Milano, 14 gennaio 2026 – Nia DaCosta torna a scuotere il cinema internazionale con “28 anni dopo – Il tempio delle ossa”, in arrivo nelle sale italiane dal 15 gennaio grazie a Eagle Pictures. La regista americana, già conosciuta per il suo passaggio fluido tra produzioni indipendenti e grandi film, è stata scelta da Danny Boyle per dirigere il secondo capitolo della nuova trilogia horror-thriller ambientata in una Gran Bretagna post-apocalittica. Un compito che, come ha raccontato la stessa DaCosta in una recente intervista, “chiede coraggio e un pizzico di follia”.
“28 anni dopo”: l’incubo torna più feroce che mai
Il film riprende le fila di 28 giorni dopo (2002), cult di Boyle e dello sceneggiatore Alex Garland, che aveva già mostrato una Londra dilaniata da un virus capace di trasformare le persone in infetti violenti e cannibali. Dopo il sequel del 2007, 28 settimane dopo, diretto da Juan Carlos Fresnadillo, la saga aveva preso strade diverse. Ora Boyle e Garland hanno deciso di tornare alle radici, lasciando da parte le deviazioni e rilanciando con nuovi personaggi e qualche volto noto.
Questa nuova trilogia, iniziata l’anno scorso con 28 anni dopo (2025), racconta una società allo sbando, dove la lotta per sopravvivere si mescola a fanatismi e derive religiose estreme. “Non abbiamo paura di osare”, ha detto DaCosta. “Perché oggi dobbiamo guardare dritto negli occhi i mostri che abbiamo creato”.
Sette, follia e lotta per la vita: i protagonisti al centro
Al centro della storia c’è l’adolescente Spike (Alfie Williams), che dopo una prova sanguinosa è costretto a unirsi ai Jimmys. Questo gruppo prende il nome dal suo leader, il carismatico e inquietante Sir lord Jimmy Crystal (Jack O’Connell), sopravvissuto da bambino a una strage familiare. Ora è una figura dispotica, che si presenta come il “figlio” di un’entità sacra o demoniaca. I suoi seguaci, vestiti secondo un rigido codice estetico, lo seguono senza discutere, come in una vera e propria setta.
I Jimmys non fanno differenze tra infetti e sani: chi non si piega finisce vittima di riti sanguinosi. Una scena, in particolare, – raccontano i primi spettatori – sfiora il torture porn, lasciando il pubblico diviso tra disgusto e attrazione. “Volevamo mostrare quanto sia sottile il confine tra fede e follia”, ha spiegato DaCosta alla presentazione milanese.
Il dottor Kelson e la fragile speranza di un antidoto
In un’altra parte della città distrutta, torna il dottor Kelson (Ralph Fiennes), già protagonista nel primo capitolo della nuova trilogia. Kelson, medico segnato dalla pandemia, ha deciso di onorare le vittime costruendo totem di ossa e teschi: immagini forti, quasi rituali, che richiamano tanto il sacro quanto il demoniaco. Stavolta però si spinge oltre. Vuole provare un antidoto sul più pericoloso degli infetti, l’alpha Samson (Chi Lewis-Parry).
La lotta tra scienza e superstizione attraversa tutto il film. “Non sappiamo se la redenzione sia possibile”, ha detto Fiennes durante la conferenza stampa a Londra. “Ma è proprio nei momenti più bui che l’uomo cerca una via d’uscita”.
Un film che divide, provoca e non lascia scampo
“28 anni dopo – Il tempio delle ossa” non risparmia nulla: onnipotenza, fanatismo religioso spinto fino alla violenza cieca, immagini che oscillano tra sacro e profano. Eppure, tra le pieghe della storia, si intravede anche un barlume di speranza. La regia di DaCosta alterna momenti di humour nero a scene di tensione pura, senza mai perdere il filo.
Il cast – oltre a Fiennes e O’Connell, anche Erin Kellyman e Chi Lewis-Parry – offre prove intense, spesso disturbanti. Le prime reazioni raccolte nelle anteprime parlano chiaro: “Un pugno nello stomaco”, ha detto un giovane spettatore all’uscita del cinema Anteo di Milano. Forse solo così si capisce davvero cosa vuole il film: farci guardare dentro i nostri limiti.
La pellicola arriverà in tutta Italia da lunedì 15 gennaio. Gli amanti dell’horror-thriller distopico sono avvisati: questa volta la sfida è anche morale.
