Bologna, 16 gennaio 2026 – A un anno dalla scomparsa di David Lynch, avvenuta il 16 gennaio 2025 a Los Angeles, la Cineteca di Bologna e Lucky Red chiudono un anno di omaggi e ricordi. Il progetto “The Big Dreamer. Il cinema di David Lynch”, nato subito dopo la notizia della morte del regista americano, arriva ora al suo ultimo atto. Segna due traguardi importanti: il primo anniversario della sua scomparsa e i vent’anni dall’uscita di Inland Empire, il suo ultimo film.
Inland Empire torna in sala restaurato in 4K
Dal 19 al 21 gennaio, Inland Empire sarà proiettato in alcune sale italiane nella versione restaurata in 4K dalla The Criterion Collection, con il supporto di StudioCanal e sotto la supervisione dello stesso Lynch, che aveva seguito da vicino il restauro prima di morire. Un ritorno molto atteso, che chiude il percorso iniziato dalla Cineteca e Lucky Red: negli ultimi mesi, i film più famosi del regista – da Eraserhead a Mulholland Drive – sono tornati sul grande schermo, accompagnati da incontri, retrospettive e dibattiti.
Uscito nel 2006, il film è stato definito dal critico francese Philippe Rouyer “l’8 e mezzo di Lynch” per la sua struttura enigmatica e per la riflessione sul cinema stesso. “Un film ancora più sfuggente e illogico rispetto agli altri,” ha scritto Roy Menarini, docente di cinema all’Università di Bologna, “ma forse il più diretto nel raccontare il tema della creazione artistica”.
Il film che chiude un cerchio
Inland Empire è quasi un testamento artistico per Lynch. Il regista, che ha scritto soggetto e sceneggiatura, curato fotografia, montaggio e musiche, ha scelto di lavorare in completa autonomia, sfruttando le potenzialità del digitale. “Affascinato dalle meraviglie della camera digitale,” spiega Menarini, “Lynch ha realizzato un film aperto, con la sceneggiatura che nasceva scena dopo scena, girato tra America ed Europa e con attori feticcio come Laura Dern pronti a tutto per lui”.
Nel film ritornano molte delle ossessioni di Lynch: la perdita d’identità, i mondi paralleli, il confine sottile tra realtà e finzione. Ma, per molti critici, è anche un’opera che parla apertamente del mestiere del regista e del senso stesso del fare cinema. “Un Effetto notte del delirio?”, si chiedeva Menarini in un saggio sulla rivista Segnocinema.
Un anno di omaggi in tutta Italia
“The Big Dreamer” ha coinvolto decine di città. A Bologna, la Cineteca ha organizzato una retrospettiva completa già nella primavera del 2025; a Roma e Milano sono stati organizzati incontri con studiosi e registi cresciuti nel culto lynchiano. “Lynch ha cambiato il nostro modo di guardare le immagini,” ha detto Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna. “Era giusto salutarlo così: riportando i suoi film dove devono stare, cioè in sala”.
Il pubblico ha risposto con grande entusiasmo: molte proiezioni sono andate sold out in poche ore. “Non mi aspettavo così tanta gente per un film così difficile,” ha raccontato una spettatrice all’uscita dal Lumière di Bologna. “Ma Lynch è sempre stato un mistero che ci attrae”.
Inland Empire: vent’anni dopo
Vent’anni dopo l’uscita, Inland Empire resta un film unico nel panorama cinematografico. Girato tra Los Angeles e Polonia, con una troupe ridotta e una lavorazione durata quasi tre anni, il film aveva diviso pubblico e critica già al Festival di Venezia del 2006. Oggi viene riscoperto come uno dei lavori più radicali di Lynch.
La versione restaurata in 4K, curata da The Criterion Collection con la collaborazione dello stesso regista fino agli ultimi mesi della sua vita, permette di vedere dettagli e sfumature che la copia originale non mostrava appieno. “Ci teneva molto a questo restauro,” ricorda Farinelli. “Diceva che solo così il film avrebbe avuto una seconda vita”.
L’eredità di Lynch è più viva che mai
Con la fine di “The Big Dreamer”, la figura di David Lynch è più presente che mai nel dibattito culturale italiano. I suoi film continuano a far riflettere e a stimolare studiosi e spettatori. Come spesso accade con i grandi autori, solo il tempo dirà quanto profonda sarà stata la sua influenza.
Per ora resta l’appuntamento con Inland Empire, dal 19 al 21 gennaio nelle sale italiane: un’occasione rara per perdersi ancora una volta nei labirinti lynchiani. E forse – come suggeriva lo stesso regista – per lasciarsi sorprendere dal potere misterioso delle immagini.
