Rinvio a giudizio per il prete-giornalista: accuse di violenza sessuale durante il Conclave

Rinvio a giudizio per il prete-giornalista: accuse di violenza sessuale durante il Conclave

Rinvio a giudizio per il prete-giornalista: accuse di violenza sessuale durante il Conclave

Matteo Rigamonti

Gennaio 17, 2026

Roma, 17 gennaio 2026 – La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per un prete-giornalista spagnolo di 81 anni, accusato di violenza sessuale ai danni di un collega quarantenne. I fatti contestati risalgono al periodo del Conclave per l’elezione di Papa Leone XIV, quando i due si erano incontrati tra la folla e la tensione degli eventi vaticani. Secondo gli inquirenti, l’episodio sarebbe avvenuto nell’abitazione romana del sacerdote, dopo una serie di incontri che sembravano semplici momenti di amicizia.

Le accuse della Procura: cosa è successo davvero

Ieri, la richiesta di rinvio a giudizio è stata depositata negli uffici di piazzale Clodio. La Procura parla di episodi “di minore gravità”, ma sufficienti per far partire l’azione legale. Dagli atti emerge che il sacerdote avrebbe invitato il collega per un aperitivo serale nella sua casa, in zona Prati, durante le giornate convulse seguite all’ultimo ricovero di Papa Francesco. In quei giorni, i media internazionali affollavano Roma con dirette e aggiornamenti continui sullo stato di salute del Pontefice.

Un’amicizia nata tra i corridoi vaticani

I due giornalisti, entrambi accreditati alla Sala Stampa della Santa Sede, si erano avvicinati proprio in quei momenti. “Li vedevamo spesso insieme dopo le conferenze stampa, un modo per staccare dopo ore di lavoro”, racconta una collega che li ha notati più volte nei bar vicino a via della Conciliazione. Il primo invito a casa del sacerdote, secondo la vittima, è stato una serata tranquilla, fatta di chiacchiere e qualche bicchiere di vino.

La seconda serata che cambia tutto

La svolta arriva la sera del 23 maggio. Il prete-giornalista invita di nuovo il collega quarantenne. Ma quella volta, la situazione cambia. Secondo la denuncia presentata pochi giorni dopo ai carabinieri della stazione San Pietro, l’anziano avrebbe tentato più volte un approccio sessuale, respinto con fermezza dal giovane. “Non me lo aspettavo, sono rimasto scioccato”, avrebbe raccontato la presunta vittima agli investigatori. Dopo essere uscito dall’appartamento, il quarantenne ha deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine.

I messaggi che pesano sulla decisione della Procura

Un elemento chiave per gli inquirenti sono stati alcuni messaggi inviati dal sacerdote nelle ore successive all’episodio. Nei testi, acquisiti agli atti, il prete si scusa per quello che è successo quella sera. “Non volevo metterti a disagio”, si legge in uno dei messaggi recuperati. Per gli investigatori, guidati dal pm Francesca D’Amico, queste parole confermano la versione della vittima.

Le reazioni tra Vaticano e stampa

La notizia ha scosso subito colleghi e ambienti vicini al Vaticano. “Siamo sconvolti, ma aspettiamo che la giustizia faccia il suo corso”, ha detto un portavoce dell’associazione stampa estera. Dalla Sala Stampa vaticana, invece, nessuna dichiarazione ufficiale: si è limitata a ribadire la propria estraneità ai fatti.

Cosa succede ora: l’udienza preliminare

Adesso tocca al giudice dell’udienza preliminare decidere se accogliere la richiesta della Procura e mandare a processo il sacerdote spagnolo. L’indagato, difeso dall’avvocato Lorenzo De Santis, nega ogni accusa e si dice pronto a chiarire la sua posizione davanti ai magistrati. “Confidiamo che emergerà la verità”, ha dichiarato il legale in una breve nota diffusa ieri sera.

L’udienza è prevista nelle prossime settimane. Nel frattempo, il caso resta sotto i riflettori per la delicatezza del contesto – tra Vaticano e informazione – e per le conseguenze personali e professionali che coinvolgono i protagonisti.