Garlasco, la Cassazione decide: i dispositivi dell’ex pm Mario Venditti tornano a casa

Garlasco, la Cassazione decide: i dispositivi dell’ex pm Mario Venditti tornano a casa

Garlasco, la Cassazione decide: i dispositivi dell’ex pm Mario Venditti tornano a casa

Matteo Rigamonti

Gennaio 17, 2026

Milano, 17 gennaio 2026 – La Corte di Cassazione ha detto no al ricorso della Procura di Brescia e ha confermato l’annullamento del sequestro dei dispositivi elettronici dell’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti. Computer, telefoni e hard disk dovranno quindi tornare nelle sue mani. La decisione, arrivata ieri, chiude per ora la possibilità di accedere ai dati contenuti negli undici device sequestrati nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi e sul cosiddetto “sistema Pavia”.

Procura battuta, Cassazione boccia il sequestro

Il caso nasce il 17 novembre scorso, quando il Tribunale del Riesame aveva accolto il ricorso dell’avvocato Domenico Aiello, difensore di Venditti, e annullato il secondo decreto di sequestro firmato dai pm e applicato il 24 ottobre. La Procura di Brescia aveva provato a ribaltare quella sentenza, ma la Cassazione ha respinto tutto, confermando senza appello la decisione del Riesame. “Non c’erano i motivi per un sequestro così ampio”, ha spiegato una fonte vicina al fascicolo.

Le ragioni della Cassazione: mancano chiarezza e limiti

Dietro il no della Cassazione ci sono le stesse pecche già evidenziate dal Riesame: i decreti di sequestro non specificavano abbastanza le parole chiave per cercare nei dispositivi e indicavano un periodo di tempo troppo ampio. Una mancanza di precisione che, secondo la legge, rende il sequestro esagerato e viola le garanzie difensive. “Le indagini devono essere proporzionate e mirate”, ha ricordato un magistrato milanese, sottolineando l’importanza di questa sentenza nel percorso giudiziario.

Venditti sotto inchiesta: omicidio Poggi e “sistema Pavia”

L’ex procuratore di Pavia è indagato su due fronti: l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007, e l’inchiesta sul cosiddetto “sistema Pavia”, che ipotizza reati di corruzione in atti giudiziari. Gli investigatori avevano messo sotto sequestro undici dispositivi – tra laptop, hard disk esterni e telefoni – con l’obiettivo di trovare prove utili. Ora, con la decisione della Cassazione, quei dati restano per il momento fuori portata.

Le reazioni: soddisfazione e preoccupazione

L’avvocato Aiello non nasconde la sua soddisfazione: “È stato riconosciuto il diritto di difesa del mio assistito”, ha detto ai giornalisti davanti al Palazzo di Giustizia. Dall’altra parte, però, in ambienti giudiziari lombardi si respira un certo malumore. “Questa decisione riduce gli strumenti a disposizione degli investigatori”, ha ammesso un magistrato coinvolto nel caso. Ma, per adesso, la Cassazione sembra avere le idee chiare.

E adesso? Il futuro delle indagini su Venditti

Restituire i dispositivi a Venditti non significa che le indagini sono finite. Gli inquirenti dovranno rivedere la strategia: dovranno indicare con precisione le parole chiave da cercare e limitare il periodo di analisi sui dispositivi. Solo così potranno chiedere un nuovo sequestro che tenga conto delle osservazioni dei giudici. Nel frattempo, il caso Garlasco resta aperto, con una certezza: il rispetto delle garanzie difensive resta un principio fondamentale, anche nelle indagini più delicate.

Fonti vicine alla Procura non escludono nuove mosse investigative nelle prossime settimane. Ma nei corridoi del tribunale di Brescia si sente che la strada si è fatta più difficile. E che la battaglia giudiziaria intorno ai dispositivi elettronici dell’ex pm Venditti è ancora tutta da giocare.