Milano, 16 gennaio 2026 – Il cocktail bar Coa di via Lecco, nel cuore di Milano, è stato chiuso nelle ultime ore dalle autorità dopo una serie di controlli che hanno messo in luce gravi carenze sulla sicurezza. La chiusura è arrivata al termine di un’ispezione congiunta tra Polizia locale e Carabinieri, che hanno scoperto l’assenza di licenza e l’esistenza di un’unica via di fuga: una scala a chiocciola, stretta e tortuosa, che collega il seminterrato alla strada. Il provvedimento si inserisce in un clima di allerta crescente dopo la tragedia di Capodanno al bar Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, dove la mancanza di uscite di sicurezza adeguate ha avuto esiti drammatici.
Controlli più duri dopo la tragedia in Svizzera
L’incidente in Svizzera ha acceso un faro sui controlli nei locali notturni italiani. Negli ultimi giorni, oltre al Coa, sono stati chiusi la Torre Rossa a Sestriere per problemi all’impianto antincendio e una discoteca abusiva a Palermo, priva dei requisiti minimi. A Milano, il caso del Coa ha fatto notizia per la sua posizione centrale – via Lecco, zona vivace della movida – e per la situazione scoperta. Secondo gli inquirenti, il locale si trovava in un seminterrato dove, durante i controlli, sono stati trovati circa cento giovani intenti a ballare. L’unica via d’uscita era quella dell’ingresso: la scala a chiocciola dal piano interrato alla strada.
Segnalazioni già arrivate nel 2024
Le verifiche sul Coa non sono state un colpo di scena. Già a settembre 2024, un esposto aveva spinto la Polizia locale a un primo sopralluogo. In quell’occasione – dicono fonti vicine all’indagine – era emersa una situazione rischiosa: “Un centinaio di ragazzi ammassati in un sotterraneo, con una sola via di fuga”, si legge nei verbali. La scala, definita “angusta”, avrebbe potuto causare problemi seri in caso di emergenza. Dopo quel primo controllo, anche i Carabinieri erano tornati per approfondire.
Avvertimenti ignorati, attività proseguita
Nonostante segnalazioni e provvedimenti della Procura, il locale ha continuato a funzionare. Nel giugno 2025 il Comune aveva ordinato la sospensione dell’attività. Eppure, il 7 gennaio scorso – pochi giorni dopo la tragedia svizzera – il Coa era ancora aperto. I giovani ballavano nel seminterrato come se nulla fosse. Nel verbale delle autorità si parla di “perdurante indifferenza alle misure di legge” da parte del titolare, che avrebbe ignorato richiami e controlli ripetuti.
La sicurezza nei locali milanesi torna al centro
Il caso Coa riporta al centro del dibattito la questione della sicurezza nei locali notturni di Milano. “Non è solo una questione di carte – spiega un funzionario della Polizia locale – ma di proteggere davvero le persone”. In città, soprattutto nelle zone della movida come Porta Venezia e Navigli, i controlli si sono fatti più serrati nelle ultime settimane. L’obiettivo è chiaro: evitare che tragedie come quella di Crans-Montana possano ripetersi anche qui.
Tra reazioni e nuove sfide
La chiusura del Coa ha scatenato reazioni diverse tra i frequentatori della zona. Alcuni giovani incontrati ieri sera in via Lecco hanno ammesso: “Sapevamo che il posto era piccolo e affollato, ma non pensavamo fosse così pericoloso”. Altri hanno lamentato la mancanza di alternative sicure per chi vuole divertirsi nel centro città. Dal Comune fanno sapere che i controlli “proseguiranno senza sconti”, con l’obiettivo di far rispettare le regole su capienza e vie di fuga.
Solo così, forse, la lezione di Crans-Montana potrà davvero arrivare anche nelle notti milanesi. Per ora resta la serranda abbassata del Coa e una domanda aperta sulla reale sicurezza dei locali sotterranei in città.
