Milano, 17 gennaio 2026 – La famiglia di Chiara Poggi ha presentato una nuova consulenza informatica che, secondo i loro avvocati, dimostrerebbe come la giovane avesse consultato i file pornografici sul computer di Alberto Stasi la sera prima dell’omicidio di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007. La notizia arriva dagli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che parlano di un “dato di assoluta certezza”, emerso grazie a software di ultima generazione e a una nuova analisi della copia forense del pc dell’ex studente bocconiano. L’obiettivo è fare chiarezza sulle ricostruzioni circolate negli ultimi mesi e ribadire la posizione della famiglia Poggi, contraria a qualsiasi tentativo di revisione della condanna definitiva di Stasi.
Il nodo della cartella “militare”: nuove prove informatiche
La consulenza, affidata ai tecnici Paolo Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti, si concentra su un punto che per anni è rimasto controverso durante i processi: l’accesso di Chiara Poggi alla cartella chiamata “militare”, dove erano conservati circa 7mila file pornografici. Come spiegato dall’avvocato Tizzoni, “la sera del 12 agosto 2007, mentre Stasi si era allontanato per una decina di minuti, Chiara avrebbe aperto quella cartella e visto le anteprime delle immagini”. Un dettaglio che nelle precedenti perizie del 2009 e del 2014 era stato escluso o comunque non confermato con certezza. Ora, grazie a strumenti più sofisticati, i consulenti dicono di aver ricostruito la cronologia degli accessi con maggiore precisione.
“Abbiamo usato nuovi software che ci hanno permesso di analizzare la copia forense del computer molto più a fondo”, ha detto uno dei tecnici. “Il risultato è un dato che riteniamo certo: Chiara Poggi ha avuto accesso a quella cartella la sera prima del delitto”.
La famiglia Poggi non ci sta: “Basta tentativi di riabilitare l’assassino”
La nuova consulenza arriva in un momento delicato per il caso Garlasco, con la Procura di Pavia che ha riaperto le indagini su Andrea Sempio e il dibattito pubblico che si è riacceso. Gli avvocati della famiglia Poggi non nascondono la loro irritazione davanti a quello che chiamano “un tentativo di riabilitare l’assassino”, riferendosi alle ipotesi di revisione della condanna di Stasi. “Si cerca di mettere alla gogna la famiglia della vittima – scrivono Tizzoni e Compagna in una nota diffusa ieri sera – senza tenere conto delle prove raccolte nel processo e confermate dalla Cassazione”.
Secondo i legali, la riapertura delle indagini su Sempio sarebbe funzionale a una richiesta di revisione del processo Stasi. Un’operazione che, dicono, va fermata con ogni mezzo legale. “Non ci fermeremo nella ricerca della verità”, ribadiscono.
Relazione ai pm e richiesta di incidente probatorio
La nuova perizia sarà depositata nei prossimi giorni ai pubblici ministeri di Pavia, che stanno seguendo gli ultimi sviluppi dell’inchiesta. La famiglia Poggi ha anche annunciato l’intenzione di chiedere un incidente probatorio: “Vogliamo che un perito indipendente ripeta le analisi sul materiale informatico e le fissi come prova”, spiegano gli avvocati. È la stessa procedura già usata per altri elementi chiave del caso, come il famoso Estathé trovato sulla scena del delitto e collegato a Stasi.
L’obiettivo è mettere al sicuro le nuove scoperte sul piano legale, prima che la difesa del condannato possa presentare eventuali controdeduzioni. Una mossa per rafforzare la posizione della famiglia Poggi in vista di possibili sviluppi in tribunale.
Una vicenda che non si chiude
A quasi vent’anni dai fatti di Garlasco, il caso resta un tema che divide l’opinione pubblica e gli esperti. Da una parte le vecchie perizie, che avevano escluso l’accesso di Chiara ai file; dall’altra questa nuova consulenza, che invece lo confermerebbe, grazie a tecnologie più avanzate. Nel mezzo, la sofferenza di una famiglia che continua a chiedere giustizia e la determinazione degli avvocati a non lasciare nulla di intentato.
“Continueremo a scavare su ogni elemento che possa aiutare a ricostruire i fatti”, si legge nella nota diffusa dai legali. Un impegno che, per ora, sembra lontano dall’esaurirsi. E che potrebbe avere conseguenze importanti se davvero si arriverà a una richiesta formale di revisione del processo Stasi.
