Teheran, la calma torna dopo le tensioni

Teheran, la calma torna dopo le tensioni

Teheran, la calma torna dopo le tensioni

Matteo Rigamonti

Gennaio 16, 2026

Teheran, 16 gennaio 2026 – Dopo giorni di proteste che hanno scosso l’Iran, mettendo a dura prova la tenuta sociale e politica del Paese, il generale di brigata Ahmad-Reza Radan, capo della polizia, ha annunciato che l’ordine pubblico è stato ristabilito. La notizia è arrivata ieri sera, durante un’intervista a Press Tv, ripresa da diverse testate internazionali, tra cui Haaretz. Secondo Radan, la calma nelle principali città iraniane è tornata grazie alla collaborazione tra cittadini e forze dell’ordine.

Proteste in tutto il Paese, poi il ritorno alla calma

Le manifestazioni erano partite circa una settimana fa in varie province – da Teheran a Shiraz, passando per Mashhad e Isfahan – coinvolgendo migliaia di persone. Dietro le proteste, dicono fonti locali e osservatori internazionali, ci sono diversi motivi: crisi economica, rincari sui beni di prima necessità e richieste di maggiori libertà civili. In alcune zone, testimoni raccontano di scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. Le autorità, però, non hanno ancora diffuso dati ufficiali su feriti o arresti.

La versione ufficiale: “Il popolo ha supportato la sicurezza”

Durante l’intervista, il generale Radan ha sottolineato come la “presenza consapevole del popolo” sia stata fondamentale per fermare i disordini. “La collaborazione tra cittadini e forze di sicurezza ha rinvigorito chi era sul campo”, ha detto il capo della polizia, definendo questa alleanza “il segreto di questa vittoria”. Parole che rispecchiano la versione del governo iraniano, che accusa gruppi esterni e “terroristi” di aver istigato le proteste.

Il messaggio del governo: “L’ultimo colpo al terrorismo”

Radan ha poi rimarcato il valore simbolico della repressione. “Con la volontà di Dio e il sostegno del popolo, abbiamo messo l’ultimo chiodo nella bara del terrorismo”, ha dichiarato. Un’espressione che ricalca la retorica ufficiale, usata da tempo per bollare ogni forma di dissenso come un complotto straniero. Fonti governative riferiscono che sono in corso indagini per scovare eventuali legami tra i manifestanti e organizzazioni esterne.

Teheran oggi: tra normalità apparente e tensioni latenti

Questa mattina, nelle strade di Teheran, la situazione sembra più tranquilla. Alcuni negozianti della zona Valiasr raccontano di aver riaperto dopo giorni di chiusura forzata. “C’è ancora tensione, ma almeno si può lavorare”, dice Amir, 42 anni, che gestisce una piccola bottega di tessuti. Intanto, sui social circolano ancora video non verificati che mostrano presidi spontanei in periferia. Le autorità hanno bloccato l’accesso a internet in diverse regioni, una mossa già vista in passato per frenare la diffusione delle proteste.

Lo sguardo dall’estero e il futuro incerto

La comunità internazionale osserva con attenzione quanto accade in Iran. L’ONU ha chiesto alle forze di sicurezza “moderazione” e rispetto dei diritti fondamentali. Stati Uniti e diversi Paesi europei hanno espresso preoccupazione per la repressione dei manifestanti. Il governo iraniano, dal canto suo, sostiene che gli interventi erano necessari per mantenere la stabilità del Paese.

Solo nelle prossime settimane si capirà se la calma dichiarata dalle autorità sarà duratura o se rischiano di riaccendersi nuove tensioni. Per ora, il generale Radan rivendica il risultato: “La sicurezza è stata ripristinata grazie alla collaborazione tra popolo e istituzioni”. Ma tra i vicoli di Teheran e nelle piazze virtuali del web iraniano, il dibattito resta vivo e lontano dall’essere chiuso.