Roma, 16 gennaio 2026 – Questa mattina, a Palazzo Chigi, il governo ha incontrato le famiglie delle sei vittime italiane della tragedia di Crans-Montana. Un incontro carico di emozione, durante il quale è stata ribadita la volontà dell’Italia di costituirsi parte civile nel processo aperto in Svizzera. A parlare è stato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, al termine di un confronto con diversi rappresentanti istituzionali, a pochi giorni dall’incendio che ha strappato la vita a sei giovani italiani nella notte di Capodanno.
Il governo in campo: “Siamo al fianco delle famiglie”
«L’Avvocatura dello Stato sta valutando l’ipotesi di far entrare l’Italia come parte civile», ha detto Mantovano davanti ai parenti delle vittime, riuniti nella sala verde di Palazzo Chigi. Il sottosegretario ha annunciato anche l’intenzione di proporre alla Commissione europea di seguire la stessa strada: «Se l’Europa significa qualcosa anche in termini di cooperazione giudiziaria, qui ci sono non solo interessi economici, ma qualcosa di molto più importante che deve trovare rappresentanza». Secondo fonti di Palazzo Chigi, questa mossa punta a rafforzare la posizione delle famiglie nel processo e a lanciare un segnale chiaro di sostegno da parte delle istituzioni.
Con Mantovano c’erano anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, l’avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli e rappresentanti dei ministeri degli Esteri, dell’Interno, degli Affari europei e della Protezione civile. Un vertice definito “necessario” per «mettere a punto una linea condivisa sul fronte giudiziario, sia in Svizzera che in Italia», spiegano fonti di governo. L’obiettivo è decidere quali azioni prendere, seguendo le indicazioni del Parlamento e quanto annunciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni subito dopo la tragedia.
Coordinare l’Europa e aiutare le famiglie
Durante la riunione, Mantovano ha chiarito che l’Italia proporrà alle altre nazioni europee coinvolte – quelle che hanno perso cittadini o hanno feriti – di creare un coordinamento per supportare le autorità svizzere, «sempre rispettando il diritto elvetico e i diritti dei danneggiati». Una strada non scontata, che potrebbe portare a un fronte comune europeo nelle aule di giustizia svizzere.
L’avvocato generale dello Stato, Palmieri Sandulli, ha sottolineato che il ruolo dell’Italia come parte civile «non sarà solo di facciata, ma concreto». E ha aggiunto: «Le famiglie devono sapere che non sono sole: è questo il senso della nostra presenza. Il messaggio deve essere chiaro e forte: siamo con loro. Proprio come ha fatto la Francia». Un chiaro riferimento alla scelta già presa da Parigi in situazioni simili.
Indagini in Svizzera e sostegno alle famiglie
Mentre continuano le indagini sulle responsabilità e sulle condizioni di sicurezza del locale incendiato a Crans-Montana, il governo italiano si è attivato per fornire supporto istituzionale e legale ai parenti delle vittime. Secondo fonti vicine al dossier, l’Avvocatura dello Stato sta già preparando i documenti necessari per la costituzione di parte civile, in attesa dei prossimi sviluppi dell’inchiesta svizzera.
Le famiglie, arrivate a Roma nelle prime ore del mattino, sono state accolte con discrezione. Volti segnati dalla fatica e dal dolore, poche parole nei corridoi di Palazzo Chigi. «Ci sentiamo meno soli», ha detto uno dei genitori uscendo dall’incontro. Un sentimento condiviso da tutti i presenti.
L’incontro con Papa Leone XIV: “La vostra speranza non è vana”
Nel pomeriggio, le famiglie si sono recate in Vaticano per un’udienza privata con Papa Leone XIV. Un momento intimo, lontano dai riflettori, in cui il Pontefice ha espresso la sua vicinanza personale e quella di tutta la Chiesa. «La vostra speranza non è vana», ha detto rivolgendosi ai genitori e ai parenti dei giovani scomparsi. Parlando a braccio, il Papa ha raccontato di aver accolto subito la richiesta d’incontro: «Quando ho saputo che da parte vostra qualcuno aveva chiesto questo incontro, ho detto subito: “Sì, troveremo il tempo”. Volevo almeno condividere un momento che, in mezzo a tanto dolore e sofferenza, è una testimonianza della nostra fede».
La giornata si è chiusa così, tra le mura vaticane. Un abbraccio simbolico – quello delle istituzioni e della Chiesa – che non cancella il dolore, ma prova a offrire un sostegno concreto alle famiglie colpite dalla tragedia di Crans-Montana.
