Santoro (Inps): come affrontare il calo demografico con occupazione e formazione

Santoro (Inps): come affrontare il calo demografico con occupazione e formazione

Santoro (Inps): come affrontare il calo demografico con occupazione e formazione

Matteo Rigamonti

Gennaio 14, 2026

Roma, 14 gennaio 2026 – Questa mattina a Palazzo Wedekind, nel cuore di Roma, si è svolto il convegno “Work shortage e sfida demografica: verso un nuovo paradigma del lavoro”. Sul palco, il direttore centrale studi e ricerche Inps, Gianfranco Santoro, ha lanciato un messaggio chiaro e urgente: “Dobbiamo attivare al massimo chi oggi resta ai margini del mercato del lavoro”. Un appello che arriva in un momento delicatissimo per il nostro Paese, chiamato a fare i conti con un futuro che, secondo le ultime stime di Istat ed Eurostat, potrebbe vedere una perdita di oltre 4 milioni di lavoratori nei prossimi dieci anni. Un dato che, se confermato, peserà sull’Italia fino al 2050.

Italia in crisi: numeri e urgenze di una sfida demografica

Al centro del dibattito, promosso da Federmanager e dall’Associazione allievi Sna, c’è stata la questione della transizione demografica. Santoro, di fronte a un pubblico formato da esperti e rappresentanti istituzionali, ha spiegato come la situazione italiana sia “più grave rispetto ad altri paesi europei”. Il motivo? Un “calo precoce della natalità” e un “aumento della speranza di vita” che rendono l’invecchiamento della popolazione più marcato rispetto alla media Ue. Un fenomeno che, pur riguardando tutti i paesi industrializzati, qui da noi assume contorni più pressanti.

I dati illustrati mostrano che il tasso di partecipazione al lavoro in Italia resta sotto la media europea. Preoccupa soprattutto il numero di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione – i cosiddetti Neet. “Ci sono margini concreti su cui intervenire”, ha detto Santoro, indicando nella formazione, nel miglior equilibrio tra vita privata e lavoro e nelle politiche di inclusione le leve da usare subito.

Donne e giovani, le priorità per far ripartire il lavoro

Tra le priorità messe in luce dal direttore Inps spicca l’aumento dell’occupazione femminile. Un tema noto, ma che torna al centro della scena guardando ai numeri più recenti: Eurostat dice che in Italia lavora solo il 52% delle donne, contro una media europea che supera il 65%. “Solo se coinvolgiamo di più donne e giovani potremo reggere il sistema previdenziale”, ha sottolineato Santoro, riferendosi all’equilibrio dei conti pubblici. Un equilibrio messo a dura prova dallo sbilanciamento tra chi lavora e chi va in pensione.

Durante la mattinata sono emersi anche altri dati allarmanti: nel 2025, dice Istat, la popolazione italiana in età lavorativa (15-64 anni) scenderà sotto i 36 milioni. Nel frattempo, gli over 65 supereranno i 14 milioni. “La sfida è doppia – ha commentato un dirigente Federmanager presente –: dobbiamo attrarre nuovi lavoratori e tenere stretti quelli che già abbiamo”.

Formazione e inclusione, le armi per il domani

Il confronto si è concentrato sulle soluzioni possibili. Santoro ha messo l’accento sulla formazione continua, soprattutto per quei giovani a rischio esclusione dal mondo del lavoro. “Ci sono troppi ragazzi che non studiano, non si formano e non lavorano. Serve un cambio di passo”, ha detto con fermezza. Oltre alla formazione, la conciliazione tra tempi di vita e lavoro è stata indicata come chiave per coinvolgere di più le donne.

Le politiche di inclusione sociale sono state definite un altro punto fondamentale. “Solo così potremo sostenere il mercato del lavoro e l’equilibrio del sistema previdenziale”, ha concluso Santoro. Un equilibrio che, dicono gli esperti, sarà decisivo per la tenuta dei conti pubblici nei prossimi decenni.

Il lavoro italiano deve cambiare: la sfida è aperta

L’iniziativa di Federmanager e dell’associazione allievi Sna nasce dalla consapevolezza che il mondo del lavoro italiano deve adattarsi in fretta. Meno giovani, più anziani: la sfida demografica impone una revisione delle politiche attive e un’attenzione più forte all’inclusione. Solo così si potrà provare a fermare una tendenza che oggi sembra inarrestabile.

“Non possiamo più perdere tempo”, ha detto a margine un funzionario del Ministero del Lavoro. Il rischio, secondo molti presenti, è arrivare impreparati davanti a un cambiamento già in corso. Eppure, tra numeri, proposte e qualche preoccupazione, resta la sensazione che la partita sia ancora tutta da giocare.