Cortina d’Ampezzo, 15 gennaio 2026 – Pietro Zantonini, 55 anni, vigilante notturno al cantiere dello Stadio del Ghiaccio di Cortina d’Ampezzo, è morto l’8 gennaio scorso a causa di un infarto. I primi risultati dell’autopsia parlano chiaro: il malore non sembra legato all’ipotermia, nonostante il freddo intenso di quelle ore. La vicenda, seguita dalla Procura di Belluno, ha acceso dubbi sulle condizioni di lavoro nei cantieri delle Olimpiadi invernali, ma per ora gli esperti escludono un legame diretto tra la morte e le temperature rigide.
Autopsia e indagini: un infarto senza legami col freddo
L’autopsia, affidata al medico legale Andrea Porzionato dell’Università di Padova, ha confermato che la causa del decesso è stata un “evento cardiaco acuto”. Zantonini è stato trovato privo di sensi poco dopo le 2 di notte, nella sua postazione al cantiere. Fuori, la temperatura oscillava tra i -8 e i -10 gradi. Ma almeno per ora, dall’esame medico non emergono segni che colleghino la morte all’ipotermia.
Anche il consulente della difesa, l’anatomopatologo Maurizio Rocco di Udine, ha preso parte agli accertamenti. “Serviranno altri esami per escludere completamente un ruolo del freddo”, ha spiegato una fonte vicina all’inchiesta. La Procura attende i risultati degli esami tossicologici e istologici, attesi entro fine mese.
Notte fredda e solitudine: il lavoro di Zantonini al cantiere
Zantonini lavorava per una ditta di vigilanza privata incaricata della sicurezza del cantiere olimpico. Quella notte, secondo i carabinieri di Cortina, era solo nella sua postazione dalle 23 alle 3, quando avrebbe dovuto finire il turno. È stato un collega a trovarlo, seduto sulla sedia, con il telefono acceso sul tavolo. “Non rispondeva alle chiamate”, raccontano chi lo conosceva, “sembrava semplicemente addormentato”.
Le condizioni erano davvero dure: vento gelido e una leggera neve che si infilava sotto le porte prefabbricate. Però chi lavora lì dice che Zantonini era abituato a queste situazioni. “Era un tipo tosto”, confida un operaio, “ma il freddo qui non fa sconti a nessuno”.
Sicurezza sotto accusa: il dibattito si infiamma
La morte del vigilante ha riacceso la discussione sulle condizioni di sicurezza nei cantieri delle Olimpiadi. I sindacati chiedono controlli sulle protezioni anti-freddo e sulle pause obbligatorie per i lavoratori notturni. “Non si può morire così”, ha detto il segretario della Filcams Cgil di Belluno. “Vogliamo chiarezza su turni e dispositivi di sicurezza”.
La ditta per cui lavorava Zantonini ha espresso il proprio cordoglio alla famiglia e si è detta “fiduciosa nel lavoro della magistratura”. Il sindaco di Cortina, Gianpietro Ghedina, ha chiesto “rispetto per il dolore dei familiari” e ha invitato a non fare speculazioni finché l’inchiesta non sarà conclusa.
Il futuro dell’inchiesta: accertamenti in corso
La Procura di Belluno ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro il rappresentante legale della ditta, un atto dovuto per permettere tutti gli accertamenti. Solo dopo i risultati definitivi degli esami si capirà se ci sono state negligenze o se la morte è da attribuire a cause naturali.
Intanto, nel cantiere dello Stadio del Ghiaccio – uno dei simboli delle prossime Olimpiadi invernali – i colleghi hanno lasciato un mazzo di fiori vicino all’ingresso della portineria. “Era sempre puntuale”, racconta uno di loro, “e non si lamentava mai”. Un ricordo che, nelle notti gelide di Cortina, pesa ancora di più.
