Messina, 14 gennaio 2026 – Quattro imprenditori agricoli della provincia di Messina sono finiti nel mirino di un’inchiesta per presunta truffa aggravata ai danni dello Stato. Questa mattina i carabinieri del reparto tutela agroalimentare di Messina hanno eseguito un sequestro da 454.493,66 euro, tra disponibilità finanziarie e 203 titoli di pagamento. Il provvedimento, deciso dal gip di Catania su richiesta della Procura Europea, riguarda la gestione irregolare di contributi pubblici erogati dall’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea).
Come sarebbe stata messa in piedi la frode
Dalle indagini emerge che i quattro imprenditori avrebbero dichiarato, nelle richieste di pagamento legate alla Politica Agricola Comune (Pac), di aver fatto pascolare il bestiame su terreni esterni alle loro aziende. In sostanza, avrebbero attestato la movimentazione degli animali su superfici diverse da quelle aziendali per ottenere i contributi previsti per questa attività.
Ma, come spiegano fonti vicine all’inchiesta, non avrebbero mai attivato il cosiddetto “codice pascolo”, un passaggio fondamentale per chi vuole far muovere gli animali su terreni agricoli. Senza questo codice, saltano i controlli veterinari sulla presenza e il movimento degli animali. “Attivare il codice avrebbe significato sottoporsi ai controlli sanitari dell’Asp,” chiarisce un investigatore, “ma così hanno aggirato l’ostacolo”.
Il sequestro e i controlli scattati all’alba
Il sequestro, eseguito “per equivalente”, riguarda sia le somme già incassate sia i titoli di pagamento ancora in corso. L’operazione si è svolta tra Messina e i comuni limitrofi, con i militari al lavoro fin dalle prime ore del mattino. I carabinieri hanno notificato il decreto agli indagati e bloccato i fondi presso diverse banche.
La Procura Europea, che segue i reati legati ai fondi comunitari, ha trovato elementi seri per procedere. “L’obiettivo è proteggere le risorse pubbliche e far sì che i contributi vadano a chi li merita davvero,” ha spiegato una fonte giudiziaria. Al momento, nessun commento ufficiale dai legali degli indagati.
Agea e il controllo sui fondi agricoli
L’Agea, l’ente nazionale che gestisce i pagamenti della Pac in Italia, si trova spesso a dover fare i conti con tentativi di truffa legati alle dichiarazioni sulle superfici agricole e le attività svolte. In questo caso, la mancata attivazione del codice pascolo ha permesso agli imprenditori di evitare i controlli incrociati tra banche dati agricole e veterinari.
In una nota diffusa lo scorso anno, l’Agea sottolineava come “la collaborazione tra enti di controllo e forze dell’ordine sia fondamentale per fermare le irregolarità nell’erogazione dei fondi europei”. Il sistema dei codici pascolo serve proprio per tracciare gli spostamenti degli animali e garantire trasparenza nell’accesso ai contributi.
Le reazioni dal territorio
Tra le campagne di Messina e Barcellona Pozzo di Gotto la notizia del sequestro si è sparsa in fretta. Alcuni allevatori locali hanno mostrato preoccupazione per l’immagine del settore: “Chi sbaglia deve pagare, ma non siamo tutti uguali,” dice un imprenditore della zona. Altri chiedono controlli più serrati: “Le regole ci sono, basta rispettarle”.
L’inchiesta è ancora nella fase preliminare. Gli indagati possono presentare memorie difensive o chiedere di essere ascoltati dal giudice. Intanto, i fondi restano bloccati in attesa di sviluppi.
Un settore sotto la lente
L’agricoltura siciliana, già segnata da problemi strutturali e dalla concorrenza estera, si trova ancora sotto la lente per l’uso dei fondi pubblici. Secondo dati Agea, nel 2025 in Sicilia sono stati erogati oltre 400 milioni di euro in contributi Pac. Una cifra importante che, come dimostra questo caso, richiede controlli severi e trasparenza.
Nei prossimi mesi si capirà se le accuse reggeranno davanti al tribunale. Intanto la vicenda riapre il dibattito sulla gestione dei fondi europei in agricoltura e sulla necessità di rafforzare i controlli per proteggere chi lavora onestamente e la collettività.
