Italia-Cina: Brugnatelli sottolinea l’importanza di un dialogo costante e rispettoso

Italia-Cina: Brugnatelli sottolinea l'importanza di un dialogo costante e rispettoso

Italia-Cina: Brugnatelli sottolinea l'importanza di un dialogo costante e rispettoso

Matteo Rigamonti

Gennaio 15, 2026

Milano, 15 gennaio 2026 – Francesco Brugnatelli, avvocato dello studio Ichino Brugnatelli e associati, ha ricevuto il Leone d’Oro per il suo impegno nel favorire il dialogo tra Italia e Cina. Il premio, consegnato pochi giorni fa a Venezia, premia “l’eccellenza del lavoro giuridico e l’impegno concreto nel costruire relazioni basate sulla fiducia e il rispetto reciproco”, si legge nella motivazione ufficiale. Brugnatelli, intervistato da alanews.it, racconta cosa significa questo riconoscimento e il cammino che lo ha portato a diventare un punto di riferimento nei rapporti tra i due Paesi.

Un premio per un lavoro spesso nascosto

“Per me è soprattutto un riconoscimento a un lungo percorso di studio, relazioni e lavoro che spesso resta nell’ombra”, spiega Brugnatelli, seduto nel suo studio di Milano, circondato da faldoni e libri di diritto comparato. Il pensiero corre subito a Filippo Nicosia, diplomatico italiano e vincitore del Leone d’Oro per la diplomazia: “Qualche anno fa, quando era console a Chongqing, presentai una guida sul diritto del lavoro per investitori cinesi. Non l’ho mai incontrato di persona, ma tutti i miei amici in Cina mi parlavano di lui come di una persona straordinaria”. Un passaggio che Brugnatelli definisce “un grande onore”, quasi una staffetta ideale tra chi lavora per avvicinare due mondi lontani.

Italia e Cina, un dialogo che non si ferma

Per Brugnatelli, questo premio non è una tappa finale, ma un motivo in più per andare avanti. “Il dialogo tra Italia e Cina è complicato, soprattutto oggi, quando la stampa italiana tende a mettere in primo piano le difficoltà”, osserva. Ma, aggiunge, “questo dialogo richiede impegno continuo, competenza e rispetto”. Durante la cerimonia ha citato due poeti cinesi: “L’amicizia fra Italia e Cina si nutre in modo silenzioso della rugiada portata dal vento di primavera”. Una frase che riassume bene la sua filosofia: pazienza, ascolto e cura dei dettagli.

Un amore nato all’improvviso, diventato mestiere

Il legame con la Cina è nato da un vero colpo di fulmine personale. “Mio padre Enrico, anche lui avvocato, mi ha insegnato che questa professione richiede apertura mentale e attenzione ai dettagli. Ho ritrovato questi valori nello studio del cinese”, racconta Brugnatelli. Nel suo lavoro ha affiancato imprese cinesi e italiane in joint venture, investimenti e arbitrati internazionali. “Il diritto, soprattutto quando si lavora tra culture diverse, non è solo applicare le regole: serve ascoltare e capire il contesto. Conoscere la lingua e la cultura permette di cogliere bisogni veri e aspettative non dette”.

Le difficoltà? Più culturali che legali

Qual è la sfida più grande oggi nel rapporto tra imprese italiane e cinesi? Brugnatelli non ha dubbi: “Non è tanto una questione legale, ma culturale e di comunicazione. Le aziende spesso parlano lingue diverse, anche se usano gli stessi contratti”. Tempi diversi nelle decisioni, l’importanza delle relazioni personali più dei documenti scritti: sono questi gli ostacoli più comuni. “Senza una mediazione culturale adatta – avverte – queste differenze possono trasformarsi in malintesi o conflitti”.

Un esempio che racconta bene questa dinamica: “Seguivo un arbitrato internazionale per un’azienda cinese nel settore delle energie rinnovabili. Anche se la loro posizione legale era debole, siamo riusciti a trovare un accordo favorevole. Ma quando arrivò il momento di firmare, hanno iniziato a rimandare. Ho preso un aereo per Pechino, ho passato tre giorni con loro. Solo allora hanno firmato: avevano visto che mi muovevo con le biciclette a noleggio cinesi, che mangiavo con loro lo zha jiang mian. Di questo laowai potevano fidarsi”.

Fiducia ed empatia: la vera base

Per Brugnatelli, “fiducia ed empatia non sono cose ‘soft’, ma la base vera del rapporto con la Cina”. Conoscere la cultura aiuta a evitare problemi prima ancora che diventino questioni legali. “I primi incarichi me li hanno dati persone con cui ero diventato amico, che all’inizio nemmeno sapevano che fossi avvocato”, ricorda. Anche tra aziende, il contratto è solo un punto di partenza: “La collaborazione dura se ci si conosce davvero”.

Un impegno che va oltre la legge

Oltre al lavoro legale, Brugnatelli è attivo nella comunità cinese di Milano. “Il contatto diretto mi ha fatto capire quanto siano forti le barriere linguistiche e culturali con le istituzioni”, spiega. Ha incontrato manager, ristoratori, artisti, operai. Alcuni sono ben integrati, come Francesco Wu, che fa da ponte culturale con i milanesi, altri invece faticano.

“Una volta ho aiutato una ragazza con problemi di dipendenza dallo shaboo a entrare in contatto con il Sert”, racconta. Esperienze che gli hanno mostrato quanto siano importanti figure di riferimento accessibili e credibili: “Professionisti ‘di prossimità’ possono fare la differenza, aiutando a far arrivare diritti e servizi”.

In fondo, conclude Brugnatelli, “costruire ponti tra mondi diversi è la sfida più difficile, ma anche la più urgente”.