Tumore e attesa infinita: crolla a terra dopo otto ore in Pronto soccorso

Tumore e attesa infinita: crolla a terra dopo otto ore in Pronto soccorso

Tumore e attesa infinita: crolla a terra dopo otto ore in Pronto soccorso

Matteo Rigamonti

Gennaio 16, 2026

Senigallia, 16 gennaio 2026 – Otto ore di attesa al pronto soccorso, con un tumore al colon e dolori così forti da non riuscire nemmeno a stare seduto: è la drammatica esperienza di Franco, 60 anni, di Senigallia, provincia di Ancona. Lunedì scorso, accompagnato dalla moglie Cecilia, 56 anni, è stato costretto a sdraiarsi a terra su una coperta, in attesa di una barella arrivata soltanto nel tardo pomeriggio. La vicenda, segnalata anche da politici locali, ha acceso i riflettori sulle condizioni del Pronto soccorso dell’ospedale “Principe di Piemonte” e sulle difficoltà che attraversa il sistema sanitario marchigiano.

Attese estenuanti e medici al limite

Secondo il racconto di Cecilia, quella mattina Franco è arrivato al pronto soccorso alle 8.20, con tutta la documentazione che attestava la gravità del suo tumore al colon. Eppure, le prime cure sono arrivate solo dopo tre ore. “Gli hanno messo il catetere verso le undici”, racconta la moglie, visibilmente provata. L’ecografia è stata fatta altre due ore dopo, mentre la barella è giunta solo intorno alle 16. Nel frattempo, Franco ha dovuto restare seduto su una sedia, poi è stato disteso a terra con una flebo, coperto con una coperta portata da casa dalla moglie.

“Non ce l’ho con loro, il personale fa quello che può – confida Cecilia – ma sono pochi, sempre di corsa. I dirigenti devono intervenire”. Altri pazienti in sala d’attesa raccontano una situazione simile: “C’era chi aspettava da ore, qualcuno addirittura dal giorno prima. Nessuno alzava la voce, ma la tensione si sentiva nell’aria”, dice un testimone anonimo.

La denuncia che scuote la città

A portare la questione sotto i riflettori è stato Paolo Battisti, ex consigliere comunale e capolista del Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni comunali. “Il personale dell’ospedale di Senigallia fa un lavoro enorme – sottolinea Battisti – ma mancano medici e strumenti fondamentali come le Tac. Inoltre, il concorso per il primario del Pronto soccorso non è stato ancora indetto”. Le parole di Battisti hanno fatto il giro della città e dei social, dove la foto di Franco disteso a terra con la flebo, scattata da Cecilia, ha scatenato molte reazioni.

L’Azienda sanitaria territoriale (Ast) di Ancona ha risposto con una nota ufficiale: “Abbiamo subito avviato verifiche interne per capire esattamente cosa sia successo. La Direzione analizzerà tutte le circostanze che hanno portato il paziente a quella situazione, che è di estrema gravità, visto che un caso simile non si era mai verificato prima all’Ospedale ‘Principe di Piemonte’ di Senigallia”.

Un’emergenza che riguarda tutta Italia

Il caso di Franco riporta in primo piano il problema delle lunghe attese nei pronto soccorso italiani e la carenza di personale sanitario. Secondo l’ultimo rapporto Agenas, nelle Marche i tempi medi di attesa per un accesso urgente superano spesso le cinque ore. “Non è solo un problema locale – spiega un infermiere in servizio a Senigallia – succede anche negli altri ospedali della regione. Siamo pochi e i pazienti aumentano”.

Nel frattempo, la famiglia di Franco aspetta risposte. “Vogliamo solo che nessuno debba vivere quello che abbiamo passato noi”, dice Cecilia prima di lasciare l’ospedale. Il caso resta aperto: le verifiche vanno avanti e la comunità osserva con attenzione, tra richieste di intervento e solidarietà per gli operatori sanitari in prima linea.