Trump minaccia dazi ai paesi contrari all’acquisto della Groenlandia

Trump minaccia dazi ai paesi contrari all'acquisto della Groenlandia

Trump minaccia dazi ai paesi contrari all'acquisto della Groenlandia

Matteo Rigamonti

Gennaio 16, 2026

Washington, 16 gennaio 2026 – Donald Trump non ha usato giri di parole nel parlare della possibilità di imporre dazi doganali a quei Paesi che non si allineano con la posizione degli Stati Uniti sulla Groenlandia. Ieri sera, in un incontro con la stampa nella East Room della Casa Bianca, l’ex presidente ha detto chiaramente: “potrei mettere dazi doganali ai Paesi” per la Groenlandia, “di cui abbiamo bisogno per la sicurezza nazionale”. Il suo intervento arriva in un momento in cui il tema delle tariffe torna a far discutere, tra tensioni commerciali e questioni strategiche.

Trump riporta la Groenlandia al centro della sicurezza nazionale

Nel suo discorso, Trump ha prima parlato dei prezzi dei farmaci e delle tariffe come leve di pressione internazionale. Solo dopo, quasi di sfuggita ma con tono deciso, ha tirato in ballo la Groenlandia. “Abbiamo bisogno della Groenlandia per la nostra sicurezza nazionale”, ha ribadito, lasciando intendere che qui non si parla solo di economia, ma di equilibri geopolitici nell’Artico. Fonti vicine a lui dicono che la Casa Bianca sta da tempo pensando a nuove mosse per rafforzare la presenza americana in quella regione.

Tariffe, l’arma politica di Trump

Trump si è definito ancora una volta il “tariff king”, il re delle tariffe, soprannome guadagnato durante il suo primo mandato, quando aveva fatto del protezionismo una delle sue bandiere. “Se l’amministrazione non vince alla Corte Suprema sui dazi, sarebbe una vergogna per il Paese”, ha detto, riferendosi ai ricorsi ancora aperti sulla legittimità di alcune tariffe imposte negli anni passati. Il messaggio è chiaro: per lui, le tariffe sono uno strumento chiave per difendere gli interessi americani, sia sul fronte commerciale che su quello strategico.

Groenlandia: strategia e tensioni internazionali

Così la Groenlandia torna di nuovo sotto i riflettori negli Stati Uniti. Già nel 2019, durante il suo primo mandato, Trump aveva sorpreso tutti annunciando di voler comprare l’isola dalla Danimarca. Una proposta che aveva scatenato reazioni contrastanti a Copenaghen e tra gli alleati europei. Oggi, invece, si parla di tariffe: secondo alcuni analisti vicini all’amministrazione, i dazi potrebbero diventare uno strumento di pressione contro i Paesi che ostacolano le ambizioni americane nell’Artico. “Non si tratta solo di risorse naturali”, spiega un funzionario del Dipartimento di Stato, “ma anche di controllo delle rotte e di presenza militare”.

Reazioni e scenari in bilico

Le parole di Trump non sono passate inosservate. Dal governo danese ancora nessuna risposta ufficiale, almeno per ora. Ma secondo il quotidiano Politiken, alcuni politici di Copenaghen hanno definito le minacce tariffarie “fuori luogo”. In Europa il tema viene seguito con attenzione: la Groenlandia fa parte del Regno di Danimarca, ma gode di ampia autonomia ed è un punto strategico per le rotte commerciali e militari tra Atlantico e Artico.

Negli Stati Uniti, invece, il dibattito sulle tariffe resta acceso. Alcuni repubblicani hanno appoggiato le parole di Trump, sottolineando l’importanza di difendere gli interessi nazionali. Ma tra i democratici c’è chi invita alla prudenza. “Le tariffe sono un’arma a doppio taglio”, ha detto il senatore Chris Murphy, del Connecticut. “Potremmo finire per far del male ai nostri stessi alleati”.

La Corte Suprema e il futuro delle tariffe

Sul tavolo resta anche la questione giudiziaria. Nei prossimi mesi, la Corte Suprema dovrà decidere sulla legittimità delle tariffe imposte da Trump nel suo primo mandato. Una sentenza che potrebbe avere un peso importante non solo sulle relazioni commerciali internazionali, ma anche sulla campagna elettorale per le presidenziali del 2028.

Per ora, Trump rilancia la sua linea dura: “Non possiamo permetterci di essere deboli”, ha detto ai giornalisti al termine dell’incontro. Ma dietro queste parole restano molti dubbi sulle reali mosse degli Stati Uniti in Artico e sulle possibili risposte degli alleati europei.