Sfide demografiche e carenza di lavoro: il dibattito di Palazzo Wedekind

Sfide demografiche e carenza di lavoro: il dibattito di Palazzo Wedekind

Sfide demografiche e carenza di lavoro: il dibattito di Palazzo Wedekind

Matteo Rigamonti

Gennaio 14, 2026

Roma, 14 gennaio 2026 – L’inverno demografico e la carenza di lavoratori sono stati al centro del convegno “Work shortage e sfida demografica: verso un nuovo paradigma del lavoro”, che si è tenuto oggi a Palazzo Wedekind. L’evento, promosso dall’Associazione Allievi Sna e da Federmanager, ha visto riuniti esperti, rappresentanti istituzionali e manager chiamati a confrontarsi sulle conseguenze del calo della popolazione attiva. Un fenomeno che già pesa sulla produttività nazionale e sulla tenuta del sistema di welfare.

Italia che invecchia: la sfida per la produttività

Il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, ha aperto la giornata con un saluto istituzionale, lasciando poi la parola ad Alessandro Romano, presidente dell’Associazione Allievi Sna. “Dobbiamo fare i conti con cambiamenti profondi”, ha detto Romano, “perché la tenuta del mercato del lavoro e del sistema pensionistico è appesa a un filo”. Il dibattito, coordinato dal giornalista Salvatore Santangelo, si è subito concentrato sui numeri. Secondo le ultime previsioni Istat, entro il 2050 l’Italia potrebbe perdere oltre 5 milioni di persone in età lavorativa. Un allarme che riguarda non solo le istituzioni, ma anche le imprese.

Andrea Brandolini, dirigente della Banca d’Italia, ha spiegato come la riduzione della forza lavoro stia già frenando la crescita economica. “Non possiamo più puntare solo sull’aumento degli occupati per crescere”, ha detto Brandolini. “Serve un salto di qualità nell’organizzazione e nell’innovazione”.

Le risposte a breve e lungo termine

Valeria Vittimberga, direttore generale Inps, ha tracciato alcune possibili strade. “Nel breve e medio periodo”, ha detto, “è fondamentale far entrare più persone nel mondo del lavoro, puntando su giovani, donne e disoccupati. Solo così possiamo sostenere l’occupazione e mantenere stabile il sistema pensionistico”. Ma non è tutto: “Nel lungo termine – ha aggiunto Vittimberga – dobbiamo investire su produttività, qualità organizzativa e innovazione per tenere il passo con il resto del mondo”.

Il tema della partecipazione femminile e giovanile è tornato spesso. Gianfranco Santoro, direttore Dc studi Inps, ha evidenziato il potenziale ancora non sfruttato di chi è ai margini del mercato del lavoro. “Le politiche attive devono favorire l’ingresso di donne e giovani”, ha detto Santoro, “altrimenti rischiamo di sprecare risorse importanti”.

Fiscalità e formazione, leve per il futuro

Valter Quercioli, presidente Federmanager, ha definito il convegno “un momento chiave per ripensare il lavoro in un Paese che cambia”. Per Quercioli serve una fiscalità nuova, capace di sostenere il welfare anche con meno lavoratori. “Non possiamo più permetterci un sistema fiscale che mette in difficoltà chi lavora o assume”, ha sottolineato.

Francesco Verbaro, presidente FormaTemp, ha puntato l’attenzione sulle nuove generazioni. “Dobbiamo valorizzare il capitale umano”, ha spiegato, “e offrire formazione continua, soprattutto a chi rischia di rimanere indietro. Solo così affronteremo la transizione demografica senza lasciare nessuno fuori”.

Un nuovo modello per il lavoro in Italia

Il filo rosso della giornata è stata la questione della sostenibilità a lungo termine. Renato Loiero, consigliere del Presidente del Consiglio, ha ricordato come la sfida demografica imponga un cambio di passo nelle politiche pubbliche. “Non si tratta solo di numeri”, ha detto Loiero a margine del convegno, “ma di garantire coesione sociale e opportunità per tutti”.

Durante il dibattito non sono mancati momenti di confronto acceso. Alcuni relatori hanno sottolineato la necessità di attrarre lavoratori stranieri per compensare la perdita di popolazione attiva; altri hanno puntato tutto sull’innovazione tecnologica come chiave principale.

Alla fine, un messaggio chiaro: senza interventi rapidi su produttività, formazione e inclusione, l’Italia rischia di diventare un Paese meno competitivo e più fragile. Un tema che – come ricordato da più voci – riguarda non solo le istituzioni, ma tutta la società.