Roma, 15 gennaio 2026 – Le retribuzioni medie dei lavoratori italiani sono salite tra il 2014 e il 2024, ma non abbastanza da tenere il passo con l’inflazione. È quanto emerge dall’“Analisi della dinamica retributiva dei lavoratori dipendenti pubblici e privati”, presentata oggi dal Coordinamento statistico attuariale dell’Inps. Nel 2024, la retribuzione annua media dei dipendenti privati si è fermata a 24.486 euro, mentre quella dei pubblici dipendenti ha raggiunto 35.350 euro. Tuttavia, l’aumento delle buste paga resta indietro rispetto all’impennata dei prezzi, alimentando il dibattito sulla perdita del potere d’acquisto.
Retribuzioni in salita, ma l’inflazione corre più veloce
Le retribuzioni dei lavoratori privati (esclusi i domestici) sono cresciute del 14,7% negli ultimi dieci anni, mentre quelle dei dipendenti pubblici hanno segnato un +11,7%. Un aumento che, confrontato con l’andamento dell’inflazione, mostra un divario che si allarga. Tra il 2019 e il 2024, secondo l’Inps, la differenza tra l’aumento nominale dei salari e quello dei prezzi ha superato i nove punti percentuali. In pratica, anche chi ha visto crescere la busta paga oggi ha meno potere d’acquisto rispetto a dieci anni fa.
I dati sono stati presentati durante una conferenza stampa nella sede centrale di via Ciro il Grande, a Roma. “La dinamica delle retribuzioni – ha spiegato uno degli analisti del Coordinamento – è particolarmente difficile nel settore pubblico, dove gli aumenti sono stati più bassi e spesso arrivati in ritardo rispetto al settore privato”.
Sindacati: serve rinnovare i contratti più spesso
Il tema del rinnovo dei contratti collettivi è tornato al centro del confronto tra sindacati e governo. “Non si può più aspettare tre o quattro anni per rinnovare i contratti – ha detto il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini –. Serve una contrattazione quasi annuale per recuperare davvero l’inflazione”. Landini ha sottolineato come la perdita di potere d’acquisto sia ormai una realtà nelle famiglie italiane, soprattutto tra chi ha redditi medio-bassi.
Fonti sindacali spiegano che la richiesta di rinnovi più frequenti nasce dalla necessità di adeguare i salari più rapidamente ai prezzi in aumento. “Se i salari restano fermi mentre tutto aumenta – ha confidato un delegato della Uil presente all’incontro – la distanza tra chi ce la fa e chi fatica si allarga ancora di più”.
Famiglie strette dalla morsa dei prezzi
L’aumento contenuto delle retribuzioni medie pesa direttamente sui consumi e sulla capacità di spesa delle famiglie. Secondo l’ultimo rapporto Istat, nel 2024 la spesa media mensile delle famiglie italiane è salita del 7% rispetto all’anno precedente, spinta soprattutto dai rincari nei settori alimentare ed energetico. Ma l’aumento delle entrate non basta a coprire i maggiori costi.
“Molte famiglie stanno tagliando le spese non essenziali”, ha spiegato un economista della Cna. “Questo si traduce in una domanda interna più debole e in una crescita economica che rallenta”. Gli esperti avvertono che questa stagnazione salariale potrebbe frenare anche la ripresa del mercato del lavoro.
Il nodo salari: tra richieste sindacali e sfide per le imprese
Il dibattito sulle politiche salariali resta acceso. I sindacati chiedono meccanismi automatici per adeguare i salari all’inflazione. Dall’altra parte, le associazioni datoriali puntano a salvaguardare la competitività delle aziende. Il governo, intanto, segue da vicino i numeri diffusi dall’Inps. “Stiamo valutando interventi per sostenere i redditi più bassi”, ha detto un funzionario del Ministero del Lavoro.
Solo nei prossimi mesi si capirà se la richiesta di una contrattazione più frequente entrerà davvero nell’agenda politica. Nel frattempo, il divario tra salari e costo della vita resta uno dei nodi cruciali per il futuro del lavoro in Italia.
