Roma, 16 gennaio 2026 – Nel cuore dell’Esquilino, tra le strade che raccontano la storia popolare di Roma, il Palazzo del Freddo Fassi resta un punto di riferimento per chi ama il gelato artigianale. Da quasi un secolo, la famiglia Fassi porta avanti una tradizione che si intreccia con la storia della città e del gusto italiano. Oggi, alla guida dell’attività fondata nel 1928 da Giovanni Fassi, c’è Andrea Fassi, quinta generazione di una famiglia che ha fatto del gelato una vera passione.
Andrea Fassi: “L’artigianalità è il nostro segreto”
“Il gelato lo facciamo ancora come una volta, artigianale, con tutti i suoi pregi e difetti – racconta Andrea Fassi – non è mai uguale tutti i giorni, ma è sempre più buono della produzione industriale che comunque ha provato a superaci”. Le sue parole arrivano al termine del Sigep World – il grande evento mondiale dedicato al foodservice, dove il marchio romano si prepara a festeggiare la XIV edizione della Giornata europea del gelato artigianale.
Nel laboratorio a vista di via Principe Eugenio, 700 metri quadrati pieni di macchinari d’epoca e profumo di crema fresca, la differenza si sente subito. “Il gelato industriale è sempre uguale, ha un sapore che non cambia mai – sottolinea Fassi – per questo i romani, e non solo loro, preferiscono il nostro gelato artigianale. Noi possiamo cambiare ricetta e sperimentare, ma senza mai perdere la qualità”.
La storia del Palazzo del Freddo: un pezzo di Roma
Il Palazzo del Freddo, oggi la casa della famiglia, nasce ufficialmente nel 1928, ma affonda le radici nella prima bottega aperta da Giovanni Fassi in via IV Novembre nel 1880. Da allora, tra spostamenti e nuovi eredi, il nome Fassi è diventato sinonimo di gelato romano. Negli anni Sessanta, Leonida Fassi prende in mano l’attività del padre e trasmette la passione ai figli Giovanni, Daniela e Fabrizio.
Andrea Fassi ricorda un episodio che ha segnato la vita dell’azienda: “Nel ’44 arrivano a Roma le truppe americane, la Croce Rossa americana prende in affitto il Palazzo del Freddo e i Fassi si occupano dell’assistenza. Gli americani si mettono a fare gelato con il loro metodo industriale”. Un dettaglio poco noto: “Nel 1946 gli americani lasciano il palazzo e succede qualcosa che avrebbe potuto cambiare tutto. Giovanni Fassi vende al responsabile della Croce Rossa il macchinario per la produzione industriale. Nel ’47 apre un laboratorio proponendo a Giovanni di entrare in società. Lui però rifiuta, perché vuole mantenere il gelato artigianale, senza piegarsi all’industria”. Quella società diventerà poi l’Algida.
Tra tradizione e nuovi gusti: il gelato per tutti
Oggi Fassi guarda al futuro senza dimenticare le sue radici. “Non mi piace quando il gelato diventa troppo ‘gourmet’ – ammette Andrea – quelle raffinatezze mi hanno sempre un po’ spaventato. Noi facciamo un gelato per tutti, per la gente comune. Il gelato Fassi non diventa mai un prodotto di élite”. Accanto ai gusti storici, ormai marchi registrati, ci sono nuove creazioni firmate dai maestri gelatieri. In via Principe Eugenio, insomma, è estate tutto l’anno.
Ogni sabato e domenica si organizzano i Tour degustazione: visite guidate al museo dei macchinari antichi e al laboratorio dove, da oltre 140 anni, si produce gelato artigianale. “I maestri gelatieri spiegano come si fa il gelato artigianale, diverso da quello industriale – racconta Fassi – e chi partecipa può assaggiare il gelato appena fatto”.
Un punto di incontro per cultura e creatività
Negli ultimi anni il Palazzo del Freddo è diventato anche un luogo di ritrovo per scrittori e appassionati di letteratura. “Faceva troppo freddo – scherza Andrea – così nella Sala Giuseppina, insieme a Paolo Restuccia e altri editor, abbiamo aperto ‘Genius’, una scuola di scrittura creativa”. Lo scorso anno Andrea ha pubblicato il romanzo “Papille” con la casa editrice Coda di Volpe. Non mancano poi le cene a tema letterario con gelato.
E il suo dolce preferito? “Non può che essere il Sanpietrino – confessa Andrea – un semifreddo glassato al cioccolato fondente, con mandorla, crema, zabaione, caffè, cioccolato e nocciolato”. Un omaggio alla città, alle sue pietre, ma soprattutto a una tradizione che si rinnova ogni giorno dietro il bancone di via Principe Eugenio.
