Eni punta sulla Norvegia: l’Artico non è nel mirino dell’azienda

Eni punta sulla Norvegia: l'Artico non è nel mirino dell'azienda

Eni punta sulla Norvegia: l'Artico non è nel mirino dell'azienda

Giada Liguori

Gennaio 15, 2026

Roma, 15 gennaio 2026 – L’Artico sta cambiando sotto i nostri occhi. Le grandi compagnie energetiche e i governi europei lo vedono sempre più come un territorio ricco di opportunità economiche e, allo stesso tempo, un possibile terreno di scontro geopolitico. È quanto è emerso ieri durante l’audizione di Lapo Pistelli, direttore Public Affairs di Eni, davanti al comitato permanente sulla politica estera per l’Artico, presso la Commissione Esteri della Camera. Un momento importante per capire come questa regione polare stia rapidamente trasformandosi.

Artico, da terra protetta a crocevia strategico

Pistelli non ha dubbi: l’Artico non è più solo un fragile ecosistema da proteggere. Oggi è anche un’area dove si aprono nuove possibilità, soprattutto legate alle rotte marittime e alle risorse naturali. “Le politiche di un tempo, che puntavano a limitare o bloccare le attività, stanno cambiando. Ora tutti guardano alle opportunità economiche”, ha detto il manager di Eni. Non si tratta solo di strategie aziendali, ma anche di scelte politiche dei Paesi del Nord.

Negli ultimi anni, il riscaldamento globale e il progressivo scioglimento dei ghiacci hanno reso accessibili zone prima inaccessibili. Solo allora le compagnie hanno iniziato a valutare seriamente i possibili investimenti. Ma la competizione è dura. La presenza russa, per esempio, resta un’incognita. “Le zone principalmente influenzate dalla Russia sono praticamente fuori dal nostro radar”, ha ammesso Pistelli.

Norvegia, il cuore della strategia Eni

In questo scenario in rapida evoluzione, Eni ha deciso di puntare forte sulla Norvegia, definita da Pistelli “il miglior asset nella regione”. La società italiana detiene la maggioranza in Var Energi, una delle principali compagnie norvegesi nel settore dell’oil & gas. “La Norvegia, con politiche chiare che mantengono produzione ed esplorazione, è il nostro investimento principale e continueremo a rafforzarlo”, ha sottolineato Pistelli.

Negli ultimi anni, la Norvegia è diventata un pilastro della sicurezza energetica per l’Europa e per l’Italia. “Lo dimostrano il numero di licenze concesse e le aziende attive sul territorio”, ha aggiunto il dirigente. Grazie alla posizione solida nel paese scandinavo, Eni guarda con fiducia al futuro delle sue attività nell’Artico.

Groenlandia, stop alle esplorazioni

Situazione diversa in Groenlandia, tornata al centro dell’attenzione internazionale negli ultimi mesi. Dal 2021 esiste un accordo con le comunità Inuit che vieta qualsiasi esplorazione o produzione di oil & gas sull’isola. “Eni ha lasciato la Groenlandia nel 2022”, ha ricordato Pistelli. Una decisione dettata sia da motivi ambientali sia da ragioni economiche. “Il mondo è pieno di risorse, ma vanno estratte dove conviene e dove è sostenibile”, ha spiegato. In Groenlandia, invece, le condizioni restano troppo difficili e i costi troppo alti rispetto ai risultati attesi.

Geopolitica e sfide aperte

Dal racconto di Pistelli emerge un quadro in movimento. L’Artico, finora marginale nelle strategie energetiche globali, si sta trasformando in un nodo cruciale per la sicurezza degli approvvigionamenti e per le nuove vie commerciali tra Europa e Asia. Ma restano molte incognite, a partire dalla presenza russa e dalle tensioni tra le grandi potenze.

Secondo fonti parlamentari presenti all’audizione, il tema della governance internazionale dell’Artico sarà centrale anche per l’Italia nei prossimi mesi. Il governo, dicono dalla Farnesina, seguirà da vicino le mosse dei paesi nordici e valuterà eventuali nuove iniziative diplomatiche.

Sviluppo e tutela: la sfida di Eni

In sintesi, la strategia di Eni nell’Artico punta a un equilibrio tra sviluppo economico e rispetto del territorio. La Norvegia resta il fulcro, mentre altre aree – come la Groenlandia – per ora sono fuori gioco. “Le condizioni lì sono proibitive”, ha ribadito Pistelli. Un approccio pragmatico che rispecchia le nuove priorità delle compagnie energetiche europee in un mondo sempre più complesso.