L’archivio di ghiaccio dell’Antartide a rischio: cosa significa per le Alpi – VIDEO

L'archivio di ghiaccio dell'Antartide a rischio: cosa significa per le Alpi - VIDEO

L'archivio di ghiaccio dell'Antartide a rischio: cosa significa per le Alpi - VIDEO

Giada Liguori

Gennaio 15, 2026

Concordia, 15 gennaio 2026 – Nel cuore del plateau antartico, a pochi chilometri dalla base italo-francese Concordia, è stata scavata una grotta profonda nove metri nella neve compatta. Oggi, questo spazio diventa il nuovo archivio mondiale dei ghiacci, chiamato Ice Memory Sanctuary. Con i suoi cinque metri di altezza e larghezza e trenta-cinque di lunghezza, qui si conservano i campioni prelevati dai ghiacciai più a rischio in tutto il mondo. La temperatura è stabile a meno 52 gradi, un ambiente pensato per custodire – forse per secoli – le tracce del clima che cambia.

Ice Memory, un progetto internazionale con radici italiane

L’apertura dell’Ice Memory Sanctuary è una tappa importante per il progetto Ice Memory, nato nel 2015 grazie alla collaborazione tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Università Ca’ Foscari di Venezia, insieme ai francesi del Cnrs, dell’Ird e dell’Université Grenoble-Alpes, e allo svizzero Paul Scherrer Institute. L’Italia gioca un ruolo da protagonista. “Siamo l’ultima generazione che può fare qualcosa”, ha detto Anne-Catherine Ohlmann, direttrice della Ice Memory Foundation, collegata in diretta dalla base Concordia. “È una responsabilità che riguarda tutti. Salvare questi archivi di ghiaccio non è solo un dovere scientifico: è un’eredità per l’umanità”, ha aggiunto.

I ghiacci raccontano il clima che cambia

Per Carlo Barbante, vicepresidente della Ice Memory Foundation e docente a Ca’ Foscari, “proteggendo i campioni di gas atmosferici, aerosol, inquinanti e polveri intrappolati nel ghiaccio, garantiamo alle future generazioni di ricercatori la possibilità di studiare il clima del passato, anche con tecnologie che oggi non esistono ancora”. Un archivio, quindi, pensato non solo per la scienza di oggi, ma anche per quella di domani. In collegamento c’era anche Gianluigi Consoli, direttore generale del Ministero per l’Università e la Ricerca, che ha sottolineato come il Mur veda nella partecipazione italiana “un patrimonio prezioso per chi verrà dopo”.

Dalle Alpi all’Antartide: i primi campioni

Tra i primi campioni conservati ci sono quelli raccolti da due ghiacciai alpini in pericolo: il Col du Dôme, sul versante francese del Monte Bianco, e il Grand Combin in Svizzera. Le due carote di ghiaccio, per un totale di 1,7 tonnellate, sono arrivate in Antartide a bordo della nave rompighiaccio Laura Bassi, partita da Trieste a metà ottobre 2025. Dopo settimane di viaggio via mare e un trasporto aereo fino alla base Concordia, a quota 3.233 metri, i campioni sono stati sistemati nella grotta scavata nel plateau. Il trasferimento è avvenuto grazie al Programma nazionale di ricerca in Antartide (Pnra), con la collaborazione dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs) e dell’Enea.

Una corsa contro il tempo

L’obiettivo è raccogliere, entro vent’anni, campioni da venti ghiacciai sparsi tra Ande, Pamir e Caucaso. Ma il tempo è poco: “I ghiacciai stanno arretrando più velocemente che mai”, spiegano i ricercatori della Ice Memory Foundation. Negli ultimi 25 anni hanno perso il 5% della loro massa. Da qui l’appello, rivolto sia alla comunità scientifica sia ai decisori politici, a organizzare nuove campagne di perforazione prima che sia troppo tardi. Solo così l’archivio potrà crescere e diventare davvero una memoria globale dei ghiacci.

Un patrimonio di tutti

Thomas Stocker, presidente della Ice Memory Foundation e professore all’Università di Berna, ha ribadito che i campioni dovranno restare “accessibili a tutti” per continuare a servire la scienza anche tra cento anni. “Dovranno essere considerati un bene comune mondiale”, ha detto Stocker. Non solo un tesoro scientifico, ma una risorsa condivisa da tutta l’umanità.

Mentre fuori dalla grotta il vento antartico non dà tregua e la temperatura resta ben sotto i meno cinquanta gradi, dentro l’Ice Memory Sanctuary si conserva un pezzo del nostro passato climatico. Un’eredità silenziosa, preziosa – forse decisiva – per chi verrà dopo di noi.