Annabella Martinelli: il mistero del cerotto e la lettera di addio che svela tutto

Annabella Martinelli: il mistero del cerotto e la lettera di addio che svela tutto

Annabella Martinelli: il mistero del cerotto e la lettera di addio che svela tutto

Matteo Rigamonti

Gennaio 17, 2026

Padova, 17 gennaio 2026 – Annabella Martinelli, 22 anni, studentessa, è stata trovata senza vita ai piedi di un albero nei Colli Euganei, vicino a Teolo, dopo giorni di ricerche cariche di dubbi. Il corpo è stato scoperto lunedì pomeriggio da una donna che passeggiava con il cane lungo una stradina di ghiaia. A colpire subito gli investigatori è stato un particolare insolito: un cerotto sulle labbra, tenuto fermo da una garza. Secondo le prime ipotesi della polizia, sarebbe stata la stessa Annabella a metterlo prima di togliersi la vita. Per ora, il suicidio resta l’unica pista.

Il ritrovamento che ha chiuso le ricerche

Annabella era sparita la sera dell’Epifania. Era uscita dalla casa di Padova, dove viveva con i genitori, e da quel momento nessuno aveva più sue notizie. Le ricerche, coordinate da vigili del fuoco, forze dell’ordine e volontari – oltre cinquanta persone al giorno – sono finite tragicamente a meno di due chilometri dal punto dove la giovane aveva lasciato la sua bici viola. Aveva pedalato per più di venti chilometri, nella notte gelida. Accanto al corpo, c’era il suo zaino rosso con dentro alcuni bigliettini che annunciavano la sua decisione di farla finita.

La lettera in camera: un testamento silenzioso

Solo qualche giorno dopo il ritrovamento, la famiglia ha trovato in camera di Annabella una lunga lettera, una specie di testamento in cui spiegava perché aveva deciso di compiere quel gesto. Un elemento che, dicono gli investigatori, potrebbe spiegare anche il silenzio dei genitori durante le ricerche. “L’abbiamo scoperta solo dopo”, ha detto il padre agli inquirenti. La lettera ora è al vaglio della polizia e potrebbe aiutare a capire meglio il quadro psicologico della vicenda.

Il cerotto sulle labbra: un enigma che fa discutere

Quel cerotto sulla bocca, fermato da una garza, ha sollevato molte domande. Ma dalla Procura di Padova fanno sapere che non ci sono elementi per pensare che qualcun altro sia coinvolto. “Tutto fa pensare che sia stata lei a metterlo”, spiega una fonte vicina alle indagini. L’autopsia, prevista per martedì all’ospedale di Padova, dovrà dare risposte più precise sulle ultime ore di vita della ragazza.

I messaggi social e il sospetto stalker

A complicare la storia sono venuti fuori alcuni messaggi sui social tra Annabella e un uomo. In uno scambio, riportato dal Corriere del Veneto, la ragazza scriveva: “Se diventi il mio stalker ti individuo subito”. In un altro passaggio, più inquietante: “Se muoio o mi succede qualcosa, ora sappiamo di chi è la colpa, di un uomo che non sa accettare un rifiuto”. Poco dopo la scomparsa di Annabella, il profilo di quell’uomo è stato cancellato. Gli investigatori però precisano che non ci sono prove che colleghino direttamente questa persona alla morte della giovane. “Non abbiamo riscontri concreti che lo leghino ai fatti”, ha spiegato un ufficiale dei carabinieri.

Le polemiche sulle ricerche e la risposta della comunità

Il fatto che il corpo sia stato trovato casualmente da una residente, e non dalle squadre impegnate nelle ricerche, ha acceso polemiche a Teolo e Padova. Alcuni volontari si sono detti amareggiati per non aver avuto risultati nei giorni precedenti. “Abbiamo fatto tutto il possibile”, ha detto uno dei coordinatori della Protezione Civile locale. La comunità è ancora scossa: davanti alla scuola di Annabella sono comparsi fiori e messaggi di cordoglio.

L’autopsia e le domande che restano

Martedì sarà eseguita l’autopsia sul corpo di Annabella Martinelli, all’ospedale di Padova. Solo allora si potranno forse chiarire gli ultimi dubbi su una vicenda che ha colpito tutta la provincia. Nel frattempo, la Procura invita alla cautela: “Non ci sono elementi per pensare a responsabilità diverse dal gesto volontario”, ha ribadito il magistrato che segue il caso. Rimangono il dolore della famiglia e le domande senza risposta che accompagnano storie come questa.