Petrolio in ascesa a New York: raggiunti i 59,97 dollari al barile

Petrolio in ascesa a New York: raggiunti i 59,97 dollari al barile

Petrolio in ascesa a New York: raggiunti i 59,97 dollari al barile

Matteo Rigamonti

Gennaio 16, 2026

New York, 16 gennaio 2026 – Il prezzo del petrolio ha messo a segno un nuovo rialzo oggi a New York, salendo dell’1,32% fino a quota 59,97 dollari al barile. La spinta è arrivata già nelle prime ore della mattina americana, mentre i mercati energetici internazionali tornano al centro dell’attenzione. Investitori e analisti cercano di districarsi tra le ultime tensioni geopolitiche e le prospettive sulla domanda mondiale.

Petrolio in ripresa: cosa sta succedendo sui mercati

A Wall Street, la notizia del rialzo ha fatto il giro poco dopo le 9.30 locali. Dietro il movimento, dicono gli operatori, ci sono due fattori principali: le tensioni ancora vive in Medio Oriente e i dati sulle scorte di petrolio negli Stati Uniti, diffusi ieri sera dall’Energy Information Administration. “Il mercato si muove con cautela, ma la direzione è chiara: i prezzi sono spinti verso l’alto”, ha spiegato Mark Evans, analista di JP Morgan Commodities.

Il dato sulle riserve americane – leggermente più basso delle attese – ha dato fiducia agli investitori. “Non è un balzo improvviso, ma un passo avanti costante”, ha aggiunto Evans. Del resto, nelle ultime settimane il petrolio WTI aveva già mostrato segnali di recupero dopo una fase di forte instabilità.

Golfo Persico e Cina: i due fronti caldi

A fare da zavorra o da spinta al prezzo ci sono anche le incertezze nel Golfo Persico. Fonti diplomatiche a Washington riferiscono che Stati Uniti e Arabia Saudita hanno ripreso i colloqui sulla produzione. “Ogni volta che si parla di tagli o aumenti, il mercato si agita”, ha confidato un insider vicino ai negoziati.

Sul fronte opposto, resta alta l’attenzione sulla Cina. I dati del Ministero del Commercio cinese pubblicati ieri mostrano una lieve ripresa delle importazioni di greggio a dicembre. “La Cina è sempre il fattore decisivo”, commenta Lisa Chang, economista al Petroleum Policy Institute di Pechino. “Se la crescita industriale continua, potremmo vedere altri rialzi”.

Cosa significa per consumatori e aziende italiane

Il rincaro del petrolio si fa sentire anche qui da noi. L’Unione Petrolifera stima che ogni dollaro in più al barile si traduce in circa un centesimo in più al litro alla pompa. “Ci siamo abituati a questi alti e bassi, ma il rischio è che si inneschi una spirale inflazionistica”, ammette un portavoce di Assopetroli.

Le compagnie aeree e le imprese di trasporto tengono d’occhio la situazione. “Abbiamo già messo in cantiere una revisione dei costi per il primo trimestre”, spiega un dirigente di Alitalia, ricordando che il carburante è tra le voci più pesanti per il settore.

Il futuro del petrolio: cosa aspettarsi

Gli esperti guardano avanti con prudenza. Un report di oggi di Goldman Sachs prevede che il prezzo potrebbe stabilizzarsi intorno ai 60 dollari al barile nel primo semestre del 2026, a meno che non arrivino nuovi shock geopolitici o sorprese dalla domanda globale. “Il mercato resta fragile”, si legge nel documento, “ma la tendenza indica una fase di consolidamento”.

Nel frattempo, tutti gli occhi sono puntati sull’OPEC+, che si riunirà a Vienna tra due settimane per decidere se toccare la produzione. Solo allora si capirà se il rialzo è l’inizio di un nuovo trend o l’ennesima oscillazione in un mercato sempre più imprevedibile.

Per ora, a New York e nelle principali piazze finanziarie mondiali, si resta con il fiato sospeso. E il prezzo del petrolio torna a far parlare di sé, ancora una volta al centro del dibattito economico globale.