Milano, 16 gennaio 2026 – Il prezzo del petrolio continua a scendere sui mercati internazionali. Questa mattina il WTI ha superato di poco quota 59 dollari al barile, segnando un calo dello 0,29%. Anche il Brent, punto di riferimento in Europa, si è fermato a 63,54 dollari al barile, con una flessione dello 0,35%. Gli operatori spiegano che dietro questo movimento ci sono le incertezze sulla domanda globale e le tensioni geopolitiche degli ultimi giorni.
Petrolio in calo: WTI e Brent tornano ai minimi
In apertura a New York, il West Texas Intermediate (WTI) ha oscillato intorno ai 59 dollari, chiudendo a 59,01. Un livello che non si vedeva da settimane. Dall’altra parte dell’Atlantico, il Brent ha seguito la stessa strada, scendendo a 63,54 dollari con un calo dello 0,35%. Gli analisti di Bloomberg sottolineano che il mercato sta già scontando previsioni di crescita più fiacca per il 2026, oltre alle tensioni in Medio Oriente che, per ora, non hanno inciso sulle forniture.
Domanda in rallentamento e scorte in aumento
L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), nel suo ultimo report mensile, segnala un rallentamento della domanda mondiale di greggio. “Le economie avanzate danno segnali di rallentamento. Anche la Cina, pur restando un grande importatore, ha ridotto gli acquisti rispetto all’anno scorso”, spiega un portavoce dell’IEA. A pesare è anche l’aumento delle scorte negli Stati Uniti: i dati del Dipartimento dell’Energia Usa mostrano un incremento di circa 2 milioni di barili nell’ultima settimana. Un dato che ha sorpreso alcuni trader e spinto i prezzi verso il basso.
Mercati in movimento, consumatori in attesa
La reazione sui mercati finanziari non si è fatta attendere. “Il calo del petrolio si riflette già sui titoli energetici europei”, commenta Marco Bellini, analista di Borsa Italiana. A Piazza Affari, Eni ha aperto in lieve ribasso (-0,4%), mentre Saipem ha perso lo 0,7% nei primi scambi. Per gli italiani, però, l’effetto alla pompa sarà più lento. Assopetroli avverte: “Ci vorranno almeno due settimane prima che la discesa internazionale si veda nei prezzi dei carburanti”.
Geopolitica: tensioni presenti ma sotto controllo
Nonostante le tensioni in Yemen e nel Golfo Persico, il mercato sembra aver già messo in conto i rischi geopolitici. “Al momento non ci sono interruzioni significative nelle forniture”, ha detto ieri sera un funzionario dell’OPEC contattato da alanews.it. Gli operatori restano però cauti. Basta una notizia inattesa per cambiare la rotta. Nel frattempo, l’OPEC+ continua a seguire la situazione da vicino e non esclude nuove mosse per stabilizzare i prezzi, se la discesa dovesse continuare.
Cosa significa per l’economia italiana
Per l’Italia, che dipende molto dalle importazioni di energia, un petrolio più debole può essere una boccata d’ossigeno per famiglie e imprese. “Un prezzo più basso del greggio aiuta a ridurre i costi di produzione e trasporto”, spiega Gianni Rossi, economista della Cattolica di Milano. Ma avverte: “Se la discesa fosse troppo forte e duratura, potrebbe creare problemi ai produttori nazionali e alle aziende del settore”.
Uno sguardo al futuro: la situazione resta incerta
In sostanza, la situazione resta in divenire. Gli occhi sono puntati sui prossimi dati sulle scorte Usa e sulle decisioni dell’OPEC+, attese entro fine mese. Intanto, il prezzo del petrolio resta sotto pressione, una storia che continua a tenere banco, tra timori e speranze, sia nelle sale operative sia alle pompe di benzina in Italia.
