Rivoluzione verde: oltre 16mila siti in Italia stanno per rinascere

Rivoluzione verde: oltre 16mila siti in Italia stanno per rinascere

Rivoluzione verde: oltre 16mila siti in Italia stanno per rinascere

Giada Liguori

Gennaio 14, 2026

Milano, 14 gennaio 2026 – In Italia sono oltre 16mila i siti regionali sotto processo di bonifica ambientale, mentre più di 22mila interventi sono già stati portati a termine. È quanto emerge dal IV Rapporto sulle bonifiche dei siti regionali, pubblicato oggi dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Il documento, aggiornato al 1° gennaio 2024, fa il punto sulla situazione nazionale grazie ai dati raccolti da Snpa, Regioni e Province Autonome nella banca dati “Mosaico”.

Lombardia guida la classifica delle bonifiche attive

Il rapporto evidenzia che il 28% dei procedimenti di bonifica in corso si concentra in Lombardia, seguita a distanza da Piemonte (12%) e Toscana (11%). Numeri che riflettono la storica presenza industriale di queste regioni e la complessità degli interventi necessari. “La Lombardia è la regione con più siti da risanare, un fatto che richiede la massima attenzione”, ha spiegato un funzionario regionale, ricordando che molte aree coinvolte sono ex stabilimenti produttivi ormai dismessi.

Quasi metà dei Comuni coinvolti

Le bonifiche interessano direttamente il 46% dei Comuni italiani: sono 3.619 le amministrazioni che, al 1° gennaio 2024, hanno almeno un procedimento aperto. Ogni anno si aprono in media circa 1.190 nuove bonifiche in tutta Italia. Per Ispra, questo numero è la prova sia del lavoro di controllo svolto sia della presenza di problemi ancora da risolvere.

Siti orfani e fondi del Pnrr

Un capitolo a parte è quello dei cosiddetti siti orfani: sono 484 in tutta Italia, di cui 225 hanno ottenuto finanziamenti e 55 hanno già concluso la bonifica. Si tratta di aree per le quali “nessuno ha rispettato gli obblighi previsti dalla legge”, spiega Ispra. Spesso sono siti storici, abbandonati da decenni, che solo recentemente hanno visto muoversi la macchina pubblica grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Non sempre serve intervenire

Non tutti i procedimenti aperti sfociano in un intervento vero e proprio. “Aprire un procedimento non significa automaticamente che serva una bonifica”, precisa Ispra. Solo dopo i controlli tecnici si decide se è necessario agire. In realtà, il 70% dei casi si chiude senza bisogno di bonifica o messa in sicurezza. Solo nel 30% degli interventi si rende indispensabile un’azione concreta.

Migliaia di cantieri ancora aperti

Al 1° gennaio 2024 risultano 3.243 procedimenti in corso d’opera, con 2.601 cantieri attivi e altri 642 lavori finiti ma non ancora certificati. Proprio la certificazione finale è spesso uno dei passaggi più lunghi e complicati. “La fase conclusiva richiede tempi tecnici e burocratici non brevi”, ha ammesso un tecnico della Regione Piemonte.

Una situazione in continuo cambiamento

Il quadro disegnato dal rapporto Ispra mostra un’Italia ancora alle prese con i segni dell’inquinamento industriale passato. Ma gli esperti segnalano anche segnali positivi: la crescita delle bonifiche concluse e l’arrivo dei fondi Pnrr dimostrano un’attenzione istituzionale più forte.

Secondo le stime di alanews.it, la vera sfida resta accelerare i tempi e far tornare questi territori a nuova vita. “Solo così potremo parlare di una svolta vera”, ha confidato un funzionario del Ministero dell’Ambiente. Nel frattempo, la mappa delle bonifiche italiane continua a evolversi: tra ferite vecchie e nuovi progetti, il lavoro è ancora tanto.