Roma, 15 gennaio 2026 – Gli ingressi irregolari nell’Unione europea sono scesi del 26% nel 2025, fermandosi intorno a 178.000. Lo comunica oggi Frontex, l’Agenzia europea per la guardia di frontiera e costiera. È il livello più basso degli ultimi cinque anni, meno della metà rispetto al 2023. Un calo che, secondo gli esperti, riflette sia le nuove misure di controllo alle frontiere sia i cambiamenti nei flussi migratori globali.
Mediterraneo centrale: la rotta più battuta resta questa
Nonostante il calo generale, il Mediterraneo centrale continua a essere la via più usata per arrivare in Europa. Tra gennaio e dicembre 2025, gli arrivi lungo questa rotta sono stati 66.328, praticamente uguali all’anno prima (solo l’1% in meno rispetto al 2024). Le partenze dalla Libia restano un fattore chiave per i movimenti verso l’Italia. “Le condizioni nei centri di raccolta libici e la presenza delle reti criminali sono ancora determinanti”, spiega un funzionario di Frontex contattato da alanews.it.
Calano gli ingressi, ma Italia e Grecia restano sotto pressione
Il calo degli ingressi irregolari non significa però meno pressione sulle coste italiane e greche. A Lampedusa, per esempio, tra giugno e settembre si sono registrati picchi di oltre mille arrivi in poche ore. “La situazione resta delicata, soprattutto d’estate”, ammette un operatore della Croce Rossa sull’isola. In Grecia, invece, si segnala una leggera ripresa degli sbarchi sulle isole dell’Egeo orientale, anche se lontana dai numeri del 2015-2016.
Accordi e controlli più stretti: le ragioni del calo
Frontex spiega che la riduzione degli arrivi dipende da vari fattori: accordi con i Paesi di transito, controlli più severi alle frontiere esterne dell’UE e nuove tecnologie di sorveglianza. In particolare, la collaborazione con Tunisia e Libia ha permesso di bloccare molti tentativi di partenza prima che le barche raggiungessero le acque internazionali. “I risultati si vedono, ma la situazione resta in evoluzione”, commenta un portavoce del Ministero dell’Interno italiano.
Rotte alternative e rischi per i migranti
Il Mediterraneo centrale resta la via principale, ma alcune rotte alternative – come quella balcanica o quella atlantica verso le Canarie – hanno fatto registrare numeri più bassi rispetto agli anni scorsi. Il pericolo per chi migra però non è diminuito. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) segnala oltre 2.000 dispersi o morti nel 2025 nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. “Dietro ogni calo nelle statistiche c’è sempre una tragedia umana”, ricorda un volontario di Medici Senza Frontiere a Pozzallo.
Cosa ci aspetta nel 2026: attenzione alle crisi
Guardando avanti, gli esperti invitano a non abbassare la guardia. Le tensioni in Africa subsahariana e Medio Oriente potrebbero far scattare nuovi flussi improvvisi. “La situazione resta fragile, basta una crisi politica o climatica per cambiare tutto”, avverte un analista del Centro Studi Internazionali. Nel frattempo, a Bruxelles si lavora a una riforma del Patto su migrazione e asilo, per trovare un equilibrio tra sicurezza e diritti umani.
In breve, il 2025 si chiude con un forte calo degli ingressi irregolari nell’Unione europea, ma la questione migratoria resta aperta. L’Italia rimane in prima linea, tra emergenze umanitarie e sfide politiche che non danno tregua.
