Canaro, 17 gennaio 2026 – Una coppia di genitori rom è stata condannata a tre anni e mezzo di carcere per maltrattamenti aggravati sui loro quattro figli minorenni. Dopo anni di violenze e abbandono nella loro casa a Canaro, piccolo paese in provincia di Rovigo, la giustizia ha fatto il suo corso. La sentenza, diventata definitiva pochi giorni fa, ha portato all’arresto dei genitori e all’affidamento dei bambini a famiglie e strutture protette, chiudendo un capitolo doloroso che ha scosso la comunità e allertato le istituzioni.
Violenza quotidiana e condizioni disastrose
La Procura di Rovigo ha ricostruito una realtà inquietante: dal 2014 fino a dicembre 2021 i bambini sono stati vittime di percosse, spesso inflitte con oggetti di uso comune come scope, e hanno subito una vita segnata da ustioni, bruciature e lividi. Le testimonianze raccolte parlano di minori spesso sporchi e denutriti, trascurati sotto ogni aspetto. Uno degli episodi più gravi emersi in aula racconta di un neonato lasciato da solo in casa con i fratelli più grandi, senza nessuno a sorvegliarlo. “I bambini più grandi gli infilavano piccoli giocattoli in bocca per gioco”, ha spiegato un operatore dell’Ulss 5 Polesana, intervenuto diverse volte dopo le segnalazioni dei vicini.
Allarmi ignorati, interventi a singhiozzo
Le denunce erano arrivate già da tempo. Tra il 2017 e il 2021, i servizi sociali del Comune hanno fatto numerosi controlli nella casa, situata in una zona periferica di Canaro. Ogni volta, gli assistenti sociali hanno trovato “una situazione molto difficile”, ha ricordato il sindaco Alberto Davì. “Faceva male vedere in che condizioni vivevano quei bambini”, ha aggiunto, sottolineando che mancava persino la frequenza alla scuola materna e che dentro quelle mura si consumavano episodi “molto preoccupanti”. Le relazioni redatte dagli operatori sociali hanno dato il via all’indagine penale.
La sentenza che cambia le vite
A febbraio 2024 il tribunale di Rovigo ha emesso la sentenza definitiva, riconoscendo la colpevolezza di entrambi i genitori per maltrattamenti aggravati dall’età delle vittime. Le violenze, iniziate fin dalla nascita del primo figlio, sono state giudicate “continue e ripetute”. I bambini sono stati tolti alla famiglia: tre affidati a famiglie scelte dai servizi sociali, uno inserito in una struttura protetta. “Il distacco è sempre doloroso – ha detto il sindaco Davì – ma in questo caso era la scelta giusta”.
La comunità sotto choc
Canaro ha subito un forte impatto da questa vicenda. Nei mesi dopo l’allontanamento, alcuni abitanti hanno raccontato di aver visto “movimenti strani” intorno alla casa, ma in pochi avevano capito la gravità della situazione. “Non avremmo mai pensato che fosse così grave”, ha detto una vicina, che ha chiesto di restare anonima. Il Comune, insieme all’Ulss 5 Polesana, ha seguito da vicino la situazione, offrendo supporto psicologico ai bambini e assistenza alle famiglie affidatarie.
Un monito per la tutela dei più piccoli
Questo caso riporta sotto i riflettori la questione della protezione dei minori in famiglie fragili. Gli operatori sociali sottolineano come la rapidità delle segnalazioni e la collaborazione tra enti locali e servizi sanitari siano stati fondamentali per evitare guai peggiori. “Bisogna fare più attenzione, tutti quanti”, ha detto un’assistente sociale. Oggi i quattro bambini stanno cercando di costruirsi una vita nuova, lontano da quella casa che per anni era stata il loro incubo.
