Roma, 14 gennaio 2026 – L’Antitrust ha deciso di aprire un’indagine conoscitiva sul ruolo della grande distribuzione organizzata (Gdo) nella filiera agroalimentare. La mossa arriva dopo aver notato una forte differenza tra l’inflazione generale e quella dei prodotti alimentari negli ultimi anni. I dati dell’Autorità mostrano che, tra ottobre 2021 e ottobre 2025, i prezzi dei generi alimentari sono saliti del 24,9%, quasi otto punti in più rispetto all’indice generale dei prezzi al consumo, che nello stesso periodo si è fermato al 17,3%. Un divario che, secondo l’Antitrust, richiede una seria riflessione sul peso contrattuale che le grandi catene hanno rispetto ad agricoltori e fornitori.
Prezzi alle stelle: il nodo della filiera agroalimentare
L’attenzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato si concentra sul momento in cui distributori e fornitori si accordano, definito “un passaggio chiave” per capire come vengono fissati i prezzi e quanto guadagnano davvero i produttori agricoli. Nella nota dell’Antitrust si legge che “la gestione degli acquisti, la vendita di servizi ai fornitori, così come la scelta e il posizionamento dei prodotti a marchio del distributore, sono leve importanti che influenzano direttamente il prezzo finale”.
L’Autorità spiega che questo squilibrio crescente tra agricoltori e grandi catene rischia di mettere in difficoltà la redditività di chi produce. Un tema che ha acceso il dibattito negli ultimi mesi tra associazioni di categoria e operatori del settore. “Gli agricoltori si trovano spesso in difficoltà quando trattano con le grandi catene”, ha detto un portavoce di Coldiretti, sottolineando come “i margini per i produttori si siano ridotti sempre di più”.
Private Label e trade spending sotto la lente
L’Antitrust vuole anche capire meglio il ruolo delle Private Label, cioè i prodotti a marchio del distributore, che negli ultimi anni hanno conquistato sempre più spazio sugli scaffali dei supermercati. Secondo NielsenIQ, nel 2025 la quota di mercato delle Private Label ha superato il 30%, arrivando quasi al 40% in alcune zone del Nord Italia.
Un altro punto sotto osservazione riguarda i costi che le catene chiedono ai fornitori per vari servizi: dall’inserimento dei prodotti negli assortimenti, al loro posizionamento privilegiato sugli scaffali, fino alle promozioni e ai lanci di nuovi articoli. Sono pratiche chiamate trade spending, che secondo alcune associazioni di produttori pesano soprattutto sui piccoli fornitori. “Le condizioni imposte dalla Gdo sono spesso molto pesanti”, ha raccontato un imprenditore caseario della Lombardia, “e non sempre si riesce a far pagare questi costi al consumatore finale”.
Le aggregazioni della Gdo e il potere negoziale
Nel mirino dell’indagine finiscono anche le diverse forme di aggregazione che le catene della Gdo adottano: cooperative, centrali d’acquisto e supercentrali. Questi gruppi permettono ai grandi della distribuzione di rafforzare il loro potere nei confronti dei fornitori, ma – avverte l’Antitrust – potrebbero anche creare problemi alla concorrenza e ridurre la trasparenza del mercato.
“Vogliamo capire se queste aggregazioni servano davvero a migliorare l’efficienza o se invece creino squilibri che danneggiano tutta la filiera”, ha spiegato un funzionario dell’Autorità. L’obiettivo è garantire un equilibrio tra i diritti dei consumatori, la sopravvivenza delle imprese agricole e una concorrenza leale tra gli operatori.
Contributi entro fine gennaio
L’Antitrust ha invitato tutti gli interessati – dalle associazioni di categoria ai singoli operatori – a inviare contributi e osservazioni entro il 31 gennaio. Solo dopo aver raccolto tutte le informazioni deciderà se prendere provvedimenti o lanciare raccomandazioni.
Nel frattempo, la questione resta calda anche in politica. Nei corridoi del Ministero dell’Agricoltura si parla di rafforzare le tutele per i piccoli produttori e di rendere più chiara la formazione dei prezzi. “Serve un equilibrio che metta d’accordo chi produce e chi compra”, ha confidato un dirigente ministeriale. Ma la strada è ancora lunga: lo scontro tra Gdo e fornitori si gioca ogni giorno, tra negoziazioni, contratti e prezzi da trattare, nei magazzini e nei campi.
