Roma, 15 gennaio 2026 – Il tasso di occupazione nei paesi Ocse resta ai massimi storici anche nel terzo trimestre del 2025, come annunciato oggi dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Il dato, diffuso a metà mattina, conferma una stabilità che non si vedeva da tempo: il tasso di occupazione si è fermato al 70,3%, lo stesso valore dei tre mesi precedenti. Un segnale importante, soprattutto in un momento segnato da tensioni geopolitiche e incertezze globali, come sottolineano dagli uffici parigini dell’Ocse.
Mercato del lavoro Ocse: record e tenuta sorprendente
Nel rapporto, l’Ocse evidenzia anche il mantenimento al livello più alto di sempre del tasso di attività – cioè la percentuale di persone tra i 15 e i 64 anni che lavorano o cercano lavoro – che si attesta al 74,1%. Un numero chiave per capire quanto la gente sia coinvolta nel mercato del lavoro. “Nonostante l’inflazione e le sfide globali, la partecipazione rimane alta”, si legge nel documento.
La stabilità riguarda la maggior parte dei paesi membri, anche se con qualche differenza tra le varie zone. L’Europa occidentale fa un po’ meglio rispetto ad altre aree, mentre alcune economie emergenti dell’Ocse registrano numeri più bassi.
Italia: occupazione stabile ma tra le più basse d’Europa
Per l’Italia la fotografia è meno brillante rispetto alla media Ocse. Il tasso di occupazione si è fermato al 62,5% nel terzo trimestre del 2025, senza variazioni rispetto ai tre mesi precedenti. È un dato che conferma il divario con i principali partner europei: la Germania supera il 77%, la Francia è intorno al 70%.
Ancora più evidente la differenza sul tasso di attività. L’Italia si posiziona tra i fanalini di coda dell’Ocse, con un dato al 66,7%, sotto la soglia del 70% e lontano dalla media. Peggio fanno solo Turchia, Messico e Costa Rica. “Il nostro paese continua a pagare un gap strutturale nella partecipazione al lavoro”, ha spiegato un funzionario del Ministero del Lavoro contattato da alanews.it. “Ci sono varie ragioni: dalla scarsa presenza femminile alla difficoltà dei giovani a entrare nel mercato”.
Perché l’Italia fatica ancora
Gli esperti indicano cause radicate nella storia e nella società italiana. La partecipazione delle donne è tra le più basse d’Europa: solo il 55% circa di quelle tra i 15 e i 64 anni lavora o cerca lavoro. Anche i giovani hanno numeri sotto la media, con tanti Neet – cioè ragazzi che non studiano e non lavorano.
“Serve un cambio deciso nelle politiche attive”, ha ammesso ieri sera un rappresentante della Cgil durante un incontro a Milano. “Senza investimenti in formazione e in misure che aiutino a conciliare lavoro e famiglia, sarà dura recuperare”. Il governo ha ribadito l’impegno a potenziare le misure per giovani e donne, ma finora i risultati sono modesti.
Lo sguardo all’estero e le prospettive
Nel confronto con gli altri paesi Ocse, l’Italia resta indietro. La Spagna, per esempio, ha visto salire il suo tasso di attività al 73%, la Polonia ha superato il 72%. In coda alla classifica ci sono Turchia (sotto il 60%), Messico e Costa Rica.
Gli esperti Ocse ricordano che “per migliorare la partecipazione serve crescita economica e riforme strutturali”. Solo così, dicono, si potrà avvicinare i livelli dei paesi più avanzati.
Economisti cauti: serve più lavoro e meno disuguaglianze
Tra gli economisti, la prudenza è d’obbligo. “Il dato sull’occupazione è positivo perché indica una certa tenuta”, spiega Carlo Bonomi, presidente di Confindustria. “Ma il vero problema resta attrarre più persone nel mercato del lavoro e ridurre le differenze tra regioni”. Anche le associazioni datoriali chiedono interventi mirati per aumentare l’occupazione di donne e giovani.
Aspettando i dati del quarto trimestre, attesi a marzo, il mercato del lavoro italiano resta in bilico tra stabilità e problemi strutturali. Una situazione che spinge a riflettere sulle priorità delle prossime scelte politiche.
