Milano, 17 gennaio 2026 – Dopo il drammatico incendio di Capodanno a Crans-Montana, che ha spezzato la vita di 40 persone e ferito oltre 100, l’Italia ha alzato la guardia. Il governo di Giorgia Meloni ha deciso di stringere i controlli nei locali pubblici, puntando il dito soprattutto sull’uso degli effetti pirotecnici e sull’importanza di ispezioni regolari. L’obiettivo, dicono dal Viminale, è chiaro: evitare che tragedie simili si ripetano anche qui da noi.
Un incendio devastante e i buchi nei controlli
La notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio al locale Le Constellation di Crans-Montana si è consumato un incendio terribile. Secondo la polizia cantonale, l’ultimo controllo risaliva al 2019. Da allora, nessuna verifica. Eppure la legge locale impone controlli periodici. I proprietari, Jessica e Jacques Moretti, sono indagati per omicidio colposo per negligenza e altre accuse legate alla sicurezza. Gli inquirenti svizzeri sottolineano che il problema non sono solo le candele scintillanti o altri effetti pirotecnici, ma soprattutto la mancanza di controlli costanti.
L’effetto Crans-Montana arriva in Italia
La tragedia ha avuto ripercussioni anche nel nostro Paese. Dopo l’incidente, prefetture e amministrazioni locali hanno lanciato controlli serrati in discoteche, bar e strutture ricettive. A Sestriere, i Vigili del Fuoco hanno sequestrato l’hotel Torre Rossa: durante i controlli sono emerse gravi carenze nell’impianto antincendio. A Palermo, la polizia ha chiuso il Dragon Club, una discoteca abusiva senza i requisiti minimi di sicurezza, con fontane pirotecniche pronte all’uso. A Milano, il cocktail bar COA in via Lecco è stato chiuso: non aveva la licenza e l’unica via di fuga era una scala a chiocciola dal piano interrato.
“Non possiamo permetterci leggerezze”, ha detto un funzionario della Questura di Milano durante un controllo notturno. “La sicurezza viene prima di tutto, specialmente dopo quello che è successo in Svizzera”.
Norme italiane: regole chiare, ma serve rigore
Durante la conferenza stampa di inizio anno, la premier Meloni ha difeso il sistema italiano: “Le nostre regole sono più severe rispetto a quelle svizzere”, ha affermato. In effetti, la prevenzione incendi in Italia si basa su un insieme di norme precise: certificazioni obbligatorie, piani di emergenza, requisiti strutturali e impiantistici. I controlli spettano ai Vigili del Fuoco, che possono chiudere subito i locali non a norma.
Chi non rispetta le regole rischia multe pesanti e, nei casi più gravi, anche guai con la giustizia. “Avere le regole non basta”, ammette un dirigente dei Vigili del Fuoco di Torino, “bisogna farle rispettare tutti i giorni”.
Due cose da non dimenticare: norme e controlli
La lezione che viene da Crans-Montana e dai recenti sequestri in Italia è chiara. Da una parte serve aggiornare le norme, vietando per esempio l’uso di scintille sulle bottiglie nei locali chiusi, come suggerito da Meloni. Dall’altra, è fondamentale che i controlli siano veri e continui.
Chi lavora nel settore lo sa bene: il problema non sono tanto i singoli effetti pirotecnici, ma la routine. “Quando non vedi ispezioni per anni”, confida un gestore romano che vuole restare anonimo, “la guardia si abbassa su tutto”.
Gestori preoccupati, ma pronti a collaborare
Tra i titolari di locali notturni c’è preoccupazione. Temono che l’“effetto Crans-Montana” porti a chiusure o nuove restrizioni. “Siamo per la sicurezza”, spiega Marco Bianchi, presidente dell’associazione dei gestori lombardi, “ma serve collaborazione e chiarezza sulle regole”.
Intanto i controlli non si fermano. Solo nella notte tra il 15 e il 16 gennaio, a Milano sono stati ispezionati più di venti locali tra Navigli e Porta Venezia. In alcuni casi si sono trovate piccole irregolarità, in altri, come al COA, problemi seri.
Sicurezza: una questione di cultura, non solo di regole
In fondo, la tragedia in Svizzera ha acceso un faro su una questione che riguarda tutti: la sicurezza nei luoghi dove si sta insieme. Le regole ci sono, spesso anche rigide, ma senza controlli veri rischiano di restare solo parole. E quando succede l’imprevisto, ci si accorge che la prevenzione non può essere affidata al caso o alla buona volontà di qualcuno.
