Roma, 17 gennaio 2026 – Una mappa dettagliata delle argille di Marte è stata pubblicata oggi sul Journal of Geophysical Research: Planets. Questo studio apre nuove strade per capire meglio la presenza passata di acqua sul Pianeta Rosso e le possibilità che la vita vi sia nata. Dietro questo lavoro c’è l’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’INAF di Roma, che ha analizzato quasi 1.500 osservazioni raccolte dal Mars Reconnaissance Orbiter della NASA, in orbita intorno a Marte dal 2006.
La prima mappa globale delle argille marziane
Gli scienziati guidati da Jeremy Brossier hanno creato una mappa globale che per la prima volta mostra con precisione dove si trovano le argille, quei minerali che si formano solo in presenza di acqua liquida. “Abbiamo dato alla comunità scientifica uno strumento che prima mancava”, ha detto Brossier, contattato nella sede romana dell’INAF. La varietà dei minerali trovati racconta “una lunga e complessa storia geochimica”, fatta di ambienti molto diversi che si sono succeduti nel corso delle ere marziane.
Dati più puliti grazie a nuovi metodi
Il successo dello studio è dovuto anche all’uso di nuovi algoritmi capaci di eliminare il cosiddetto ‘rumore’ nei dati, quei segnali che rendono difficile capire quali minerali ci siano davvero. “Solo così abbiamo potuto distinguere nettamente le diverse tipologie di argille”, ha spiegato Brossier. La mappa rivela una distribuzione ben lontana dall’essere uniforme: le argille ricche di ferro si trovano soprattutto a Mawrth Vallis, un’area che ricorda per certi versi il Grand Canyon terrestre. Le argille con più magnesio, invece, sono state scoperte nelle zone di Nili Fossae e dei Libya Montes, una lunga catena montuosa che si estende per centinaia di chilometri.
Oxia Planum, crocevia per le prossime missioni
Un’attenzione speciale è stata rivolta a Oxia Planum, il sito scelto per far atterrare il rover Rosalind Franklin della missione ExoMars dell’ESA, prevista per il 2028. Qui la mappa mostra argille di composizione intermedia. “Oxia Planum si trova vicino all’equatore marziano ed è una delle zone più promettenti per studiare gli antichi ambienti con acqua”, ha aggiunto Brossier. Gli esperti credono che questa area possa conservare tracce chimiche o strutturali di forme di vita passate, qualora siano mai esistite.
Argille, custodi della vita passata?
La presenza diffusa di argille su Marte è un segnale importante: questi minerali si formano solo con l’acqua e possono conservare molecole organiche per miliardi di anni. “Le argille sono come archivi naturali”, ha commentato una ricercatrice dell’INAF coinvolta nello studio. “Se la vita è mai comparsa su Marte, qui potremmo trovare le sue tracce”. La nuova mappa sarà fondamentale per scegliere i siti più promettenti da esplorare nelle future missioni robotiche e, in futuro, forse anche per quelle con equipaggio umano.
Un patrimonio condiviso con la comunità scientifica
L’INAF non si è fermato alla pubblicazione: la mappa è stata messa online e resa accessibile a tutti i ricercatori. “Abbiamo voluto condividere questi dati con la comunità internazionale”, ha sottolineato Brossier. L’idea è di stimolare collaborazioni e accelerare la comprensione dei processi che hanno modellato la superficie di Marte. In attesa delle prossime missioni, gli studiosi sperano che questa nuova risorsa possa guidare la ricerca verso risposte sempre più chiare sulla storia dell’acqua – e forse della vita – sul Pianeta Rosso.
