Giustizia civile: tempi di attesa fino a 928 giorni, l’allerta di Confartigianato

Giustizia civile: tempi di attesa fino a 928 giorni, l'allerta di Confartigianato

Giustizia civile: tempi di attesa fino a 928 giorni, l'allerta di Confartigianato

Matteo Rigamonti

Gennaio 17, 2026

Roma, 17 gennaio 2026 – In Italia, i tempi della giustizia civile restano un problema irrisolto, con differenze che fanno parlare di un Paese a due velocità. Secondo un’analisi di Confartigianato, tra le città più veloci e quelle più lente passano oltre due anni di attesa. A Gorizia, per esempio, una causa civile si chiude in media in 132 giorni; a Vibo Valentia, invece, ne servono 928. Un divario che, avvertono le associazioni di categoria, pesa non solo sui cittadini ma soprattutto sulle imprese.

Giustizia civile, un’Italia spaccata in due

L’indagine di Confartigianato mette in luce una realtà frammentata, dove i tempi per chiudere un procedimento civile variano molto da tribunale a tribunale. Nel Friuli Venezia Giulia, a Gorizia, la giustizia sembra correre, mentre in molte zone del Sud – come Vibo Valentia – la lentezza rischia di diventare una costante. In mezzo, città come Milano, con una media di circa 300 giorni, o Palermo, dove si superano i 700 giorni.

Ma il dato più impressionante riguarda le cause di lavoro: a Sulmona, in Abruzzo, una sentenza arriva dopo una media di 1.420 giorni. Quasi quattro anni di attesa. “Questi numeri parlano da soli”, commenta un avvocato romano, “e spesso scoraggiano chi vorrebbe far valere i propri diritti”.

La lentezza che frena le imprese

Per il presidente di Confartigianato, Marco Granelli, questa situazione è “un vero freno allo sviluppo”. Granelli spiega che per le piccole imprese affrontare cause lunghe e l’incertezza sui tempi della giustizia può significare rinunciare a investimenti, posti di lavoro e crescita. In pratica, una giustizia lenta diventa un ostacolo concreto per chi vuole fare impresa in Italia.

Non è solo una questione teorica. “Se sai che per risolvere una controversia commerciale devi aspettare anni – racconta un artigiano di Milano – spesso conviene lasciar perdere. E così si perde innovazione e lavoro”.

I numeri che raccontano il Paese

Confartigianato ha raccolto dati da ogni tribunale, tracciando una mappa a più velocità. Nel Nord-Est, la maggior parte dei tribunali chiude i procedimenti civili in meno di 200 giorni. Al Sud, invece, superare i 700 giorni è all’ordine del giorno.

Le cause? Sono tante: mancanza di personale, arretrati accumulati, organizzazioni interne diverse. “Non c’è una soluzione unica”, ammette un funzionario del Ministero della Giustizia, “ogni tribunale ha le sue difficoltà”.

Le reazioni e le richieste di cambiamento

La denuncia di Confartigianato non è isolata. Altre associazioni di imprenditori hanno più volte evidenziato come la lentezza della giustizia civile crei disparità tra territori. “Chi lavora dove i processi vanno veloci parte avvantaggiato”, spiega Granelli. “Chi invece si trova in zone bloccate rischia di restare indietro”.

Le richieste sono chiare: più personale, investimenti nelle tecnologie, carichi di lavoro bilanciati tra tribunali, e incentivi per soluzioni alternative come la mediazione. “Solo così – conclude Granelli – si può sperare di ridurre il divario e ridare fiducia a cittadini e imprese”.

Futuro incerto, soluzioni in arrivo?

Il Ministero della Giustizia ha annunciato nuovi piani per assumere personale e digitalizzare gli uffici giudiziari. Ma gli esperti avvertono: ci vorrà tempo prima che queste misure si traducano in risultati concreti. Nel frattempo, le imprese devono fare i conti con una giustizia che spesso non tiene il passo delle loro esigenze.

“Non chiediamo miracoli”, dice un imprenditore veneto durante un incontro pubblico, “solo tempi certi e regole uguali per tutti”. Una richiesta semplice, che però in Italia, almeno per ora, resta un traguardo lontano.