Roma, 16 gennaio 2026 – L’Italia torna a puntare con decisione sull’Artico, presentando oggi una strategia aggiornata e un calendario fitto di incontri internazionali. A dirlo è stata la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, durante la conferenza di oggi al ministero a Trastevere, dove ha svelato il nuovo documento strategico italiano sull’Artico, frutto del lavoro svolto nel 2025. “La ricerca italiana nell’Artico è già avanti, e vogliamo continuare a dimostrare la nostra forza innovativa”, ha detto Bernini, davanti a un pubblico di accademici, diplomatici e rappresentanti istituzionali.
Cinquant’anni di presenza italiana nell’Artico
Non si parte da zero. “L’Italia ha cominciato a investire qui cinquant’anni fa”, ha ricordato la ministra. “Abbiamo costruito competenze, infrastrutture e rapporti con altri Paesi attivi nella zona polare”. Un lavoro silenzioso, spesso poco noto al grande pubblico, ma che oggi permette all’Italia di presentarsi come un interlocutore serio e all’avanguardia. “Quella che presentiamo oggi non è una strategia buttata lì a caso”, ha aggiunto Bernini, “ma il risultato naturale di un mondo in cui i confini, geografici o tematici, stanno perdendo importanza”.
L’Artico, un laboratorio per il mondo intero
Il nuovo documento strategico – realizzato da un gruppo interministeriale con il supporto del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) – vuole rafforzare la presenza italiana nei progetti internazionali, ma anche mettere in luce i benefici concreti per il Paese, sia in campo tecnologico che ambientale. “L’Artico è per sua natura un crocevia di discipline diverse, è il cuore di molte questioni globali”, ha spiegato Bernini, citando gli esperti che da anni studiano i cambiamenti climatici e le tensioni geopolitiche nella regione.
Secondo i dati del CNR, l’Italia è coinvolta in oltre trenta progetti scientifici attivi nell’Artico, con una presenza stabile alla stazione Dirigibile Italia alle Svalbard e collaborazioni con università di Norvegia, Canada e Russia. Gli studi vanno dalla climatologia alla biologia marina, fino alla ricerca sulle nuove rotte commerciali che si aprono con lo scioglimento dei ghiacci.
Marzo, Roma capitale dell’Artico
Il prossimo marzo, Roma sarà la sede dell’Arctic Circle Forum, la più grande rete mondiale per il confronto sull’Artico e le regioni polari. L’evento, organizzato dal Ministero dell’Università e della Ricerca insieme al CNR, vedrà arrivare ricercatori, politici e imprenditori da ogni parte del mondo. “A marzo l’Artico arriva in Italia”, ha detto Bernini. “Sarà un’occasione unica per parlare di questa regione e per far sentire la voce dell’Italia da protagonista”.
Tra i temi principali, la cooperazione scientifica internazionale, le nuove tecnologie per monitorare l’ambiente e le opportunità economiche legate alle rotte artiche. Non mancheranno sessioni sul cambiamento climatico e sull’impatto sui ghiacciai – il cosiddetto Terzo Polo – oltre a strategie di adattamento per le comunità locali.
Scienza e diplomazia, una sfida cruciale
Il rilancio della strategia italiana arriva in un momento delicato per gli equilibri dell’Artico. Negli ultimi anni, l’interesse delle grandi potenze – dagli Stati Uniti alla Cina – si è concentrato sulle risorse naturali e sulle nuove vie di navigazione aperte dallo scioglimento dei ghiacci. In questo quadro, l’Italia punta a farsi valere grazie alla diplomazia scientifica e alla collaborazione multilaterale.
“L’Artico non è solo ricerca”, ha sottolineato Bernini a margine della conferenza. “È anche una prova importante per l’Europa, per dimostrare che può lavorare insieme su problemi globali”. Un messaggio chiaro, rivolto sia agli alleati europei sia ai partner fuori dal continente.
Cosa ci aspetta
Il documento strategico ora passerà all’esame del Parlamento e delle principali istituzioni scientifiche italiane. Intanto, i preparativi per l’Arctic Circle Forum sono già in pieno svolgimento: secondo il ministero, sono attese più di 500 persone tra delegati stranieri e rappresentanti del mondo accademico. Un’occasione concreta per rafforzare il ruolo dell’Italia come ponte tra scienza, diplomazia e innovazione nell’estremo Nord del pianeta.
