Trieste, 14 gennaio 2026 – Il sistema portuale dell’Adriatico Orientale chiude il 2025 con un bilancio che, tra luci e ombre, conferma il suo ruolo di snodo strategico per l’Europa centro-orientale. In un anno segnato da tensioni geopolitiche e volatilità nei traffici globali, i porti di Trieste e Monfalcone hanno movimentato oltre 64 milioni di tonnellate di merci, con una leggera crescita a Trieste (+0,7%), ma registrando un netto calo nel traffico container. Il dato, diffuso oggi dall’Autorità portuale, arriva mentre il settore marittimo internazionale affronta cambiamenti profondi.
Il porto cresce, ma i container calano
Nel dettaglio, il porto di Trieste ha chiuso l’anno con 60 milioni di tonnellate movimentate, mentre Monfalcone ha raggiunto i 4 milioni restanti. Un risultato che, secondo gli operatori locali, dimostra la forza del settore nonostante le incertezze globali. Tuttavia, il traffico container ha subito un calo pesante: solo 681.733 TEU, con una diminuzione del 19% rispetto al 2024. Un campanello d’allarme, visto il ruolo centrale della logistica containerizzata nei commerci europei.
L’addio all’alleanza 2M cambia gli equilibri
Il crollo dei container si è fatto sentire soprattutto nella seconda metà dell’anno. L’Autorità portuale spiega che il motivo principale è la fine dell’alleanza 2M tra i colossi MSC e Maersk. Da metà anno, Maersk ha spostato parte delle sue attività verso il proprio terminal di Rijeka (Fiume), in Croazia. Questo ha tagliato di netto i volumi di transhipment – ovvero il passaggio di container da una nave all’altra – che si sono più che dimezzati, fermandosi a 144.803 TEU, con un -52,81%.
Hinterland solido, cresce il trasporto su rotaia
Nonostante il calo complessivo, i traffici diretti verso l’hinterland europeo sono rimasti stabili: 536.930 TEU, con un leggero aumento dello 0,3%. Dentro questo dato, i container pieni sono saliti a 405.015, in crescita del 4,9%. Per il neo presidente dell’Autorità portuale, Marco Consalvo, questo conferma che Trieste resta un “porto gateway”, che punta ai flussi reali di import-export, non solo al trasbordo fine a sé stesso. Insomma, meno movimentazioni di passaggio e più traffico legato all’economia produttiva.
In parallelo, è aumentato anche il numero dei treni movimentati nel sistema portuale, arrivati a quota 11.600 nel 2025, con un +3,8%. Un segnale chiaro della forza di Trieste e Monfalcone come snodi intermodali, capaci di collegare mare e ferrovia su scala europea.
“Una selezione più mirata dei traffici”
“La riduzione dei container – spiega Consalvo – deriva soprattutto dal forte calo del transhipment, che si è quasi dimezzato. Ma il traffico verso i mercati europei resta stabile, e i container pieni sono in crescita”. Per il presidente, il calo dei TEU “non vuol dire perdita di competitività, ma piuttosto una selezione più attenta e di qualità dei traffici”, con merci che hanno più legame con l’economia reale.
Questa lettura è condivisa anche dagli operatori. “Il porto si sta adattando ai nuovi equilibri della logistica mondiale”, racconta un responsabile di terminal incontrato ieri mattina sulle banchine di Trieste. “La concorrenza di Rijeka si sente, certo. Però noi restiamo forti grazie al collegamento diretto con i mercati produttivi”.
Tra sfide e strategie per il 2026
Guardando avanti, l’Autorità portuale sottolinea l’urgenza di investire in infrastrutture e servizi per rafforzare il ruolo di piattaforma energetica e logistica dell’Europa centro-orientale. “La volatilità dei traffici – ammette Consalvo – ci costringe a scelte rapide e precise”. Intanto, i numeri del 2025 confermano che Trieste e Monfalcone restano punti fermi nella mappa dei trasporti europei, pur dovendo fronteggiare una concorrenza sempre più agguerrita e scenari globali in continua evoluzione.
