Roma, 15 gennaio 2026 – Una nuova generazione di robot spaziali promette di muoversi con più agilità e leggerezza, grazie a una tecnologia tutta italiana. La novità, svelata oggi su Nature Communications, arriva da un team formato dalla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, l’Università di Trento e l’Istituto Italiano di Tecnologia di Pontedera. Hanno messo a punto dei “muscoli artificiali” che usano il vuoto per creare movimento. Un passo avanti che potrebbe rivoluzionare la manutenzione in orbita, l’esplorazione di lune e pianeti e il supporto ai grandi telescopi spaziali.
Il vuoto non è più un nemico, ma un alleato per i robot nello spazio
Finora il vuoto dello spazio è stato un problema per i robot. I motori elettrici tradizionali rischiano di surriscaldarsi e hanno bisogno di lubrificanti speciali per funzionare lontano dall’aria. “Abbiamo trovato un modo per trasformare il vuoto, considerato un ambiente ostile, in un punto di forza. Così si possono costruire sistemi più leggeri, efficienti e affidabili per le missioni future”, spiega Ion-Dan Sirbu, primo autore dello studio e ricercatore alla Scuola Sant’Anna.
La tecnologia si basa su attuatori elettrostatici che trasformano l’energia elettrica in movimento sfruttando proprio le caratteristiche del vuoto. Questi dispositivi non hanno ingranaggi né lubrificanti, e si possono usare con i materiali già impiegati nelle missioni spaziali. I primi test mostrano movimenti rapidi e forze importanti, con un ottimo rapporto tra potenza e peso e consumi contenuti.
Risparmiare peso, tagliare i costi: la sfida dello spazio
Il peso è tra i problemi più grandi per chi manda qualcosa nello spazio. Ogni chilogrammo in più fa salire i costi del lancio e della gestione. “I nostri attuatori leggeri sono decisivi per le missioni spaziali: ogni grammo risparmiato riduce i costi di mandare un robot in orbita”, sottolinea Marco Fontana, coordinatore della ricerca alla Sant’Anna.
Questi attuatori permettono di costruire robot più agili e meno costosi, capaci di compiti difficili come riparare i satelliti o esplorare superfici planetarie. “Senza aria, il nostro attuatore può muoversi molto più veloce, senza perdere energia per attrito”, spiega Giacomo Moretti, dell’Università di Trento. Un vantaggio fondamentale per lavorare negli ambienti duri dello spazio profondo.
Oltre lo spazio: tecnologia italiana pronta per oceani e industria
La stessa tecnologia potrebbe essere utile anche qui sulla Terra, in posti dove le condizioni sono estreme. I ricercatori pensano all’esplorazione dei fondali marini o a settori industriali dove serve alta affidabilità. Virgilio Mattoli, dell’Istituto Italiano di Tecnologia, racconta che “la chiave sta nel processo di fabbricazione, che usa sottili film isolanti e flessibili. Così il dispositivo funziona bene anche in condizioni difficili”.
Il sistema produttivo rende i componenti robusti ma leggeri, adattabili a molti usi diversi. Questi attuatori elettrostatici potrebbero diventare preziosi anche per la robotica subacquea o per macchine automatiche da impiegare in ambienti ostili.
Cosa ci aspetta: i prossimi passi della ricerca
I ricercatori italiani annunciano che nei prossimi mesi si concentreranno su test più approfonditi, sia in laboratorio sia in ambienti che simulano lo spazio. L’obiettivo è confermare le prestazioni degli attuatori e iniziare collaborazioni con agenzie spaziali europee e internazionali. “Siamo solo all’inizio – confida Sirbu – ma finora i risultati sono molto promettenti. In futuro i robot potrebbero diventare davvero compagni insostituibili nelle missioni più complesse”.
In attesa di sviluppi, la comunità scientifica guarda con interesse a questa innovazione made in Italy, destinata a cambiare il volto della robotica spaziale nei prossimi anni.
