Bolzano, 15 gennaio 2026 – Si sono concluse ieri, sulle nevi della Val Venosta, le riprese di “Bianco”, il nuovo film di Daniele Vicari con Alessandro Borghi nei panni di Walter Bonatti. La pellicola prende spunto dal libro “Frêney 1961 – La tempesta sul Monte Bianco” di Marco Albino Ferrari e racconta la drammatica spedizione che ha segnato la storia dell’alpinismo italiano e non solo.
Tra ghiacciai e pareti: il set sulle montagne vere
Le ultime scene sono state girate a più di 2.000 metri, sui ghiacci dell’Alto Adige. Ma il cuore del film è in Valle d’Aosta, dove la troupe ha lavorato per settimane proprio nei luoghi della vicenda: dal rifugio Flambeaux alla Fourche, passando per il Peuterey, fino ai piedi del Pilone Centrale del Frêney. Una parete verticale di 800 metri, teatro della tragedia del 1961. “Abbiamo voluto mostrare quei giorni così come sono stati, senza filtri”, ha detto Vicari durante una pausa a Courmayeur. “Girare qui, dove Bonatti e i suoi hanno davvero sfidato la montagna, era fondamentale”.
La storia dietro il film
Al centro di “Bianco” c’è la spedizione guidata da Walter Bonatti, insieme agli amici e compagni di cordata Andrea Oggioni e Roberto Gallieni. L’obiettivo era conquistare il Pilone Centrale del Frêney, sul versante francese del Monte Bianco, mai scalato prima. Ma quella sfida si trasformò in incubo: una tempesta improvvisa li bloccò su piccoli terrazzini di roccia per quattro giorni e quattro notti, senza cibo e con temperature sotto zero. “Bonatti era un uomo straordinario”, ha raccontato Borghi, già noto per “Le otto montagne”. “Interpretarlo è stato un percorso fisico e mentale”.
Dietro le quinte: lavoro e fatica sulle montagne
Il film ha ricevuto il supporto della Fondazione Film Commission Vallée d’Aoste, del Club Alpino Italiano e il patrocinio dei Comuni di Courmayeur e Chamonix. Le riprese si sono svolte spesso in condizioni difficili: vento forte, neve e freddo intenso. “Non è stato facile”, ha ammesso una delle assistenti di produzione, “ma l’energia della squadra era incredibile”. Dopo la lunga fase in Valle d’Aosta, il set si è spostato a Roma per alcune scene in interni, prima di chiudere sulle nevi dell’Alto Adige.
L’attesa per il grande schermo
La data di uscita non è ancora stata annunciata, ma la produzione assicura che “Bianco” arriverà presto nelle sale italiane. L’attesa tra gli appassionati di montagna si fa sentire: “Bonatti è un mito per chiunque ami l’alpinismo”, dice Marco, guida alpina di Courmayeur, incontrato davanti al bar in piazza. “Vedere la sua storia sul grande schermo sarà un’emozione vera”. Anche il Club Alpino Italiano ha espresso soddisfazione per il progetto: “Ricordare imprese e sacrifici come questi è fondamentale”, ha detto il presidente Antonio Montani.
Uomini contro natura: il racconto di Vicari
Vicari, già regista di “Diaz” e “Il passato è una terra straniera”, ha scelto uno stile semplice e diretto. Niente retorica, solo la fatica e il coraggio di uomini messi alla prova dalla natura estrema. “Abbiamo voluto restare fedeli ai fatti”, ha spiegato. “La montagna non fa sconti a nessuno”. Le immagini – assicurano dalla produzione – mostreranno tutta la durezza e la bellezza del Monte Bianco, senza trucchi digitali.
Un cast di livello e attenzione ai dettagli
Oltre a Borghi, nel cast ci sono attori noti del cinema italiano. I nomi sono ancora top secret, ma si parla anche di interpreti francesi, a sottolineare il respiro internazionale della storia. Le musiche originali sono firmate da una giovane compositrice valdostana, mentre i costumi riproducono fedelmente l’abbigliamento degli alpinisti degli anni Sessanta.
Con “Bianco” si profila uno dei titoli più attesi della prossima stagione cinematografica. Un omaggio a Bonatti e a tutti quelli che hanno sfidato – e continuano a sfidare – i limiti della montagna.
