I delta dei grandi fiumi: un misterioso abbassamento di 1 centimetro all’anno

I delta dei grandi fiumi: un misterioso abbassamento di 1 centimetro all'anno

I delta dei grandi fiumi: un misterioso abbassamento di 1 centimetro all'anno

Giada Liguori

Gennaio 15, 2026

Venezia, 15 gennaio 2026 – I delta di 40 grandi fiumi nel mondo, dal Po al Nilo, passando per il Gange e il Rio delle Amazzoni, stanno sprofondando a ritmi che fanno davvero paura. A dirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Nature, frutto del lavoro dell’Università della California a Irvine insieme all’Università dell’East Anglia. Dai dati raccolti con i radar satellitari emerge che in alcune zone il terreno si abbassa anche di più di un centimetro all’anno. Un fenomeno, chiamato subsidenza, che riguarda oltre 236 milioni di persone e che, in molti casi, procede più veloce dell’innalzamento del mare.

Delta in affanno: la subsidenza raccontata dai satelliti

A guidare la ricerca è Leonard Ohenhen dell’Università della California. Grazie a questo studio, per la prima volta si ha una mappa dettagliata della subsidenza nei delta fluviali di tutto il mondo. “Abbiamo potuto vedere con precisione dove e quanto il terreno si sta abbassando”, spiega Ohenhen, che sottolinea come il problema sia più serio di quanto si pensasse finora. In ogni delta osservato, almeno una parte del territorio sta sprofondando più in fretta del livello del mare che si alza.

Robert Nicholls, dell’Università dell’East Anglia e coautore dello studio, aggiunge: “È sorprendente quanto la subsidenza sia più diffusa e veloce dell’innalzamento del mare. Nei delta più popolati come il Mekong, il Chao Phraya e il Nilo, vaste aree stanno affondando più rapidamente dell’acqua che avanza, mettendo a rischio milioni di persone”. Secondo gli esperti, il fenomeno è legato soprattutto all’estrazione di acqua dal sottosuolo, pratica comune in molte zone agricole e urbane.

Il Po in crisi: quasi tutto il delta è coinvolto

Il delta del Po è uno dei più colpiti al mondo. I dati satellitari rivelano che oltre il 90% dell’area è interessata dalla subsidenza, con il 74% che si abbassa a un ritmo superiore a 5 millimetri all’anno. Numeri ben più alti rispetto all’innalzamento globale medio del livello del mare, che si aggira intorno ai 4 millimetri all’anno. Così il Po entra nella lista dei 13 delta mondiali dove il terreno affonda più rapidamente dell’acqua che sale.

Gli esperti spiegano che la situazione nel delta padano peggiora a causa di un mix pericoloso: prelievi d’acqua intensi e un apporto di sedimenti sempre più scarso. “Questi dati aiutano le comunità a capire meglio cosa sta causando il rischio crescente di inondazioni”, commenta Ohenhen. “Se il terreno sprofonda più in fretta del mare, bisogna intervenire subito, gestendo con attenzione le acque sotterranee e cercando di riportare i sedimenti dove servono”.

Milioni di persone sotto la minaccia delle inondazioni

La ricerca stima che più di 236 milioni di persone vivano in zone a rischio crescente di alluvioni nei delta analizzati. Le aree più esposte sono quelle più dense di abitanti e coltivazioni, dove la pressione sulle falde sotterranee è forte. Gli autori insistono sull’importanza di conoscere bene il fenomeno per poter pianificare azioni efficaci.

“Solo così – spiega Nicholls – si potranno fare investimenti mirati per proteggere davvero le comunità”. Tra le soluzioni proposte ci sono il controllo dei prelievi d’acqua, una gestione più attenta dei sedimenti e la costruzione di barriere per difendersi dalle mareggiate.

Il futuro dei delta: tra prevenzione e scelte obbligate

Il quadro che emerge impone una riflessione urgente sulle strategie da adottare per affrontare i cambiamenti climatici e l’impatto delle attività umane sui grandi fiumi. In Italia, il tema tocca da vicino le comunità del delta del Po, dove amministratori e tecnici devono trovare un equilibrio tra sviluppo e tutela dell’ambiente.

“Serve chiarezza sulle cause e sulle soluzioni possibili”, ribadisce Ohenhen. “Solo così si potrà difendere chi vive e lavora nei delta”. Intanto i satelliti continueranno a monitorare la situazione, fornendo dati preziosi per capire come evolverà il fenomeno nei prossimi anni.