Petrolio in ripresa: chiude a New York a 61,15 dollari

Petrolio in ripresa: chiude a New York a 61,15 dollari

Petrolio in ripresa: chiude a New York a 61,15 dollari

Giada Liguori

Gennaio 14, 2026

Milano, 14 gennaio 2026 – Le quotazioni del petrolio hanno segnato un deciso balzo ieri a New York: il prezzo del barile ha chiuso a 61,15 dollari, in rialzo del 2,77% rispetto alla seduta precedente. Il movimento, registrato nel pomeriggio di lunedì, ha subito attirato l’attenzione di operatori e analisti, che cercano di capire cosa c’è dietro e quali effetti potrà avere sull’economia mondiale.

Petrolio in rialzo: cosa sta succedendo davvero

Secondo chi segue il mercato, il salto nelle quotazioni del greggio nasce da più fattori. Da una parte, le tensioni geopolitiche in zone chiave per la produzione, soprattutto in Medio Oriente, hanno acceso il timore di possibili interruzioni nella fornitura. Dall’altra, i dati sulle scorte di petrolio negli Stati Uniti diffusi dall’Energy Information Administration (EIA) hanno mostrato un calo più ampio del previsto. Questo ha spinto gli investitori a scommettere su un ulteriore aumento dei prezzi.

“Il mercato sta reagendo a segnali che fanno pensare a una possibile stretta nell’offerta nei prossimi mesi”, ha detto ieri pomeriggio, in una breve intervista telefonica a alanews.it, un analista di una grande banca d’affari americana. “Le scorte sono scese più del previsto e la situazione internazionale resta complicata”.

Mercati e economia: gli effetti già visibili

L’aumento del prezzo del petrolio ha avuto un impatto immediato sui principali indici azionari, con il settore energetico che si è messo in luce sia a Wall Street sia in Europa. A Piazza Affari, Eni ha chiuso con un +1,8%, mentre Tenaris ha guadagnato oltre il 2%. Come spesso accade in queste situazioni, gli investitori hanno rivolto lo sguardo verso titoli legati all’energia e alle materie prime.

Non sono mancate le reazioni tra gli operatori del settore. “Ogni volta che il barile supera i 60 dollari, tornano al centro le preoccupazioni per i costi industriali e per i consumatori”, ha commentato un trader milanese specializzato in commodities. “Se questo trend continua, è probabile che si vedano ripercussioni anche sui prezzi alla pompa e sull’inflazione”.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi: tra dubbi e previsioni

Gli esperti restano cauti quando si parla del breve termine. Alcuni pensano che il rialzo possa andare avanti, soprattutto se si aggraveranno le tensioni geopolitiche o se le scorte continueranno a calare. Altri, invece, invitano a non farsi prendere dall’entusiasmo: “Il mercato del petrolio è molto volatile”, ricorda un economista della London School of Economics. “Basta poco per cambiare tutto: una parola dell’OPEC o un dato economico negativo possono ribaltare la situazione”.

Secondo le ultime stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), la domanda globale di petrolio dovrebbe restare solida anche nel primo trimestre del 2026, spinta dalla ripresa dell’industria in Asia e dal ritorno graduale alla normalità nei trasporti. Restano però molte incognite, legate all’andamento dell’economia cinese e alle decisioni delle principali banche centrali.

Italia: imprese e famiglie tengono d’occhio i prezzi

In Italia, l’aumento delle quotazioni del greggio tiene banco tra aziende energivore e associazioni di consumatori. Secondo le prime stime di Assopetroli-Assoenergia, un rialzo prolungato potrebbe tradursi in un aumento dei prezzi dei carburanti già nelle prossime settimane. “Siamo preoccupati per l’impatto sui costi di produzione”, ha detto il presidente Andrea Rossetti. “Le aziende hanno margini sempre più stretti e ogni aumento rischia di pesare ancora di più”.

Anche le famiglie potrebbero sentire il peso della situazione. Federconsumatori avverte che, se il prezzo del barile resta sopra i 60 dollari, il costo medio della benzina potrebbe salire di 3-4 centesimi al litro entro fine mese. “Stiamo seguendo da vicino l’andamento dei prezzi alla pompa”, spiega Emilio Viafora, presidente dell’associazione.

Un quadro ancora aperto

Insomma, la chiusura in rialzo delle quotazioni del petrolio a New York è un segnale da non sottovalutare, per mercati e consumatori. Gli operatori restano in attesa di nuovi dati e sviluppi geopolitici che potrebbero far oscillare ancora i prezzi nelle prossime settimane. Per ora, i 61 dollari al barile tornano a essere un punto di riferimento per chi segue il mondo dell’energia.