Caracas, 16 gennaio 2026 – Con la fine dell’era Maduro, il Venezuela si trova in un momento di grande attesa, carico di speranze ma anche di dubbi. A sentirsi in bilico, soprattutto, sono le imprese italiane che da tempo operano nel Paese. A raccontare l’atmosfera che si respira è Alvaro Peressutti, presidente della Camera di Commercio Italo Venezuelana Cavenit, che da Caracas spiega come, nonostante le difficoltà economiche e le incertezze politiche, il Venezuela resti un terreno fertile per il Sistema Italia.
Cavenit, la spina dorsale degli italiani in Venezuela
Fondata nel 1954, la Cavenit oggi conta 459 soci e sei sedi distribuite nelle regioni più importanti, da Bolivar a Zulia, oltre alla sede principale di Caracas. “Ci concentriamo sui settori industriali e commerciali con maggiori possibilità di crescita, tenendo conto della situazione economica attuale”, dice Peressutti. La comunità imprenditoriale italiana, secondo lui, ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo di settori chiave come il minerario, l’industria petrolifera, le costruzioni, l’agroalimentare e la lavorazione dei prodotti alimentari. “Nel settore della pasta, per esempio, il Venezuela è terzo al mondo per consumo pro-capite, un risultato che porta anche la firma degli imprenditori italiani”, sottolinea.
Dopo Maduro: tra speranze e incertezze
Il 3 gennaio scorso, con la nomina ad interim di Delcy Rodriguez – già figura centrale nel governo Maduro – si è aperta una nuova fase, ancora però tutta da definire. “Il cambiamento è stato forte, ha acceso grandi aspettative, ma è ancora difficile capire quali passi concreti prenderanno il governo venezuelano e gli Stati Uniti”, spiega Peressutti. In queste settimane, il Paese sembra sospeso. “C’è voglia di cambiamento, ma anche molta prudenza. Le imprese vogliono capire se davvero arriverà una stagione più giusta per i diritti civili e più aperta sul fronte economico”.
Imprese italiane: tenacia e attesa
Negli ultimi anni, le aziende italiane che hanno continuato a lavorare in Venezuela si sono ridotte, ma hanno rafforzato la loro presenza. “Sono realtà che hanno resistito alle difficoltà e ora aspettano un quadro più stabile per tornare a investire”, spiega il presidente di Cavenit. Oggi sono quindici le grandi imprese italiane attive: tra queste Eni, Saipem, Trevi, Webuild-Astaldi, Ghella. Nel settore agricolo si fanno notare marchi come Landini e Maschio Gaspardo, mentre nel comparto elettrico c’è la Vimar. Nel mondo della moda, non mancano brand come Versace, Dolce & Gabbana, Armani; e nel settore alimentare i grandi nomi italiani sono tutti presenti, da Barilla a De Cecco, da Colavita a San Pellegrino.
Scambi commerciali: numeri e segnali
I rapporti economici tra Italia e Venezuela mostrano le difficoltà di un periodo complesso. Secondo i dati della Camera di Commercio, le esportazioni italiane verso il Venezuela sono calate del 32,9% nei primi nove mesi del 2025, passando da 137 a 92 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2024. L’unico settore in crescita è quello dei mobili, che ha segnato un +44%. Le importazioni venezuelane in Italia, invece, dopo un boom del 171% tra il 2022 e il 2024 (da 104 a 282 milioni), si sono stabilizzate nel 2025 a 222 milioni. La bilancia commerciale italiana resta in negativo per 129 milioni di euro: se il dato si confermerà a fine anno, sarà il peggior risultato degli ultimi cinque anni.
2026: tra rischi e opportunità
Guardando avanti, Peressutti non nasconde le difficoltà ma intravede anche spazi per crescere. “L’industria venezuelana sfrutta solo una parte della sua capacità produttiva. C’è interesse per la tecnologia e i macchinari italiani”, spiega. Il fenomeno migratorio, con oltre otto milioni di venezuelani che hanno lasciato il Paese negli ultimi anni, pesa sulla forza lavoro. Ma potrebbe diventare una risorsa se queste professionalità tornassero a casa. “L’Italia può giocare un ruolo importante, grazie al legame storico con la comunità imprenditoriale locale”, aggiunge.
Il futuro delle relazioni economiche dipenderà però da un nuovo quadro normativo che dia garanzie agli investitori. Su questa strada va l’annuncio del presidente dell’Asamblea Nacional, Jorge Rodriguez: “Il Parlamento lavorerà a otto nuovi codici fondamentali, tra cui un nuovo codice penale, civile ed elettorale”, ha detto nei giorni scorsi.
Venezuela, tra passato e futuro
Il Venezuela resta un Paese sospeso tra attesa e speranza. Le imprese italiane osservano con attenzione i prossimi passi delle istituzioni, consapevoli che solo un clima più stabile e trasparente potrà davvero rilanciare i rapporti economici tra i due Paesi. Per ora, la parola d’ordine è prudenza. Ma la lunga storia della presenza italiana in Venezuela lascia aperta la porta a nuove occasioni.
