Il Tesoro argentino supera la prova del debito, ma a un costo elevato

Il Tesoro argentino supera la prova del debito, ma a un costo elevato

Il Tesoro argentino supera la prova del debito, ma a un costo elevato

Giada Liguori

Gennaio 15, 2026

Buenos Aires, 15 gennaio 2026 – Il Tesoro argentino ha affrontato ieri, mercoledì, il primo vero test dell’anno sul debito locale in pesos, riuscendo a rifinanziare titoli in scadenza per circa 5,7 miliardi di euro. L’operazione, svolta tra le 10 e le 16 nelle sale del ministero dell’Economia in Avenida Hipólito Yrigoyen, ha evitato un default tecnico sulle scadenze immediate. Ma il prezzo pagato, secondo gli operatori, lascia più di un dubbio sulla tenuta finanziaria del Paese.

Tassi al 50%, la sfida della fiducia

A colpire gli esperti è stato soprattutto il premio sui tassi di interesse: per i titoli con scadenza più vicina, il governo ha offerto un rendimento annuo che arriva fino al 50%. Una cifra che, secondo la società di consulenza EcoGo, “mette in luce la diffidenza persistente degli investitori sulla capacità dell’Argentina di onorare i propri debiti senza dover ricorrere a nuove emissioni o misure straordinarie”. Nei desk delle principali banche locali, come Banco Galicia e BBVA, si è parlato di “un’asta complicata”, con richieste di garanzie supplementari e spread in crescita.

Riserve valutarie sempre più sotto pressione

Il quadro resta difficile. Le riserve nette della Banca Centrale argentina, secondo i dati pubblicati martedì sera, sono ancora negative, con un saldo intorno ai -7 miliardi di dollari. La scarsità di valuta estera pesa sulle prospettive del debito pubblico. “Il mercato chiede tassi così alti perché teme che la Banca Centrale non abbia abbastanza margine per sostenere il peso in caso di nuove turbolenze”, ha spiegato l’economista Marina Dal Poggetto, direttrice di EcoGo.

Il governo: “Un risultato positivo in condizioni difficili”

Nonostante le critiche, il ministero dell’Economia guidato da Luis Caputo ha definito il risultato “un segnale positivo”. In una nota diffusa alle 18.30 locali, il Tesoro ha sottolineato come il rifinanziamento sia avvenuto “in un momento di scarsa liquidità di pesos e con il cambio in leggero apprezzamento”. Il comunicato aggiunge che la Banca Centrale argentina “ha ripreso ad acquistare dollari sul mercato”, un passo che, secondo il governo, dovrebbe aiutare a stabilizzare le riserve nei prossimi mesi.

Analisti cauti, serve più di un’asta

Gli osservatori internazionali restano prudenti. In un report diffuso nella notte tra mercoledì e giovedì, JP Morgan ha scritto che “il successo tecnico dell’asta non cancella i dubbi sulla sostenibilità del debito argentino nel medio termine”. La vera sfida resta la fiducia: “Il Paese continua a pagare un prezzo molto alto per rifinanziare il proprio debito interno”, ha commentato l’analista Gabriel Rubinstein a Radio Mitre. Solo allora, forse, si potrà parlare di un vero cambio di rotta.

Mercati in attesa, cautela a Buenos Aires

Dopo l’asta, il peso argentino ha segnato una lieve ripresa contro il dollaro, arrivando a quota 1.050 sul mercato parallelo alle 19.15. Ma tra gli operatori delle case di cambio nel cuore di Buenos Aires, il clima resta prudente. “La domanda di dollari non si ferma, nonostante tutto”, ha raccontato un cambiavalute in Calle Florida. Sul fronte obbligazionario, i rendimenti dei titoli a breve sono rimasti alti anche nella mattina di giovedì.

Un equilibrio ancora molto fragile

In sostanza, il rifinanziamento del debito locale in pesos è per il governo argentino una tappa obbligata, ma non risolve i problemi. Offrire tassi così elevati è un chiaro segnale che la fiducia degli investitori resta bassa. E mentre il Tesoro parla di una vittoria tattica, gli analisti mettono in guardia: “Finché non vedremo una stabilizzazione delle riserve e una riduzione dell’inflazione – ha concluso Dal Poggetto – il rischio rimane alto”.