana di Ginecologia e Ostetricia, le gravidanze criptiche rappresentano circa lo 0,1% dei casi ogni anno in Italia. Anche se rare, gli esperti avvertono che una diagnosi mancata può portare a conseguenze gravi o addirittura fatali. “Non si tratta solo di sintomi strani”, ha spiegato un medico del reparto di ginecologia del Cardarelli di Napoli, “ma di fare attenzione: davanti a dolori addominali forti in una donna in età fertile, l’ipotesi di gravidanza non va mai scartata”.
Cosa cambia per il sistema sanitario
Il caso di Anna Siena ha riacceso il confronto sulle procedure nei pronto soccorso e sulla preparazione dei medici d’urgenza. Fonti interne al Vecchio Pellegrini raccontano che, dopo la tragedia, sono stati messi in atto nuovi protocolli per capire meglio le cause dei dolori addominali nelle donne giovani. “Non possiamo permettere che succeda di nuovo”, ha detto un dirigente sanitario che ha voluto restare anonimo.
Un monito per tutti
La morte di Anna Siena resta una ferita aperta per la città e per chi ogni giorno lavora negli ospedali italiani. La sentenza di oggi non cancella il dolore della famiglia, ma mette un punto sulle responsabilità e richiama tutti – medici, istituzioni, cittadini – a prestare più attenzione. “Non vogliamo vendetta”, ha detto la madre della giovane fuori dal tribunale, “vogliamo solo che nessun’altra madre debba passare quello che abbiamo passato noi”.
