Milano, 14 gennaio 2026 – Un gruppo di astronomi sparsi tra Italia, Canada e Stati Uniti ha dato l’annuncio: hanno scoperto Cloud-9, un oggetto misterioso a circa 14 milioni di anni luce dalla Terra, senza nemmeno una stella al suo interno e fatto quasi tutto di materia oscura. La notizia, pubblicata su The Astrophysical Journal Letters, arriva dal team guidato da Alejandro Benitez-Llambay, fisico dell’Università di Milano-Bicocca. Questa è la prima volta che si trova con certezza quello che la teoria cosmologica chiama Relhic, una vera e propria “galassia fantasma”.
Cloud-9, la galassia fantasma che non brilla
Cloud-9 è lì, vicino alla galassia a spirale M94, in una zona dello spazio dove nessuno si era mai imbattuto in qualcosa del genere. Gli scienziati hanno puntato il telescopio spaziale Hubble sull’oggetto per otto orbite di fila – quasi 13 ore di osservazione – per cercare anche solo un barlume di luce stellare. “Abbiamo avuto la conferma che, pur avendo massa e gas, Cloud-9 non è una galassia vera e propria”, ha spiegato Benitez-Llambay. Il dettaglio più sorprendente? In un’area che si estende per oltre 4.500 anni luce non c’è una singola stella.
Secondo la teoria cosmologica, oggetti come questo sono abbastanza grandi da trattenere un po’ di gas, ma non abbastanza densi da far scattare la formazione di stelle. Il risultato è una specie di “galassia fallita”: un alone di materia oscura e gas che non emette luce.
Dalla Cina al New Mexico: la lunga caccia a Cloud-9
La prima traccia risale al 2023, quando il radiotelescopio cinese FAST, uno dei più grandi al mondo con i suoi 500 metri di diametro, ha individuato una strana nube di idrogeno neutro. Da quel momento è iniziata una vera e propria caccia. “Dopo il rilevamento iniziale – racconta Benitez-Llambay – abbiamo osservato l’oggetto con il potente radiotelescopio Karl G. Jansky Very Large Array (VLA) in New Mexico”. Solo unendo i dati raccolti con strumenti diversi hanno potuto escludere la presenza di stelle e confermare che si trattava di qualcosa di unico.
Le osservazioni con Hubble hanno poi scartato definitivamente la presenza di qualsiasi fonte luminosa dentro la nube. Per gli autori dello studio, questa è la prova più solida mai ottenuta dell’esistenza dei Relhic, previsti dalla teoria cosmologica.
Cosa cambia per la cosmologia
La scoperta di Cloud-9 apre una nuova strada nella comprensione della materia oscura e di come si formano le galassie. “Questo oggetto ci mostra che esistono strutture cosmiche che non hanno mai formato stelle e sono rimaste invisibili fino a oggi”, spiega Benitez-Llambay. È una conferma importante per quei modelli teorici che prevedevano aloni gassosi rimasti “incompiuti” dopo l’epoca della reionizzazione.
Gli scienziati pensano che potrebbero esserci molte altre “galassie fantasma” come Cloud-9, nascoste nell’universo vicino ma difficilissime da scovare senza strumenti molto precisi. “Adesso sappiamo cosa cercare”, confida uno dei ricercatori canadesi. La vera sfida sarà distinguere questi oggetti dal rumore di fondo dello spazio e capire se sono solo una fase transitoria o una categoria stabile di strutture galattiche.
Un passo avanti nel mistero dell’universo oscuro
Per la comunità scientifica, trovare un Relhic è un salto avanti nella mappa delle parti oscure dell’universo. “È come scoprire un’isola sommersa in un oceano nero”, commenta un ricercatore statunitense coinvolto. Ma restano ancora molte domande: da dove vengono esattamente questi oggetti, quanto sono diffusi e che ruolo hanno avuto nell’evoluzione delle galassie visibili.
Il prossimo passo sarà allargare la ricerca, usando nuovi telescopi e tecniche di osservazione più fini. Per ora, Cloud-9 resta un enigma affascinante: una nube silenziosa che custodisce i segreti della materia oscura e della storia del cosmo.
