Firenze, 15 gennaio 2026 – La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per la morte di Riccardo Magherini, avvenuta nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2014 a Firenze, mentre era bloccato a terra dai Carabinieri. La sentenza, resa nota oggi a Strasburgo, accusa lo Stato di aver agito senza una “necessità assoluta” nel mantenere Magherini in quella posizione. Dopo anni di battaglie giudiziarie, la decisione riapre il dibattito sulle modalità di fermo e sulle responsabilità delle istituzioni.
La sentenza di Strasburgo: cosa dice davvero
I giudici della Corte europea dei diritti umani hanno messo in luce come, all’epoca, le “linee guida non fossero chiare né adeguate riguardo al modo di tenere le persone in posizione prona” – cioè a pancia in giù – “per ridurre al minimo i rischi per la salute e la vita”. Non solo. La Corte ha sottolineato la mancanza di una preparazione specifica per gli agenti sull’uso di tecniche di immobilizzazione potenzialmente pericolose. Una lacuna che, secondo Strasburgo, ha pesato in modo decisivo sulla tragedia.
La Corte non ha toccato la questione della responsabilità penale dei singoli Carabinieri, né ha messo in discussione le loro assoluzioni avvenute in Italia. Ma ha stabilito che lo Stato deve pagare 140mila euro di risarcimento per danni morali alla famiglia di Magherini.
La notte fatale: cosa è successo a Firenze
Riccardo Magherini, ex calciatore fiorentino di 39 anni, è morto nel quartiere San Frediano, nel cuore di Firenze, dopo essere stato fermato dai Carabinieri. Quella notte, secondo gli inquirenti, Magherini era agitato: aveva litigato con un tassista e con alcuni residenti, poi aveva rotto la porta a vetri di un locale. I militari sono intervenuti poco dopo l’1.30. Lo hanno bloccato a terra, a pancia in giù, mentre urlava frasi sconnesse e chiedeva aiuto.
Le indagini hanno accertato che Magherini era in preda a una crisi di panico, aggravata dall’uso di droghe. Durante l’immobilizzazione ha avuto un arresto cardiaco. I soccorsi sono arrivati in pochi minuti, ma ogni tentativo di rianimarlo è stato vano.
Reazioni e battaglie giudiziarie
La morte di Magherini ha scosso Firenze e non solo. Nei giorni successivi, in piazza Santo Spirito, decine di persone si sono radunate per chiedere verità. Il caso è finito in tribunale: i tre Carabinieri coinvolti sono stati assolti dalla Cassazione nel 2021, che ha escluso responsabilità penali dirette.
La famiglia non ha mai smesso di lottare. “Non abbiamo mai cercato vendetta – ha detto il fratello Guido – ma solo verità e giustizia”. Dopo la sentenza italiana, si sono rivolti alla Corte europea dei diritti umani.
I nodi da sciogliere: le criticità segnalate
Per Strasburgo, questa vicenda mette a nudo una falla nelle procedure italiane di allora: “Gli agenti non avevano la formazione necessaria per usare tecniche come la posizione prona in sicurezza”, si legge nella sentenza. Un chiaro richiamo a rivedere protocolli e addestramento delle forze dell’ordine.
Il Ministero dell’Interno, contattato stamattina, ha detto che “gli aggiornamenti alle procedure operative sono già in corso da tempo”, senza però entrare nei dettagli.
Cosa cambia dopo la sentenza
La decisione della Corte europea dei diritti umani è un campanello d’allarme per le istituzioni italiane. Non riguarda solo la formazione degli agenti, ma anche la tutela dei diritti fondamentali durante i fermi di polizia. “Speriamo che questa sentenza eviti altre tragedie”, ha commentato l’avvocato dei familiari, Fabio Anselmo.
A quasi dodici anni dai fatti, il caso Magherini torna così al centro del dibattito pubblico, sollevando nuove domande sulle garanzie da offrire a chi si trova nelle mani dello Stato.
