Oro sotto i 4.600 dollari: il crollo di metalli preziosi colpisce anche platino e argento

Oro sotto i 4.600 dollari: il crollo di metalli preziosi colpisce anche platino e argento

Oro sotto i 4.600 dollari: il crollo di metalli preziosi colpisce anche platino e argento

Matteo Rigamonti

Gennaio 16, 2026

Milano, 16 gennaio 2026 – Il prezzo dell’oro continua a scendere sui mercati asiatici. Questa mattina lo spot si è fermato a 4.596 dollari l’oncia, in calo dello 0,42% rispetto alla chiusura di ieri. Anche il future di febbraio sul Comex di New York ha perso terreno, chiudendo a 4.600 dollari l’oncia (-0,51%). Non è solo l’oro a soffrire: anche platino e argento hanno registrato perdite nelle ultime ore.

Mercati asiatici: oro e metalli preziosi in calo netto

Nei primi scambi di giornata, i prezzi dell’oro hanno fatto un altro passo indietro. Alle 8.30 ora italiana, il prezzo spot ha toccato i 4.596 dollari l’oncia, confermando il trend ribassista che si era già visto la scorsa settimana. Il future di febbraio, punto di riferimento per molti investitori, si è attestato a 4.600 dollari, con una flessione dello 0,51%.

Il calo coinvolge anche altri metalli preziosi. Il platino è sceso a 2.359 dollari l’oncia (-2,22%), mentre l’argento è stato scambiato a 90,56 dollari l’oncia, giù dell’1,94%. Secondo alcuni analisti di Hong Kong interpellati da alanews.it, si tratta di “una fase di assestamento dopo i rialzi di fine 2025 e le incertezze sulle prossime mosse delle banche centrali”.

Inflazione e tassi: cosa spinge giù l’oro

A pesare sulle quotazioni sono soprattutto le attese degli investitori sulle decisioni future delle banche centrali, in particolare della Federal Reserve americana. “Il mercato pensa che i tassi d’interesse resteranno alti più a lungo di quanto si immaginasse”, spiega un trader della Borsa di Singapore. In questo scenario, l’oro – da sempre considerato un rifugio sicuro – perde un po’ del suo fascino rispetto ad altri investimenti.

L’inflazione globale, anche se in calo rispetto ai picchi del 2022-2023, rimane sopra gli obiettivi fissati da molte banche centrali. Questo mantiene gli operatori sul chi va là. “Finché non arriveranno segnali chiari di un taglio dei tassi negli Stati Uniti o in Europa, è difficile pensare a una vera ripresa per l’oro”, aggiunge un analista di Tokyo.

Mercati in attesa: tra cautela e incertezza

La giornata sui mercati asiatici è partita con prudenza. Nei desk delle principali banche d’investimento di Shanghai e Hong Kong si respira un clima di attesa. Molti preferiscono non muoversi troppo, aspettando nuovi dati economici dagli Stati Uniti e dalla Cina. “C’è molta volatilità e poca chiarezza su cosa faranno le autorità monetarie”, racconta un gestore di fondi di Singapore.

Secondo gli esperti contattati da alanews.it, la domanda reale di oro, soprattutto da parte delle banche centrali asiatiche, potrebbe sostenere i prezzi nel medio termine. Ma nel breve periodo il sentiment resta cauto. “Se la Fed dovesse sorprendere con un taglio dei tassi già a marzo, potremmo vedere un rimbalzo”, spiega un analista finanziario di Hong Kong.

Impatto sull’Italia: cosa devono sapere gli investitori

Per chi in Italia segue da vicino i metalli preziosi, questa fase richiede attenzione. Le oscillazioni internazionali si riflettono anche sui prezzi locali e sugli strumenti finanziari legati all’oro fisico o ai future. I dati della Borsa Italiana, aggiornati a ieri sera, mostrano che gli ETF sull’oro hanno visto un leggero calo nei volumi rispetto alla media di dicembre.

In attesa delle prossime mosse delle banche centrali e dei dati chiave – come il PIL cinese e l’inflazione americana in arrivo nei prossimi giorni – gli operatori invitano alla prudenza. “Il mercato è fragile e reagisce molto alle notizie”, conclude un consulente finanziario milanese contattato questa mattina.