Washington, 17 gennaio 2026 – L’indagine aperta su Jerome Powell, attuale presidente della Federal Reserve, sta complicando i piani di Donald Trump per scegliere il prossimo capo della banca centrale americana. Il Wall Street Journal riporta come questa vicenda stia creando malumori tra diversi senatori, anche tra i Repubblicani, e sta mettendo in discussione l’indipendenza di qualunque candidato che arrivi dalla Casa Bianca.
Powell sotto inchiesta, il Congresso si spacca
L’inchiesta, di cui molti dettagli restano segreti, riguarda presunte irregolarità nella gestione di alcune comunicazioni interne. Ha subito acceso il clima politico a Capitol Hill. Due senatori conservatori, il texano John Cornyn e la repubblicana dell’Alaska Lisa Murkowski, hanno già detto chiaro e tondo che non sosterranno nessuna nomina di Trump finché la posizione di Powell non sarà più chiara. “Non possiamo andare avanti con una nomina così importante mentre c’è questa ombra sulla trasparenza della Fed”, ha spiegato Cornyn ai giornalisti nel corridoio del Senato, ieri poco dopo le 15.
La Fed e il nodo dell’indipendenza
Il tema dell’indipendenza della Federal Reserve torna così a essere centrale. Se la scelta del nuovo presidente dovesse trasformarsi in un voto sul ruolo politico della banca centrale, tutto rischia di rallentare parecchio. “Serve una persona che non sembri troppo legata all’attuale amministrazione”, ha confidato un funzionario repubblicano che ha preferito restare anonimo. In questo quadro, il governatore Christopher Waller, uno dei quattro candidati in gara, potrebbe avere la meglio. Waller, 64 anni, è visto come un tecnico, con pochi legami diretti con Trump e una solida esperienza accademica.
Hassett e Warsh, i candidati in bilico
Solo pochi giorni fa, i favoriti sembravano essere il consigliere economico della Casa Bianca Kevin Hassett e l’ex governatore della Fed Kevin Warsh. Sono due nomi noti negli ambienti finanziari di Washington: Hassett, 62 anni, ha guidato il Council of Economic Advisers durante la prima amministrazione Trump; Warsh è stato al Board of Governors della Fed dal 2006 al 2011. Ma ora, proprio il loro legame con l’ex presidente rischia di diventare un problema. “Non possiamo permetterci una Fed politicizzata”, ha ribadito Murkowski, sottolineando che la credibilità della banca centrale è “in gioco”.
Il Senato e la partita della conferma
Per approvare il nuovo presidente della Fed serve il voto del Senato. La maggioranza repubblicana, però, è divisa: alcuni vogliono aspettare la fine dell’indagine su Powell, altri spingono per chiudere in fretta e non lasciare vuoti di potere. Secondo fonti del Congresso, la commissione bancaria potrebbe convocare nuove audizioni già la settimana prossima. “La priorità è mantenere stabile il mercato”, ha detto il presidente della commissione, il democratico Sherrod Brown, che ha chiesto di non usare la vicenda per fare polemica politica.
Mercati in tensione, l’eco arriva dall’Europa
Nel frattempo, i mercati osservano con attenzione. L’incertezza sulla guida della Fed ha già fatto muovere i rendimenti dei Treasury e il cambio dollaro-euro. Anche le principali banche centrali europee hanno manifestato preoccupazione. “La stabilità della Federal Reserve è fondamentale per l’economia globale”, ha detto ieri un portavoce della BCE da Francoforte.
Una partita ancora aperta
La sfida per la successione a capo della Fed resta aperta. Se l’indagine su Powell dovesse andare avanti a lungo, Trump potrebbe puntare su un nome meno divisivo come Waller. Ma, come ha ammesso un consigliere vicino all’ex presidente, “la situazione è fluida, tutto può cambiare da un giorno all’altro”. Per ora, a Washington c’è una certezza: la Fed è al centro di uno dei momenti più delicati degli ultimi anni.
