Minneapolis, 17 gennaio 2026 – Una sentenza della giudice federale Katherine Menendez, emessa ieri nel tribunale di Minneapolis, mette un freno all’uso della forza da parte degli agenti dell’ICE durante le manifestazioni. Dopo mesi di proteste e denunce da parte di attivisti e cittadini, la decisione segna una svolta nel rapporto tra forze federali e diritto di protesta negli Stati Uniti.
Stop all’uso eccessivo della forza: cosa cambia
La giudice Menendez ha stabilito che gli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement non potranno più usare spray al peperoncino o altre munizioni non letali contro i manifestanti pacifici. L’ordinanza, notificata nel pomeriggio nel distretto federale del Minnesota, vieta anche arresti e fermo di chi partecipa a proteste non violente. “La Costituzione tutela il diritto dei cittadini di riunirsi pacificamente”, ha scritto la giudice, sottolineando come gli ultimi interventi degli agenti abbiano sollevato “seri dubbi” sulla difesa delle libertà civili.
Le denunce dei manifestanti e la difesa dell’ICE
La causa è stata avviata da un gruppo di cittadini e associazioni locali, tra cui la Minnesota Civil Liberties Union, che hanno denunciato “abusi sistematici” durante le proteste degli ultimi mesi. Testimonianze raccolte in aula — alcune risalenti alle manifestazioni di giugno 2025 nel centro città — raccontano di partecipanti colpiti da proiettili di gomma e spray irritanti senza alcun preavviso. “Non chiediamo favori, solo che ci vengano rispettati i diritti”, ha detto Sarah Johnson, una delle promotrici della class action.
Dall’altra parte, i rappresentanti dell’ICE hanno difeso le misure adottate come necessarie a garantire la sicurezza pubblica. Ma la giudice Menendez ha giudicato “ingiustificato l’uso indiscriminato della forza” in presenza di proteste pacifiche. La sentenza è stata accolta con favore dagli avvocati dei ricorrenti, che l’hanno definita un “passo avanti per la democrazia”.
Effetti immediati e reazioni in città
L’ordinanza entra in vigore subito e riguarda tutte le future manifestazioni a Minneapolis in cui siano coinvolti agenti federali dell’ICE. In città la notizia si è diffusa in fretta. Già nel pomeriggio, gruppi di attivisti si sono radunati davanti al municipio per festeggiare. “È una vittoria per chi crede nella giustizia”, ha detto David Lee, portavoce del collettivo Minneapolis for Justice.
Sul piano politico, le reazioni sono state diverse. Il sindaco Jacob Frey ha espresso soddisfazione per l’intervento del tribunale: “Proteggere i diritti civili è una priorità per la nostra comunità”. Più prudente il governatore del Minnesota, Tim Walz, che ha invitato a “trovare un equilibrio tra sicurezza e libertà personali”. Dal governo federale, invece, nessun commento ufficiale nelle ore successive alla sentenza.
Un tema caldo in tutto il Paese
L’uso della forza da parte delle forze dell’ordine durante le proteste è tornato sotto i riflettori negli Stati Uniti dopo la morte di George Floyd nel 2020. Da allora, molte città hanno alzato la voce per chiedere più trasparenza e limiti agli interventi delle agenzie federali. Un rapporto dell’American Civil Liberties Union pubblicato a dicembre segnala almeno 15 casi simili portati in tribunale negli ultimi due anni.
La sentenza della giudice Menendez si inserisce in questo quadro, dove la magistratura deve bilanciare ordine pubblico e rispetto dei diritti. Gli avvocati dei manifestanti hanno già detto che seguiranno da vicino l’applicazione dell’ordinanza nelle prossime settimane.
Cosa succederà ora
Per ora, l’ICE dovrà rispettare le nuove regole mentre il procedimento principale prosegue, con udienza prevista per la primavera 2026. Gli esperti legali sottolineano che l’ingiunzione preliminare potrebbe diventare definitiva se si confermassero violazioni sistematiche dei diritti civili. Intanto a Minneapolis si respira un clima di prudente ottimismo. “Non è la fine della battaglia”, ha detto uno degli avvocati fuori dal tribunale, “ma un segnale chiaro per chi chiede rispetto e dignità”.
