Milano, 15 gennaio 2026 – In Italia, mentre il mercato dell’intelligenza artificiale avanza a passo spedito e le grandi aziende puntano forte sulla digitalizzazione, più del 70% delle imprese rimane bloccato a un livello base di innovazione digitale. A dirlo sono gli ultimi dati Istat e il Digital Intensity Index, che mostrano un sistema produttivo diviso a metà: da una parte chi investe davvero in innovazione, dall’altra chi fatica a stare al passo. Un divario che rischia di pesare sulla competitività del Paese, soprattutto se si pensa che le piccole e medie imprese (PMI) valgono quasi la metà del fatturato nazionale.
Digitalizzazione: un’occasione che molte imprese non colgono
Nel 2024, i dati Istat segnalano che l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle imprese italiane con almeno dieci dipendenti è passata dal 5% all’8,2%, con stime che prevedono un raddoppio fino al 16,4% nel 2025. Dietro questi numeri, però, si nasconde una realtà fatta di forti differenze: le grandi imprese, quelle con più di 250 addetti, hanno già superato il 50% di adozione, mentre la maggior parte delle PMI resta molto indietro. “Fare impresa oggi in Italia con l’intelligenza artificiale può essere una grande opportunità, ma anche un rischio”, spiega Manabe Repici, ceo di Strategenius agency. Molte aziende ancora non hanno capito fino in fondo il valore del digitale e quanto conta la reputazione online.
Investimenti digitali: la crescita è lenta, il rischio è alto
Gli investimenti nel digitale in Italia cresceranno solo dell’1,5% entro il 2025, dicono le ultime stime. L’intelligenza artificiale è la terza voce di spesa più rilevante tra le tecnologie ICT, segno che le imprese vanno avanti con cautela. Ma la trasformazione digitale non riguarda solo la tecnologia. “Il vero problema delle PMI italiane non è solo tecnico, ma riguarda tutto il sistema economico”, sottolinea Repici. Il rischio concreto è che le piccole e medie imprese vengano sorpassate da concorrenti più agili, anche se meno strutturate, soprattutto sul fronte del marketing digitale.
Nuovi modelli di business e opportunità da cogliere
La trasformazione digitale sta cambiando il modo in cui i clienti cercano informazioni e interagiscono con le aziende. L’intelligenza artificiale non serve solo a rendere più efficiente il lavoro: sta rivoluzionando interi modelli di business. Il mercato italiano dell’IA, spinto dalle sperimentazioni sulla Generative AI, è vivace ma riguarda ancora una minoranza del tessuto imprenditoriale. “Siamo in un momento di passaggio – osserva Repici – dove l’IA può fare da ponte tra generazioni diverse, tra chi è nato con il digitale e chi no”. Un passaggio delicato, soprattutto in un Paese dove molte PMI sono ancora guidate da imprenditori di vecchia generazione, spesso restii a cambiare.
Polarizzazione e nuove competenze: la sfida del futuro
Nei prossimi anni vedremo una spaccatura sempre più netta tra aziende digitalizzate e chi resta ancorato a modelli tradizionali. L’automazione dei processi e una gestione più avanzata dei dati diventeranno indispensabili per restare sul mercato. Ma, paradossalmente, cresce anche la domanda di competenze umane che le macchine non possono sostituire. “In un mondo pieno di contenuti prodotti dall’IA, la spontaneità e l’autenticità saranno sempre più preziose”, prevede Repici. Insomma, l’elemento umano non sparirà con l’automazione, ma anzi diventerà ancora più importante.
Una sfida culturale prima che tecnologica
Per le PMI italiane il problema non è solo tecnico, ma soprattutto culturale. Il ritardo nella digitalizzazione rischia di diventare un ostacolo serio in un mercato sempre più competitivo e globale. “Chi riuscirà ad adattarsi e a innovare, usando l’IA come leva, avrà più chance di costruire un futuro solido e sostenibile”, conclude Repici. Un avvertimento che suona come un campanello d’allarme per migliaia di piccole e medie imprese: il tempo per recuperare il gap digitale sta finendo. Mentre le grandi corrono verso l’innovazione e il mercato dell’IA continua a espandersi, la digitalizzazione non è più un’opzione. È una necessità per garantire la sopravvivenza e la competitività del sistema produttivo italiano.
