New York, 14 gennaio 2026 – Il prezzo del petrolio ha messo a segno un nuovo rialzo oggi a New York, con un aumento dell’1,46% che porta le quotazioni a quota 60,37 dollari al barile. La spinta, registrata nelle prime ore della mattinata, arriva in un clima di mercati ancora incerti, tra tensioni geopolitiche e dati economici contrastanti.
Petrolio in salita: cosa c’è dietro il rialzo
Gli operatori della Borsa Mercantile di New York (Nymex) spiegano che a spingere i prezzi è stata una serie di fattori. Da una parte, le ultime dichiarazioni dell’OPEC+ lasciano intendere che i tagli alla produzione potrebbero restare anche nel prossimo trimestre, mantenendo quindi una offerta ridotta. Dall’altra, le tensioni nel Golfo Persico, in particolare tra Iran e Arabia Saudita, hanno fatto salire la volatilità. “Il mercato cammina su una linea sottile tra la domanda globale e i rischi geopolitici”, ha detto stamattina un analista di JP Morgan, raggiunto telefonicamente.
Effetti sui mercati e sull’economia
L’aumento del prezzo del greggio si fa sentire subito nelle principali borse. A Wall Street il settore energetico ha aperto in leggero rialzo, mentre in Europa – dove il Brent si muove su valori simili – le variazioni restano contenute. I dati Bloomberg delle 10:30 ora locale mostrano un aumento del 12% nei volumi di scambio sul Nymex rispetto alla media della settimana. “Gli investitori tengono d’occhio ogni segnale che possa indicare un cambio di rotta nella politica produttiva dei grandi esportatori”, ha aggiunto un trader di Goldman Sachs.
Cosa cambia per consumatori e imprese
Un barile sopra i 60 dollari si traduce in prezzi più alti alla pompa. In Italia, secondo le stime dell’Unione Petrolifera, la benzina potrebbe aumentare di circa 2 centesimi al litro nei prossimi giorni. Le aziende che consumano molta energia, come quelle del trasporto e della logistica, guardano con preoccupazione a questa instabilità: “Ogni aumento si riflette in costi operativi più alti”, ha sottolineato il presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
Gli analisti restano cauti sulle prossime settimane. Domani il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti pubblicherà i nuovi dati sulle scorte: un calo potrebbe far salire ancora il prezzo del petrolio. “Il mercato è molto sensibile alle notizie sulle riserve americane”, ha ricordato un portavoce dell’Energy Information Administration. Intanto, l’OPEC+ si riunirà di nuovo a Vienna tra dieci giorni per valutare la domanda globale e decidere se modificare i tagli alla produzione.
Reazioni dal settore
Nel frattempo, le compagnie petrolifere seguono da vicino l’andamento dei prezzi. ExxonMobil e Chevron hanno aperto la giornata con lievi rialzi al NYSE. “Siamo pronti a muoverci in base a qualsiasi scenario”, ha detto un portavoce di Eni da San Donato Milanese. Anche i sindacati del settore energetico sono in allerta: “Chiediamo che eventuali aumenti non ricadano su lavoratori e famiglie”, ha detto il segretario generale della Filctem-Cgil.
Tensione internazionale sotto controllo, ma alta la guardia
Sul fronte internazionale, la situazione resta delicata. In Medio Oriente, la tensione tra Iran e Arabia Saudita preoccupa gli osservatori. Secondo Reuters, nelle ultime 24 ore non sono stati segnalati incidenti gravi sulle rotte petrolifere principali, ma la prudenza resta alta. In Asia, la Cina – primo importatore mondiale di greggio – ha fatto sapere tramite il ministero del Commercio che monitorerà da vicino i prezzi per evitare impatti sull’industria manifatturiera.
In sintesi, la giornata conferma quanto il mercato del petrolio sia sensibile a ogni segnale che arriva dalla geopolitica e dalla produzione. Gli occhi degli operatori restano puntati su Vienna e Washington: solo allora si capirà se la corsa dei prezzi continuerà o se arriverà una nuova frenata.
