Rinnovabili: il 47,5% dei consumi elettrici in Ue nel 2024

Rinnovabili: il 47,5% dei consumi elettrici in Ue nel 2024

Rinnovabili: il 47,5% dei consumi elettrici in Ue nel 2024

Giada Liguori

Gennaio 14, 2026

Bruxelles, 14 gennaio 2026 – Nel 2024, le fonti rinnovabili hanno coperto il 47,5% del consumo lordo di elettricità nell’Unione Europea, segnando un passo avanti importante nella transizione energetica del Vecchio Continente. A comunicarlo oggi è Eurostat, che registra un aumento di 2,1 punti percentuali rispetto al 2023. Per fare un confronto: nel 2004 la quota era solo del 15,9%. Quasi 30 punti in più in vent’anni, un balzo che, secondo gli esperti europei, riflette sia le politiche comunitarie sia lo sforzo concreto degli Stati membri negli ultimi anni.

Austria e Svezia in testa alla classifica europea

A dominare la scena delle rinnovabili è ancora l’Austria, dove il 90,1% dell’elettricità consumata arriva da fonti pulite, soprattutto dall’idroelettrico. Dietro c’è la Svezia con l’88,1%, grazie a un mix di energia idroelettrica ed eolica. La Danimarca si conferma terza con il 79,7%, spinta principalmente dall’eolico. “Il nostro obiettivo è la completa decarbonizzazione entro il 2030”, ha detto ieri il ministro dell’Energia danese, Lars Aagaard, commentando i dati di Eurostat.

Italia sopra la media Ue, ma lontana dai leader

In Europa, l’Italia arriva al 40%. Un dato che supera la media europea, ma resta lontano dai Paesi più avanzati. Secondo Eurostat, la crescita italiana è stata costante nell’ultimo decennio, ma frenata da burocrazia e lentezza nelle autorizzazioni per nuovi impianti. “Serve uno sforzo in più per semplificare le procedure e attirare investimenti”, ha ammesso il sottosegretario alla Transizione ecologica, Vannia Gava, durante un convegno a Roma lo scorso dicembre.

Portogallo, Spagna e Germania oltre il 50%

Altri Paesi hanno superato la soglia simbolica del 50%. Il Portogallo guida con il 65,8%, seguito da Spagna (59,7%), Croazia (58%), Lettonia (55,5%), Finlandia (54,3%), Germania (54,1%), Grecia (51,2%) e Paesi Bassi (50,5%). In queste nazioni, la crescita delle rinnovabili è stata spinta da investimenti pubblici e privati e da una rete elettrica più integrata. “Abbiamo puntato molto sull’eolico offshore”, ha spiegato la ministra spagnola Teresa Ribera in un’intervista a El País.

Malta e Repubblica Ceca fanalino di coda

Non mancano però le eccezioni. In fondo alla classifica ci sono Malta (10,7%), la Repubblica Ceca (17,9%) e il Lussemburgo (20,5%). Anche Ungheria, Cipro e Slovacchia restano sotto il 25%. Secondo Eurostat, pesano sia limiti geografici sia una minore disponibilità di risorse naturali. “Siamo consapevoli del ritardo – ha ammesso il ministro ceco dell’Industria, Jozef Síkela – ma stiamo lavorando per recuperare terreno nei prossimi anni”.

Un trend in crescita costante dal 2004

Guardando al passato, la crescita delle rinnovabili in Europa è netta: dal 15,9% del 2004 al 28,6% del 2014, fino al 47,5% di oggi. Un andamento che, secondo gli esperti, potrebbe accelerare ancora grazie ai fondi del Next Generation EU e agli obiettivi climatici fissati dalla Commissione europea. “Il Green Deal europeo sta dando i suoi frutti”, ha sottolineato Frans Timmermans in una recente audizione a Bruxelles.

Le sfide ancora aperte della transizione energetica

Nonostante i progressi, restano però delle sfide. La variabilità delle fonti rinnovabili e la necessità di migliorare le infrastrutture di accumulo pesano ancora su molti Stati membri. “La transizione non è solo una questione tecnologica – ha ricordato il direttore di Eurostat, Mariana Kotzeva – serve anche un cambiamento culturale e sociale”. Solo così, forse, l’Europa potrà davvero avvicinarsi all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.