Crescita moderata in Italia: l’industria sfida la concorrenza cinese

Crescita moderata in Italia: l'industria sfida la concorrenza cinese

Crescita moderata in Italia: l'industria sfida la concorrenza cinese

Giada Liguori

Gennaio 17, 2026

Milano, 17 gennaio 2026 – L’economia italiana ha messo a segno una crescita moderata nell’ultimo trimestre del 2025, spinta soprattutto dai servizi alle imprese e da un timido recupero dell’industria. Lo rivela il bollettino economico pubblicato oggi dalla Banca d’Italia, che conferma le stime di dicembre: il Pil italiano dovrebbe crescere dello 0,6% nel 2026, con un’accelerazione attesa nei due anni successivi.

Servizi e industria, la spinta della ripresa

Nel report diffuso questa mattina da Palazzo Koch, la maggiore energia arriva dai servizi, soprattutto quelli destinati alle aziende. “La domanda di consulenza, logistica e servizi digitali ha mostrato segnali di vivacità”, si legge nel documento. Un dato che trova conferma anche nei numeri Istat: tra ottobre e dicembre il settore terziario ha visto un aumento del fatturato dello 0,8% rispetto al trimestre precedente.

L’industria, invece, viaggia a ritmo più lento. Dopo mesi di rallentamento, alcune filiere come quella meccanica e alimentare hanno registrato un lieve miglioramento. “Si nota un recupero parziale della produzione, anche se il quadro resta fragile”, ha spiegato un funzionario della Banca d’Italia, riferendosi ai dati raccolti tra novembre e dicembre nelle principali aree produttive del Nord.

Cresce la fiducia, ma restano i rischi

Le previsioni per il 2026 sono improntate a una prudente fiducia. La Banca d’Italia prevede una crescita del Pil dello 0,6% quest’anno, con un rafforzamento nel biennio 2027-2028. “Il quadro economico italiano mostra segnali di stabilità, ma non mancano le incertezze”, si legge nel bollettino.

Tra i nodi più delicati c’è la manifattura, che continua a soffrire la concorrenza estera. In particolare, le aziende cinesi nei settori dell’elettronica, dei macchinari e dell’automotive rappresentano una minaccia concreta. “La sfida sui prezzi e sulla capacità produttiva si è fatta più dura”, ha ammesso un dirigente di Confindustria Lombardia, sottolineando come molte imprese abbiano già avviato riorganizzazioni interne.

Inflazione sotto controllo, consumi cauti

Sul fronte dei prezzi, la situazione resta stabile. L’inflazione – secondo la Banca d’Italia – dovrebbe mantenersi su livelli contenuti nei prossimi mesi. “Non si registrano spinte significative sui prezzi al consumo”, ha spiegato l’istituto centrale, evidenziando la stabilità dei costi energetici e delle materie prime.

I consumi delle famiglie rimangono prudenti. Dati Confcommercio mostrano che tra ottobre e dicembre la spesa media è cresciuta solo dello 0,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. “Le famiglie italiane continuano a puntare su risparmio e acquisti essenziali”, ha osservato Carlo Sangalli, presidente dell’associazione.

Occupazione stabile, investimenti in leggera crescita

Sul fronte del lavoro, il mercato mostra segnali di stabilità. Il tasso di disoccupazione si è fermato al 7,2% a dicembre, in linea con i mesi precedenti. “Non si registrano variazioni significative nell’occupazione”, ha precisato la Banca d’Italia, anche se segnala una lieve crescita dei contratti a tempo determinato nel settore dei servizi.

Gli investimenti privati danno qualche segnale positivo. Unioncamere rileva un aumento del 2% negli investimenti in tecnologie digitali e sostenibilità ambientale nell’ultimo trimestre del 2025. “Le imprese puntano su innovazione e transizione verde per migliorare la competitività”, ha spiegato Giuseppe Tripoli, segretario generale dell’ente camerale.

Un 2026 all’insegna della prudenza

Il quadro internazionale resta incerto, con tensioni sui mercati energetici e i contrasti commerciali tra Stati Uniti e Cina. La Banca d’Italia invita alla cautela: “La crescita dipenderà molto da come evolverà la situazione globale e dalla capacità delle imprese italiane di adattarsi”.

In sostanza, anche se nessuno lo ammette apertamente, il Paese si trova in una fase delicata. La crescita c’è, ma è fragile. Tra i corridoi delle istituzioni a Milano e Roma si respira una fiducia cauta: “Serve continuità nelle riforme e attenzione ai settori più vulnerabili”, ha confidato un funzionario del Ministero dell’Economia. Solo così, forse, si potrà parlare di una ripresa solida.