Panetta: l’economia italiana migliora, ma la crescita resta cauta

Panetta: l'economia italiana migliora, ma la crescita resta cauta

Panetta: l'economia italiana migliora, ma la crescita resta cauta

Matteo Rigamonti

Gennaio 15, 2026

Messina, 15 gennaio 2026 – L’economia italiana ha mostrato negli ultimi anni una sorprendente capacità di reagire, tornando a crescere in modo simile alla media dell’area euro. Ma ora la ripresa si è frenata e le prospettive per i prossimi tre anni restano piuttosto deboli. A sottolinearlo è stato il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, intervenuto questa mattina all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Messina. Il suo discorso ha riportato sotto i riflettori le fragilità profonde del nostro sistema economico: produttività ferma, innovazione lenta, salari bloccati.

Crescita in frenata, allarme per il futuro

“Negli ultimi anni l’Italia ha stupito per la sua capacità di adattarsi”, ha detto Panetta davanti a studenti e docenti nell’aula magna del Rettorato. “Abbiamo visto il Pil crescere come nel resto dell’area euro”. Però, ha aggiunto, “la crescita si è abbassata da poco, come succede in altri Paesi europei”. Secondo la Banca d’Italia, il rallentamento si vede già nei dati del secondo semestre 2025: la crescita prevista per quest’anno è intorno allo 0,7%, mentre per il 2026 non si supererà lo 0,9%. Numeri che, messi a confronto con il periodo subito dopo la pandemia, segnano un netto passo indietro.

Produttività e innovazione: i talloni d’Achille

Il governatore non ha nascosto i problemi che bloccano il sistema. “Il rallentamento mette in luce i limiti strutturali dell’economia italiana”, ha spiegato Panetta. “La produttività non cresce e l’innovazione resta debole”. Questi due aspetti, secondo la Banca d’Italia, influenzano direttamente anche i redditi e i salari. “I salari fermi sono il risultato diretto della scarsa crescita della produttività”, ha sottolineato. Un problema che riguarda soprattutto l’industria manifatturiera e i servizi con basso valore aggiunto, dove le nuove tecnologie fanno fatica a entrare.

Italia indietro rispetto all’Europa

Se guardiamo agli altri Paesi dell’area euro, l’Italia ha accumulato un ritardo negli ultimi vent’anni. I dati Eurostat citati da Panetta mostrano che tra il 2000 e il 2025 la produttività in Italia è cresciuta meno della metà rispetto a Francia e Germania. “Non possiamo chiudere gli occhi davanti a questi numeri”, ha avvertito. “Serve uno sforzo comune per recuperare terreno”. Il riferimento è alle riforme richieste da Bruxelles: meno burocrazia, più soldi per ricerca e sviluppo, formazione continua.

Salari fermi e conseguenze sociali

Il tema dei redditi è centrale nel discorso del governatore. “La debolezza dei salari pesa sulla domanda interna”, ha spiegato Panetta ai giornalisti alla fine dell’intervento. “Le famiglie italiane hanno visto crescere poco il loro potere d’acquisto negli ultimi anni”. Un dato confermato dall’Istat: nel 2025 il reddito medio disponibile è salito solo dello 0,6% in termini reali, mentre l’inflazione ha mangiato una parte di quei guadagni. “Così si limita la capacità di spesa e si rallenta la crescita”, ha concluso.

La strada da seguire: investire su persone e innovazione

Per cambiare rotta, secondo il governatore, bisogna puntare su investimenti e capitale umano. “L’innovazione non nasce dal nulla”, ha detto Panetta agli studenti dell’Università di Messina. “Ci vogliono risorse per la ricerca, incentivi per le imprese che investono in nuove tecnologie e una formazione adeguata alle sfide del mercato globale”. Solo così, ha concluso, si potrà far crescere la produttività e avere una crescita più solida nel medio termine.

Un appello a governo e società

Il discorso si è chiuso con un appello chiaro alle istituzioni: “La politica economica deve sostenere il passaggio verso un modello più competitivo e inclusivo”. Un messaggio diretto al governo e agli attori sociali, chiamati a lavorare insieme per superare le debolezze storiche del Paese. “Non ci sono scorciatoie”, ha detto Panetta. “Solo con un impegno condiviso l’Italia potrà guardare a un futuro di crescita sostenibile”.

Così l’inaugurazione dell’anno accademico all’Università di Messina è diventata un momento per riflettere sulle sfide che attendono l’economia italiana nei prossimi anni. Un tema che, tra numeri e parole, continua a tenere banco nel dibattito pubblico.